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intervista all'artista italiano che disegna i flyer del berghain

Qualche domanda all'illustratore che trasforma in assurdi animali clienti e buttafuori del Tempio della Techno. Spoiler: non ci ha detto qual è il segreto per entrare al Berghain, ma ci ha raccontato un bel po' di cose interessanti.

di Amanda Margiaria
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14 marzo 2018, 3:51pm

Tutte le illustrazioni su gentile concessione di Nicola Napoli.

Sul Berghain è stato detto, scritto e raccontato di tutto. Tra le altre cose, esistono siti per allenarsi all'incontro con Sven e servizi fotografici sulla gente rimbalzata dal poco fa citato temibile buttafuori (che è pure un discreto fotografo, tra l'altro). E i nostri colleghi di Noisey hanno persino scritto un racconto sulla loro prima volta tra le mura del Berghain. Ma a contribuire alla creazione di questo mito della nightlife hanno contribuito molte altre persone di cui spesso non si sente parlare. Una di queste è Nicola Napoli, un giovane visual designer italiano che—tra mille altre cose—ha illustrato i flyer del Berghain, trasformando i clienti in strani esseri mutaformi e dando vita a un immaginario ultraterreno.

Incuriositi, abbiamo contattato Nicola per scoprire chi si cela dietro la penna di quegli affascinanti mostri.

Qual è il tuo percorso? Come sei arrivato a fare l'illustratore? Per me l'illustrazione è sempre stata una necessità, più che una scelta razionale. Sono cresciuto con la matita in mano e per me disegnare era la cosa più naturale del mondo già a tre o quattro anni. Dopo il liceo ho studiato Architettura, perché all'epoca la vedevo come una scelta professionalmente più sicura; mi sono laureato tra caricature dei professori e scarabocchi sui libri, poi è arrivata la domanda da un milione di dollari: "Ma vuoi veramente fare l'architetto nella vita?" Ed eccomi qui a fare l'illustratore.

Collabori spesso con brand stranieri. Credi che all'estero abbiano una visione stereotipata dei creativi italiani? Nella mia esperienza, i brand stranieri non hanno una visione dell'Italia intrappolata nei suoi cliché e non ci considerano di persone poco serie che passano il loro tempo a mangiare, guidare la Vespa e gridare. Anzi, credo che il nostro background culturale sia molto apprezzato all'estero, soprattutto in ambito creativo. Essere italiani significa poter masticare arte sin dall'infanzia e contemporaneamente—dato il caos generale—anche avere ottime capacità di problem solving, che si legano a una mentalità flessibile e pronta all'improvvisazione. Ecco, queste skill sono fondamentali nel processo creativo e sono tenute in considerazione da clienti e datori di lavoro.

Un pregio e un difetto dell'emigrazione "artistica"? Indubbiamente emigrare all'estero significa uscire dalla propria comfort zone ed esplorare realtà diverse da quella che conosciamo. Il risultato è un bombardamento di nuovi stimoli creativi. Mi sono trasferito a Berlino nel 2010 e il Nicola di oggi deve molto a quella scelta, perché mi ha consentito di crescere da un punto di vista non solo artistico, ma anche personale. Ma ci sono anche dei lati negativi: dall'esterno non puoi non vedere il potenziale immenso—ma non sfruttato—dell'Italia. È una consapevolezza che ti lascia sempre un po' l'amaro in bocca, perché sai che tutto ciò che costruirai all'estero sarà anche un contributo mancato per il tuo paese.

Veniamo alle tue illustrazioni per il Berghain: com'è successo? E come descriveresti la sensazione di aver disegnato per il club probabilmente più famoso del mondo? Come nelle migliori storie, tutto è iniziato per caso. La prima illustrazione non l'avevo fatta su commissione, era un lavoro mio che è improvvisamente diventato virale sui social media. Intanto ho conosciuto l'art director del Berghain, Yusuf Etiman, che mi ha proposto di collaborare con la discoteca più "malfamata" d'Europa per i flyer di alcune serate. È successo tutto così in fretta, è stato assurdo: all'improvviso mi sono reso conto che la gente riconosceva le mie illustrazioni ed ero entrato a far parte degli illustratori cool di Berlino.

Qual è la collaborazione di cui vai più fiero in assoluto, e perché? Per quanto banale possa sembrare, credo che lavorare con il Berghain sia qualcosa di unico. Non solo perché si tratta di un club conosciuto in tutto il mondo, ma perché mi hanno fondamentalmente dato carta bianca: con loro non ci sono stati compromessi, ho sempre avuto libertà creativa assoluta nel proporre idee e rappresentarle poi come più ritenevo interessante fare.

Che consiglio daresti ai giovani creativi che vogliono seguire le tue orme e affermarsi come illustratori? Innanzitutto, direi loro di non aver paura di esprimersi. Perché l'originalità viene sempre riconosciuta e premiata. Contemporaneamente, consiglierei di guardarsi attorno e osservare con attenzione il mondo circostante, perché l'illustrazione in fondo è un prodotto commerciale; come la moda e il design, è sempre un mix di stile personale e tendenze collettive.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Conti di rimanere all'estero o vuoi rimanere/tornare in Italia?
In questo periodo sto lavorando molto a progetti commerciali; ma in futuro vorrei tornare a lavorare a progetti personali per poter esporre in mostre e gallerie. L'Italia resta sempre il paese dove idealmente mi immagino di invecchiare, però ci sono ancora tantissimi posti che vorrei conoscere meglio prima di tornare al campo base. Per il momento rimango a Berlino, e poi chissà... magari ne riparliamo tra qualche anno.

Crediti


Testo Amanda Margiaria
Tutte le illustrazioni su gentile concessione di Nicola Napoli

Che entrare nei club di Berlino sia difficile è cosa nota a tutti. Che la curiosità di sapere cosa succede oltre i loro ingressi è tantissima, anche. Così, questo artista ha pensato di facilitarci le cose disegnando gli interni dei locali berlinesi in cui è proibito fare foto: