la fotografa olivia bee ci fa scoprire l'essenza dell'amore

Scopriamo cosa significa essere una giovane fotografa nel 2015.

di i-D Staff
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24 novembre 2015, 11:25am

Crescere, scoprire chi sei e innamorarsi è un'esperienza travolgente. Olivia Bee ha trasformato tutto questo in opere emozionanti, affermandosi come fotografa di successo. Le foto di Olivia documentano la sua vita e quella delle persone attorno a lei, offrendo allo spettatore l'opportunità di capire com'è essere una ragazza adolescente nel 21esimo secolo. La sua serie Kids In Love in particolare, cattura in maniera intima gli alti e bassi di una storia d'amore. Abbiamo chiesto ad Olivia di guidarci attraverso la sua personale visione dell'amore e della fotografia.

L'amore è quella cosa indefinibile che noi tutti desideriamo ardentemente. Che si tratti di fotografia, musica o arte, la nostra cultura ruota gravita attorno a questo sentimento. Cos'hai imparato dell'amore attraverso il tuo lavoro?
Ho imparato come le persone si toccano e si guardano teneramente, cosa siamo disposti a fare per l'altra persona e com'è vedere quella luce speciale in qualcuno. Tutte le mie foto sono delle lettere d'amore scritte per i soggetti delle immagini. Il mio lavoro trasuda amore da tutte le parti! Forse però le cose più importanti che ho imparato scattando queste foto riguardano la fiducia.

Come stabilisci un rapporto di fiducia tra te stessa e i tuoi soggetti? Ti senti a tuo agio mentre documenti queste situazioni?
È una cosa spontanea. Non dico ai miei soggetti 'Okay ragazzi, adesso fate l'amore ma non prestate attenzione a me'. Le foto tratte dalla serie Kids in Love ritraggono situazioni in cui nessuno stava veramente pensando a quello che stava succedendo. Devi essere una persona molto delicata e calma, come lo sono questi momenti privati. È un vero privilegio documentare queste situazioni. Paul e Anna, che formano una delle coppie che ho ritratto nelle mie foto, sono due dei miei migliori amici e mi hanno lasciato entrare nei momenti privati della loro relazione, il che è stato davvero speciale.

Ci sono state occasioni in cui avevi l'opportunità di scattare un'immagine ma qualcosa ti ha trattenuta dal non farlo?
Alcune volte, per ragioni morali, c'è qualcosa che ti fa dire 'no, non posso fotografare questa scena', ed è qualcosa che ho dovuto imparare a mie spese. Le mie foto sono paragonabili a dei segreti: sono velate, appartengono al proprio mondo intimo e io ne sono una spettatrice. Forse se fossi più stronza ora avrei più immagini, ma non credo sarebbero foto migliori. Ci sono state volte in cui mi sono svegliata accanto a qualcuno che non conoscevo molto bene e c'era una luce bellissima che lo illuminava e io pensavo 'com'è tenero in questo momento! La notte scorsa è stata grandiosa, ma non posso fare una foto perché non conosco molto bene questa persona e non credo ne sarebbe molto contenta. Non posso'. È uno di quei momenti in cui potresti iniziare a scrivere un poema oppure metterlo da parte per un progetto futuro. Mi accerto di prendere nota in qualche modo, anche se non in termini fotografici. Credo molto nel detto 'fotografando qualcuno si cattura una parte della sua anima'. È un privilegio di cui non si dovrebbe abusare.

Com'è l'amore nel 2015?
Credo sia pericoloso. Sui social media si può decidere in che termini interagire con le persone. Puoi scegliere di scrivere a qualcuno o guardare il loro profilo su Instagram ma puoi decidere tu per quanto tempo e che tipo di contatto stabilire. Questo porta a creare un soggetto idealizzato che magari non rispecchia minimamente quella persona reale. C'è molta confusione. Online siamo tutti un'altra persona. Credo che la gente si innamori di questi alter ego online, ma esistono realmente? Mi sembra che tutti i profili di Instagram siano fatti con lo scopo di rendere le persone piacevoli e scopabili. È una cosa parecchio strana. Conosco molte persone innamorate veramente ma credo che la tecnologia attuale stia distorcendo la percezione dell'amore.

Come riesci a destreggiarti ogni giorno tra scuola e lavoro?
Organizzare il mio tempo mi aiuta molto. Ci sono state occasioni in cui ho dovuto dire ai miei professori che sarei stata assente per qualche giorno perché dovevo scattare una campagna pubblicitaria e loro storcevano il naso, ma io non mi schiodavo dalla mia decisione. Magari prendevo un brutto voto ma facevo in modo di rimediare più avanti. È stato sicuramente un modo di crescere parecchio strano, bizzarro e faticoso a livello emozionale, ma non cambierei nulla. Ero una ragazzina di 16 anni che usciva con persone che stavano per avere il loro primo figlio e lavoravo per grandi aziende. Era un mondo diverso e ho dovuto costantemente mettermi alla prova anche se era davvero brava e portavo a termine i miei lavori. Fino a che non sei sul livello di Craig McDean o Quentin Tarantino devi metterti alla prova continuamente. Una delle cose davvero fighe del fare le cose quando sei giovane è che non senti su di te la pressione di diventare migliore degli altri, devi rendere conto solo a te stesso. Hai la libertà di combinare qualche casino se lo vuoi.

Recentemente ho avuto una conversazione con il fotografo Nadav Kander e mi ha detto qualcosa che ho trovato davvero interessante, ossia che bisogna lasciar passare del tempo dal momento dello scatto e guardare il lavoro nel suo insieme, perché può esserci talmente tanto attaccamento emozionale che potrebbe risultare difficile avere una visione neutrale dello scatto. Ti ci rivedi in questa affermazione? Quanto tempo lasci passare dopo uno scatto prima di editarlo e condividerlo?
Mi ci ritrovo assolutamente. Kids in Love è stata scattata quando avevo circa 15-16 anni ma sto pubblicando la serie solo ora. Ho avuto bisogno di prendermi del tempo per capire cosa volevo rappresentare e modificarlo in maniera consona. Credo si debba fare un lavoro con sentimento, prestando estrema attenzione a quello che sta succedendo in quel momento. Devi imparare ad guardare le cose con un occhio esterno. Faccio foto perché mi piace qualcosa o qualcuno, ma non posso mostrare un'immagine super sfuocata che non è piacevole esteticamente solo perché ritrae un ragazzo per cui avevo una cotta. Non colpirebbe nessuno a parte me. Rifletto sempre molto sulle mie foto perché ho scattato la maggior parte dei miei lavori quando ero molto giovane. Ho avuto un contratto a 15 anni, ho scattato la copertina del New York Times quando avevo 17 anni, tutto quello che ho fatto è datato. Tutt'ora sto lavorando per lasciarmi queste cose alle spalle. Devi darti del tempo per fare le cose, non può dartelo nessuno eccetto te stessa.

Hai sempre avuto un buon rapporto con la nudità? Perché scegli di fotografare nudi e credi che scattando si corra il rischio di oggettivare il corpo dei propri soggetti?
Ho sempre avuto un bel rapporto con la nudità, anche quando avevo 15 anni scattavo foto di me stessa praticamente nuda. La gente spesso pensa sia solo vanità, ma nessuna delle mie foto è stata fatta per fare in modo che mi si guardi in modo sessuale, si tratta semplicemente del nostro corpo al naturale. Credo sia parte del motivo per cui mi sento a mio agio a fotografare anche le altre persone nude. Amo la moda e lo styling ma credo possano distrarti dalle emozioni che stai cercando di catturare. Se sei nudo hai le emozioni dipinte sul viso e nel linguaggio del corpo, sono più facili da leggere rispetto a quando si è vestiti. È naturale che fotografare ed usare le persone per il proprio lavoro artistico possa sembrare una sorta di sfruttamento, ma se tieni a loro e il lavoro è fatto con amore non credo ci sia nessun problema.

Perché fai foto a te stessa?
Tutti i miei autoritratti li ho scattati quando avevo 14-15 anni solo perché stavo da sola tutto il tempo e potevo rappresentare la mia visione senza dover dire a qualcuno cosa fare. Poi è diventato un modo per scoprire me stessa e il modo in cui stavo crescendo, tutte le sensazioni che provavo. Vivo come se stessi scrivendo un libro su di me e mi piace impersonare questo personaggio che rappresento.

C'è qualcosa di importante che speravi che qualcuno ti dicesse quando hai iniziato?
Credo si debba fotografare e mostrare al mondo le cose accessibili a noi. Solo tu hai la chiave per mostrare alle persone le cose che sai e che ti piacciono. Mi piacerebbe vedere più ragazzi della periferia ritrarre la loro realtà, credo sarebbe molto interessante. Sono stufa dello stile street di New York, non se ne può più. Non devi per forza vivere in una grande città per dare vita a dei lavori fantastici. Lavora sodo e non avere paura di mostrare la tua visione. Vedi qualcosa di speciale che nessun altro vede.

oliviabee.com

Crediti


Testo Lula Ososki
Foto Olivia Bee

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