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anny lutwak e l'arte di costruire fotografie naturali

La giovane fotografa è interessata al modo in cui i problemi delle donne di oggi sono allo stesso tempo estetizzati e ignorati.

di Blair Cannon
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10 marzo 2016, 1:50pm

Anny Lutwak ha cominciato a scattare fotografie quando aveva 13 anni e viveva a Manhattan. Oggi si trova al secondo del Bard College e usa le immagini per esplorare la sessualità femminile e i modi in cui questa può essere espressa, e anche soffocata. La sua nuova raccolta, "Female Trouble," rappresenta le difficoltà reali che le donne incontrano ogni giorno, le violenze domestiche, l'oppressione sessuale... Perché l'immagine del corpo può essere nascosta, enfatizzata o anche banalizzata. Ci siamo fermati a parlare con l'artista per discutere di come le donne stanno recuperando centralità e controllo attraverso la fotografia.

Qual è l'idea dietro all'intero progetto?
Sono state le stesse immagini a far nascere tutto. Ho cominciato questo progetto con l'obbiettivo di studiare momenti di vita vera, in relazione al fatto che molti problemi quotidiani delle donne sono ignorati e visti come irrilevanti. Appena ho cominciato a mettere insieme idee e immagini, ho iniziato a interrogarmi sul mio ruolo in questo processo. Credo di non essere nessuno per poter parlare degli argomenti trattati da alcune di queste immagini - il che rende la circostanza complessa soprattutto per l'alta responsabilità legata alle fotografie che ho realizzato. Tutto questo mi ha fatto riflettere su quanto lontano possa spingermi a livello soprattutto etico.

Cosa ti ha portato a voler scattare set allestiti? E in particolare, situazioni che rivelassero le conseguenze di atti di violenza? 
La decisione dipende in realtà dal progetto. Questo specifico lavoro è incentrato sull'idea della falsità della costruzione (o del far credere che si tratti di qualcosa di costruito), così tutto ha acquistato più senso e valore nel momento in cui ho deciso di esagerare. I nostri problemi non sono carini o facili da affrontare. Sono veri, difficili e le persone devono iniziare a prenderli sul serio. 

Quando l'immagine di una donna viene immortalata da una fotocamera, ritieni che venga percepita come qualcosa di costruito o falso?
Credo che questa aspettativa sia assolutamente vera: le donne devono essere sexy o devono comportarsi come oggetti sessuali (in fotografia e anche nella vita vera). Penso però che conta molto anche il modo in cui il fotografo tratta l'argomento. Personalmente cerco di cogliere gli attimi in cui il soggetto è meno concentrato sul guardare in camera.

Chi sono le donne ritratte nelle tue foto? 
Sono mie amiche, che si sono prestate come modelle. Conoscevo da tempo la maggior parte di loro ma non ho voluto pensare alle loro esperienze personali nel momento in cui ho scelto la storia da raccontare. Ciò che ho realmente preso in considerazione è stato capire chi sarebbe stata a proprio agio. Il progetto rappresenta la globalità di tutte le nostre esperienze e non di un episodio specifico di una singola persona. 

Perché hai inserito anche il nudo maschile e perché hai deciso di decorare in questo modo un pene? 
Volevo inserire una sorta di oggettivazione femminile del corpo maschile così da dare spazio alla controparte. Questa raccolta ha senso di esistere in un mondo in cui tutto è estetizzato e soggetto al tocco femminile. C'è uno stigma nel mondo dell'arte - l'arte femminile è vista sempre come di minor rilevanza, o addirittura kitsch - così era mia intenzione giocare con questa situazione in modo spero stimolante e potente.

Per te la fotografia è un mezzo potente per la rappresentazione di sé? 
Penso che bisogna veramente andare verso questa direzione. Vedo le fotografie come un modo per rappresentare i problemi delle donne ma anche come uno strumento di auto-rappresentazione e questo progetto si basa su questo punto. Sostengo infatti che fino a che saremo in grado di controllare il modo in cui rappresentiamo le nostre stesse esperienze attraverso la fotografia, allora il risultato sarà sempre positivo.

annysasha.com

Crediti


Testo Blair Cannon
Foto Anny Lutwak