su internet non c'è posto per l'immagine maschile

La comunicazione avviene attraverso immagini, eppure essere ossessionati dalla propria immagine è ancora considerato poco maschile. Dean Kissick esamina il complesso del selfie virile.

di Dean Kissick
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01 luglio 2015, 8:42am

Se Instagram fosse uno stato, con i suoi 300 milioni di abitanti sarebbe il terzo stato più grande del mondo. Dei suoi dieci account più seguiti, nove sono di donne - donne giovani e attraenti - e certo, quattro sono della stessa famiglia: la Jenner-Kardashian. Nella mitologia greca c'era una principessa, Cassandra, così bella che poteva prevedere il futuro, ma le pop star e le personalità dell'America di oggi sono così potenti che possono cambiare il futuro, sono le creatrici dell'immagine che forma la visione di noi stessi e del mondo che ci circonda. Tutto questo mostra la costante importanza delle dinastie, l'influenza crescente degli individui sulle organizzazioni, e anche l'emergere di un nuovo ideale di bellezza; uno molto femminile, spesso raffigurato nei ritratti 1:1 passati attraverso filtri di luci e colori, a volte ritoccati. Con questo tipo di comunicazione predominante, non c'è spazio per l'uomo su internet oggi. O per lo meno non c'è spazio per il corpo maschile. 

Se nell'antica Grecia il corpo maschile degli adolescenti - impossibile, idealizzato nelle sue forme e scolpito nel marmo ad imperitura memoria - era esaltato come apice della bellezza, oggi essere uomo è profondamente poco alla moda. Sempre più spesso la comunicazione avviene per immagini piuttosto che attraverso le parole - con emoji e emoticon che rappresentano stati emozionali vaghi, attraverso i selfie e i sexts - quindi si deve capire come esprimersi attraverso il proprio corpo, e sembra che le donne lo capiscano molto meglio degli uomini. Parlando della recente pubblicazione del libro di lusso di selfie di Kim Kardashian, il critico d'arte Jerry Saltz ha suggerito: "Selfish è una specie di My Struggle americano - è l'epica di Karl Ove Knausgaard, non di Hitler. Voglio dire, un monologo, scritto con il linguaggio personale della compassione, infiniti teatri, palchi, pezzi sul set, cerimonie, bassezza, angoscia, sicurezza di sé, sessualità, incapacità di ridurre il proprio egoismo e l'ossessione per la propria immagine. Le comparse entrano ed escono dal palco, ma la fotografia, più che la scrittura, è come un rimedio omeopatico, usato per alleviare ed esprimere un dolore." Se ciò è corretto, allora fare queste foto è letteratura, trascendenza e terapia, è un linguaggio universale che tutti dovremmo parlare se non vogliamo perdere la testa nell'era dell'informazione con le sue valanghe di immagini.

Avevo un'amica con il cuore spezzato e lei direbbe: "Un selfie al giorno toglie la malinconia di torno." Certo che c'è un'intera storia di autoritratti contro la malinconia, di Vincent Van Gogh seduto nella sua stanza ad Arles pensando di tagliarsi un orecchio e dipingere quadri della sua sedia, anziché della sua faccia.

Ma la maggior parte degli uomini non ha questo talento, questa leggerezza nel presentare la propria figura, e alcuni sono spaventati, come se catturare la propria immagine - senza scadere nell'ironia - ti divorasse l'anima, oppure come se la foto potesse uscire così orrenda che pietrifica i bambini. Secondo il vecchio modo di pensare, essere ossessionati dalla propria immagine è in qualche modo disumano. Ma è importante riconciliarsi con l'uomo allo specchio, per capire cosa ti sta guardando. Certo molti selfie nascono da momenti profondi di insicurezza - ok - quindi dov'è l'uomo moderno per incanalare le sue insicurezze, o cercare rassicurazione? Chi sono i modelli di riferimento con cui costruirsi un'immagine propria? Per come vengono descritti dai media popolari, gli uomini sono idioti, misogini, dinosauri, sono piloti che vogliono schiantarsi, terroristi, migliori amici di orsi ubriachi. Spesso essere un uomo è essere un cretino. Non sembra che la mascolinità sia qualcosa di cui essere fieri, quanto piuttosto una fonte di ambivalenza e vergogna.

Ma ovviamente gli uomini sono creature dotate di intensa, pulsante vanità e vogliono attenzioni pure loro, e desiderano piacere, magari sono stanchi della costante sensazione di essere rifiutati mentre scorrono Tinder, o l'indifferenza che fa sbadigliare che incontrano i loro post su Instagram. L'estetica dominante di oggi è immensamente femminile e ci sono molti esempi di artisti maschi che assorbono questa cosa, in vari modi; per esempio i produttori della PC Music A.G. Cook e Sophie hanno creato una popstar immaginaria, QT, un avatar vivente che è impersonato da un'artista donna ai loro show live, mettendosi in posa e gesticolando. Arca e Jesse Kanda hanno costruito assieme un grottesco mostro Frankenstein femminile, Xen, come sorta di musa a cui ispirarsi per la loro musica e star nei loro video; la sua vagina ultraterrena generata da un computer li ha anche fatti cacciare da Instagram per oscenità. Kanye West ha iniziato a portare i tacchi da donna, e alla fine ha aperto il suo atelier a Parigi. E l'industria della moda è alla mercé della nuova ondata di moda uomo femminizzata: Gucci con Alessandro Michele, qualsiasi cosa di J.W. Anderson... Nel mondo dell'arte Richard Prince sta facendo milioni su milioni con le sue appropriazioni di foto di Instagram (per la maggior parte) di ragazze. Durante la sua carriera Prince ha osservato cosa è popolare e lo ha riprodotto, usurpandone i poteri alchemici per i suoi affari; ma mentre negli anni '80 pensava che i cowboy delle pubblicità della Marlboro fossero i più grandi eroi dell'America - la miglior rappresentazione del loro tempo - oggi pensa che il ruolo sia occupato da giovani donne attraenti su internet, molte di loro star dell'industria creativa.

Mentre questi sono stati tempi illuminati per gli atteggiamenti nei confronti dei transessuali - di recente, Hari Nef ha firmato con IMG e Caitlyn Jenner è stata sulla cover di Vanity Fair - di nuovo le cose si orientano verso un ideale di bellezza femminile; nell'industria della moda non ci sono modelle transessuali F to M importanti. Nell'incorporeo spazio del web, dove uno può fluttuare libero del peso della fisicità, il mondo ha deciso di creare degli idoli dalle forme femminili, come dee. Perché? Forse si tratta solo di tornare a un equilibrio; la mascolinità non è popolare, comprensibilmente, avendo portato la nostra economia alla disperazione, il nostro ecosistema oltre il limite, iniziato guerre apocalittiche, distrutto famiglie e stati e intere aree del pianeta. O forse, come mi ha detto qualcuno, potrebbero solo darsi che un sacco di uomini usino internet in modo più cinico che non è espressione di se stessi, ma piuttosto per accumulare contatti, costruire la propria influenza e il proprio status, ed eventualmente usare tutto questo alla ricerca della bellezza degli altri. O forse è per il trionfo della cultura visiva, dato che molti uomini sono meno in possesso delle capacità necessarie di brillare in una foto… per ora; anche se presto il mondo forse assisterà ad una grande prosperità della bellezza dandy dell'uomo che non si è più vista dal tardo 18esimo secolo in Inghilterra. O potrebbe darsi che nel competitivo circo dei "mi piace" di oggi si abbia bisogno di un'immagine, di un avatar, che possa prosperare all'interno del sistema, e forse la donna è molto più adatta ad avere questo ruolo rispetto all'uomo. 

Crediti


Testo Dean Kissick
Foto Harry Carr, Versace primavera/estate 15

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