La felpa con cappuccio ha ancora un significato politico?

Una nuova mostra a Rotterdam esplora il suolo di questo poliedrico oggetto di moda, tracciando la sua evoluzione dal workwear degli anni '30 all'essere l'icona dello streetstyle.

di Rolien Zonneveld
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05 dicembre 2019, 6:00am

Quando il video "Stress" del gruppo francese Justice è stato pubblicato sul sito di Kanye West nel 2008, ha immediatamente scatenato controversie. Il video, girato da Romain Gavras, segue una gang di ragazzi vestiti di nero, con felpe col cappuccio che vandalizzano le banlieues Parigine; rigano macchine, danno fastidio ai civili e lottano contro la polizia. Il video ha scatenato grosse critiche in Francia dove è stato bannato dalla TV. I critici hanno accusato il film di essere voyeuristico, oltre a demonizzare la gioventù francese di colore. I Justice hanno risposto alle critiche dicendo che il video non era mai stato inteso per essere una stigmatizazzione delle banlieue, ma che riprendeva delle realtà che non sarebbero mai state fruibili sulla TV, accompagnate da una canzone che non sarebbe mai passata in radio.

Che si pensi che il video sia geniale o meno, sicuramente ci mette di fronte a un interessante caso sociologico. È pieno zeppo di riferimenti sartoriali a cui siamo molto abituati, nel particolare giovani che si coprono il volto con cappucci neri per diventare anonimi ed intimidatori. E mentre la felpa con il cappuccio è rimasta un oggetto centrale nella moda contemporanea, amata dagli ossessionati dello streetwear di tutto il mondo per la sua comodità e semplicità, rimane invece, nelle menti dei commentatori, un segnale in codice per criminalità e atteggiamenti anti-sociali.

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Vetements Ready to Wear, AI16. Fotografia Gio Staiano.

Fin dalla sua nascita, la felpa col cappuccio è stato un contenitore di innumerevoli narrazioni - ha raccontato le storie di iniquità sociali, la cultura atletica, la cultura giovanile, la brutalità della polizia, la privacy; parla di paura e di stile. È un capo di abbigliamento che si estende molto più in là del mondo della moda, che tesse tra loro le fila di concetti come quello di privilegio: chi ha il potere di indossarlo senza scatenare cortocircuiti culturali?

Questa domanda è al centro della nuova mostra curata da Lou Stoppard che aprirà a Rotterdam questo weekend. Intitolata The Hoodie, la mostra indaga sulla natura dell'onnipresente indumento e lo contestualizza nella storia della moda, tracciando la sua evoluzione da abbigliamento per lavoro degli anni '30, fino alla sua ascesa come icona dello streetwear.

“Abbiamo davvero cercato di pensare la felpa non sono in termini di capo d'abbigliamento o di superficie, ma anche some uno spazio da occupare, da abitare," ci spiega Lou, un paio di giorni prima dell'apertura. “Che il capo ti dia un senso di privacy, sicurezza o di comfort -- ci sarà sempre una tensione tra le intenzioni di chi lo indossa e chi invece lo percepisce.” Dipendendo dal contesto, la felpa col cappuccio può essere banale o iconica; borghese o ribelle; può provvedere uno spazio sicuro o innescare un'aggressione; assicurare l'anonimato; o fare una dichiarazione politica. “Sono fermamente convinta che la felpa sia l'ultimo capo d'abbigliamento politico contemporaneo," continua Lou. “Guardando le sparatorie di giovani disarmati come Michael Brown Jr, indossare una felpa col cappuccio può davvero costarti la vita. È un capo a causa del quale puoi essere schedato. Veramente pochi vestiti hanno queste ripercussioni al giorno d'oggi.”

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Modella Adut Akech indossa Balenciaga nel numero di i-D The Earthwise Issue, Autunno 2018. Fotografia Campbell Addy. Styling Alastair McKimm

Come mostra, The Hoodie è incredibilmente ambiziosa, toccando e intersecando in sé molti temi. Mischiando una varietà di media, combinando opere d'arte con abbigliamento, carta stampata con footage digitale, post di social media con vari artefatti culturali. Include il lavoro di Campbell Addy, originalmente scattato per i-D, assieme al lavoro di designer come Rick Owens e Vetements, le cui felpe col cappuccio hanno, negli ultimi cinque anni, ridefinito e immaginato ex-novo il capo, per creare uno spazio iconografico di aggressivi slogan.

Uno dei più impressionanti lavori all'interno della mostra è un'istallazione video dell'artista serbo-olandese Bogomir Doringer che comprende una varietà di immagini, video e screen -- alcuni familiari, come il footage delle rivolte inglesi del 2011, altri più oscuri e problematici, scioccanti e razzisti. Nel suo insieme, il video considera i modi in cui gli stereotipi legati alla felpa sono stati perpetuati e alimentati dai media negli ultimi anni.

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EUnify – Berlino 2019, 2019 di Ari Versluis e Ellie Uyttenbroek, Exactitudes 168.

Si consideri il lavoro del fotografo olandese Ari Versluis e della stylist Ellie Uyttenbroek, creato sull'aria del progetto Exactitudes, che include ritratti di diverse 'tribù' legate allo stile. Qui si parla della felpa col cappuccio come uniforme, indossata, per esempio, dai gruppi pro-Europa berlinesi, che hanno adottato la felpa con sopra stampata la bandiera europea come simbolo della loro identità progressista.

Una cosa è sicuramente certa: dopo aver visto questa mostra, non potrai guardare o indossare una felpa come prima. Nonostante l'apparente comfort e semplicità, è chiaro che questo indumento nasconde in sé una complessa stratificazione di significati che va molto oltre al concetto di moda o stile.

The Hoodie ha aperto il 1 di Dicembre al Het Nieuwe Instituut di Rotterdam, Baesi Bassi.

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.

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