le opere d'arte di moschino

Anche se ispirato a Pablo Picasso, l'approccio scelto da Jeremy Scott era completamente made in Andy Warhol.

di Osman Ahmed
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24 settembre 2019, 9:47am

Jeremy Scott è forse l’unico designer che riesce a cambiare completamente il soggetto da una collezione all’altra. La sua scorsa sfilata per la fashion week di Milano era una reinterpretazione di The Price Is Right, una delle serie televisive più lunghe mai state messe in onda. Questa volta invece, i personaggi erano i dipinti e le mille muse di Pablo Picasso. Ma, mentre Moschino PE20 sembrava più in stile Sotheby’s piuttosto che quello di una casa di produzione come QVC, entrambe le diversissime ispirazioni sono state reinterpretate con l'approccio tipico dell’universo di Scott, ossia mischiando senza regole alta e bassa cultura. I dipinti hanno preso vita nel modo sconvolgente e unico che rendono le sfilate di questo designer così memorabili e così visceralmente scioccanti, anche quando mostrate su uno schermo in 2D. Sulla passerella, che si sviluppava attorniata da cornici dorate, Kaia Gerber è uscita indossando un’interpretazione della famosa chitarra cubista di Picasso; Bella Hadid era invece un arlecchino simile a Pierrot; Joan Smalls era un torero con decorazioni e abbellimenti; Cara Taylor è apparsa come fosse un dipinto di nudo, con la cornice e tutto il resto.

Spesso le donne presenti nella vita di Picasso sono state tagliate fuori di racconti storici, lasciate nell’ombra dell’artista più famoso del 21esimo secolo. Scott, invece, si è concentrato proprio su queste figure — Fernande Olivier, Irène Lagut, Olga Khokhlova, Marie-Thérèse Walter, Dora Maar, Françoise Gilot, Jacqueline Roque, solo per nominarne alcune — e ha voluto dare una voce a chi ha ispirato e contribuito alla carriera di Picasso. Il risultato, le donne immerse in pianto ritratte dall’artista spagnolo sono diventate delle potenti pin-up Moschiniane. Per queste donne non è assolutamente contemplato l’oblio — anzi, esigono la vostra attenzione e i vestiti che le incorniciano infondono loro il potere dell’artista di potersi tracciare la propria storia.

Anche se l’ispirazione era Picasso, l’approccio di Scott è stato Warholiano. Il suo lavoro tocca problematiche più profonde, similmente al metodo di Warhol che si descriveva “superficialmente profondo”. Sicuramente Scott non si considererebbe mai un critico, ma le sue sfilate sono sempre coperte da un sottile velo di riferimenti a cosa sta accadendo nel mondo — la sua sfilata basata sulla serie TV era un messaggio che parlava della problematica del consumismo, e la sua collezione Resort SS20 a tema Halloween alludeva invece agli orrori della politica americana. Se questa sua ultima sfilata ha parlato di qualcosa, quel qualcosa potrebbe essere la tensione tra una percezione dell’arte seriosa e una estremamente frivola della moda, assieme a un discorso sull’artigianato a confronto con un glamour superficiale.

“Penso che le persone debbano allontanarsi dalla presunzione di quando si definisce qualcosa come arte,” ha detto Scott dopo la sfilata. “io sono un artista — solo che lavoro utilizzando il mezzo della moda, usando i vestiti e le modelle e la scenografia della sfilata, ma questo non toglie il fatto che io sia comunque un artista. È un discorso vecchio e inutile, che la gente ha protratto per troppi anni.” E noi non potremmo essere più d’accordo.

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Crediti


Fotografia Mitchell Sams

Questo articolo è apparso originariamente du i-D UK.

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