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finiamola di far sembrare fighe le malattie mentali sui social

Anche se è lunedì e anche se va tutto di merda, non dire a tutti su Instagram che oggi sei "tremendamente depress*," dai.

di Alyson Zetta Williams
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07 ottobre 2019, 9:50am

Se cerchi su Instagram l’hashtag #depressione, verrai immerso in un archivio di più di 140.000 post. In mezzo a foto in bianco e nero e gif di cartoni animati in lacrime, compaiono ragazze carine con in mano sigarette fumanti e gli occasionali sadbois pieni di tatuaggi con annesse grafiche che recitano: "Aiutami" o "Voglio scomparire… Per sempre."

Questi ritratti romanticizzati delle malattie mentali sono ciò che Aditi Verma, esperta di salute mentale, chiama “sofferenza estetizzata”: una versione meme-ificata delle malattie mentali che riduce ansia e depressione a un sentimento temporaneo, capace di essere riprodotto tramite postproduzioni dark e frasi drammatiche.

Questo trend è apparso su Tumblr più du un decennio fa, ma si è espanso anche su altre piattaforme come Instagram. Interi profili come @sadthoughts_1 e @__depressionquotes, che hanno migliaia di follower, hanno dedicato il loro feed esclusivamente a questo tipo di contenuti. Con la consapevolezza che negli ultimi 10 anni c’è stato un aumento del 71% nelle diagnosi di malattie mentali negli adulti tra i 18-25 anni, la pratica di mal-raffigurare queste stesse malattie è diventata una minaccia ancora più forte per il benessere di molti più giovani.

“Dovrei poter avere un rapporto con queste immagini, ma non ci riesco,” ha spiegato Mason Smajstrla, una comica che soffre di ansia. “Mi sento in difetto quando guardo un’immagine su Instagram che dovrebbe descrivere cosa sto provando, e che invece descrive soltanto la superficie di quello che è l’ansia. Viene sminuita e dunque lo sono anche io, la mia ansia è qualcosa di completamente diverso.”

Mentre Internet fornisce diversi ambienti per far crescere comunità che condividono le difficoltà di avere malattie mentali, è allarmante come queste immagini romanticizzate sembrano essere invece dedicate esclusivamente al ‘manipolare’ i tumulti interiori a suon di like e follow. Specialmente da quando c’è stata un discernimento tra quali sono le malattie mentali che ‘vale la pena’ toccare e quali no, cosa che isola completamente persone con disturbi meno ‘popolari’ come il bipolarismo, bipolarismo e schizofrenia.

“Il mio primo pensiero dopo che il mio psichiatra mi ha diagnosticato i sintomi del bipolarismo è stato ‘Cavolo, non è nemmeno una di quelle fiche’” ha detto Alex, una studentessa di 20 anni. “Mi sono resa conto di quanto fosse assurdo che stessi pensando a una cosa del genere, e mi sono accorta che su Tumblr non ci si riferisce alla parola ‘bipolare’ solo ed esclusivamente per dire ‘persona completamente pazza’.”

Questa moda della “sofferenza estetizzata” ha innata il fatto di dividere le malattie “cool” da quelle “non cool”, creando uno scisma che costringe alle malattie troppo taboo per essere estetizzate ancora di più nell’abisso e nell’oblio. Questo permette ad alcune di queste malattie di essere associate a figure come Lana Del Rey, la cui immagine è sempre stata legata a una bellezza esteriore nella quale si nasconde un istino suicida, melanconia e abuso; mentre altre sono associate a figure come Kanye West, affetto da bipolarismo, che viene direttamente categorizzato come “pazzo.”

Mentre è chiaro che questa estetizzazione delle malattie mentali sia dannoso per chi ne soffre davvero, cosa succede alle persone che invece soffrono di quelle considerata ‘uncool’ e che vengono ignorate dai social media? In una società che si professa totalmente comprensiva e paladina dell’accettazione delle malattie mentali nella loro totalità, la tua diagnosi non si qualifica adatta al makeover digitale di cui tante altre invece hanno preso parte. Queste immagini conferiscono implicitamente le qualità di intelligenza, unicità e glamour a chi soffre delle malattie reputate “cool”. L’allusione contraria è invece che i portatori di malattie “non cool” non solo non hanno tutte queste qualità, ma continueranno a essere categorizzato con lo stereotipo di “pazzi”.

Ancora più importante e allarmante, il fatto che può portare le persone con malattie mentali a sentirsi in potere di sentirsi al di sopra della loro esperienza personale. “Risposte che andrebbero cercate parlando con un esperto, diventano risposte che cerchiamo online,” ha detto Verma. “La disinformazione della salute mentale può portare persone a non avere un’idea reale e veritiera di ciò che stanno sperimentando."

Più di un secolo fa, Eli Siegel, l’autore di The Philosophy of Depression, ha scritto che per capire disordini mentali come la depressione la persona soggetta deve “essere vista.” Mentre la crisi delle malattie mentali è in ascesa continua, questa frase non può essere più vera di così. Abbiamo bisogno di un resoconto vero di cosa vuol dire vivere con malattie mentali, invece di rappresentazioni che ricercano solo approvazione e appropriazione dalla cultura popolare. Farebbe molto meglio se si incontrassero più racconti personali, veri e documentati di queste difficoltà, piuttosto che tutti questi tramonti malinconici e ragazzini tristi.

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Se vuoi sapere che effetto ha Instagram sulla tua salute mentale, ne abbiamo parlato qui:

Crediti

Testo di Alyson Zetta Williams

Questo articolo è apparto originariamente su i-D US

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