Abdul Kircher fotografa i più emarginati tra gli emarginati

Da Wendell, un ragazzo che fuma qualsiasi cosa si trovi sul pavimento, alla coppia in sedia a rotelle che si scambia effusioni dall'altro lato della strada.

di Felicity Kinsella
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11 marzo 2015, 4:27pm

Abdul Kircher è un fotografo di 18 anni con un occhio verde e uno blu, e probabilmente ha avuto più esperienza della vita di noi tutti messi insieme. È un fotografo di stampo più documentaristico che di moda, e i personaggi nelle sue fotografie hanno tutti una storia straziante e oscura, ricca d'ispirazione e, che sia seduto a chiacchierare con un senzatetto o che stia fumando erba con un tossico, Abdul riesce a scoprire tutto delle loro vite. In fondo, qual è lo scopo di una fotografia se non comprende migliaia di parole? Questo ragazzo riesce a trovare la bellezza nei reietti, portando alla luce ciò che la società ha paura di rivelare. Recentemente ha ottenuto un contratto come modello, è il nuovo volto di Diesel e ha fotografato lo showpack di Next Models, ma il suo primo amore resta mettersi sullo stesso piano delle persone che fotografa, facendosi raccontare le loro storie.

abdul kircher ritratto emarginati

Di dove sei?
Sono nato a Berlino, ma sono di discendenza turca.

Che cosa fai?
Mi connetto con quanti vengono emarginati dalla società, parlo con loro, ascolto le loro storie, cerco di creare un rapporto. Loro non sono solo "soggetti" o persone che fotografo, diventano parte della mia vita.

Dove incontri le persone che fotografi?
È tutto governato dal caso ed è il motivo per cui alcuni mesi sono fiacchi, specialmente d'inverno quando non c'è nessuno per strada. Non si tratta di uscire e andare a caccia di soggetti interessanti, è tutto molto naturale ed è questo che lo rende così difficile. Puoi andare avanti anche per settimane senza incontrare nessuno.

Conosci già le loro storie prima di scattare?
Conosco personalmente molti dei miei "soggetti". Di solito faccio dei commenti su come sono vestite o su qualcosa che m'intriga nella loro persona e da lì sono in grado di vedere quanto una persona sia disposta ad aprirsi con me, a raccontarmi la sua storia e poi BOOM: il resto è magia. Devi semplicemente seguire il flusso, capisci? Accade tutto automaticamente. Se stai fotografando un clochard, devi essere in grado di farli sentire a loro agio, sederti sul pavimento, berci qualcosa, fare tutto quello che è necessario per farli sentire al sicuro: se non hai la loro fiducia, la fotografia non avrà mai la stessa carica emotiva. È tutto incentrato più sulle storie che sulle fotografie vere e proprie. Alle volte riguardo alcuni vecchi scatti e mi rendo conto di quanto alcuni siano privi di narrativa, mancano completamente di valore sentimentale. Ok, puoi anche pensare che la fotografia sia spettacolare, ma per me non vale niente se non posso collegarci un'esperienza; non riesco ad esserne orgoglioso.

abdul kircher ritratto emarginati

Qual è la storia che ti ha ispirato di più?
C'era questa coppia di giovani senzatetto che ho conosciuto. È ricca d'ispirazione sia per il modo in cui si sono conosciuti, sia per come hanno superato gli ostacoli che hanno incontrato. George e Louie si scambiavano messaggi su Tumblr, si sono chiesti i numeri di telefono e hanno iniziato a sentirsi ogni giorno tramite messaggi e con FaceTime durante la notte. Erano entrambi aspiranti modelli in attesa del contratto che avrebbe cambiato le loro vite, così hanno deciso di incontrarsi a New York, il posto migliore per realizzare quel sogno. "Non ho detto a mia madre che mi stavo trasferendo a NY. Dal momento che sapevo di andarci senza un piano preciso le ho raccontato che mi sarei sistemato in un costoso appartamento per modelli; non avevo la più pallida idea di dove avrei dormito," mi ha confessato George una volta. È riuscito a permettersi il biglietto di sola andata per NY dopo un anno passato a lavorare da Walmart. Per quanto riguarda Louie, sua madre l'ha cacciato di casa perché lui e il marito di lei non andavano d'accordo, e l'uomo continua a fare minacce della serie "o se ne va lui, o me ne vado io." Così Louie è arrivato a New York e si è trasferito dal suo fotografo, mentre George stava a casa del suo agente, che non riusciva a sopportare.

"È successo che ho incontrato per caso questo monaco buddista che mi ha portato in questo posto e mi ha detto di iniziare a cantare; e così ho fatto. Ho sperato davvero che K**** (l'agente) mi lasciasse vivere da lui, e la notte stessa mi ha detto che potevo." Dopo aver vissuto con il fotografo per un mese, le difficoltà hanno iniziato ad aumentare, fino a quando i due non sono stati sbattuti in mezzo alla strada senza preavviso. Niente soldi, niente lavoro, nessun posto dove andare. "Era l'una di notte quando ci ha cacciati", mi ha detto Louie, "ci siamo seduti all'angolo della strada e queste persone che generalmente portano i senzatetto nei rifugi ci hanno condotto a un rifugio per adolescenti, ma avrebbe aperto solo alle nove di mattina così siamo andati a Central Park e abbiamo dormito sul prato". Louie stava lavorando da Ann Taylor, ma non l'avrebbero pagato fino alla settimana successiva e si sono ritrovati a dover stare al rifugio. Nel frattempo George ha iniziato a lavorare da Topshop e a organizzarne gli eventi, ma, anche dopo aver risparmiato per un po', non riuscivano comunque a permettersi un appartamento, così sono tornati dalle loro madri ed entrambe hanno dato loro dei soldi. Ora sono in affitto in una singola nel Bronx per duecento dollari a settimana.

Non sto condividendo questa storia per mostrare un fallimento, ma per far vedere quanto siano stati coraggiosi questi due giovanissimi ragazzi a seguire i loro sogni. Ogni sogno si realizza solo col duro lavoro e sacrificio, e io auguro loro davvero tutto il meglio. Non bisogna arrendersi.

abdul kircher ritratto emarginati

Quale è la storia più triste dei soggetti che hai fotografato?
Questa è decisamente una delle trasformazioni più tristi a cui ho mai assistito mentre stavo scattando alcuni senzatetto di New York. C'era questo ragazzo, Bobby, che nei primi anni '90 viveva con un amico sulla Dyckman Street… solo più tardi ha scoperto che questa persona era positiva all'HIV. Qualche tempo dopo Bobby si è trasferito nel Bronx con la sua splendida fidanzata Glenette, stavano insieme da alcuni anni, ma non avevano mai fatto sesso. Mi ha raccontato che, una notte, era incredibilmente eccitato e si era messo a supplicarla di fare l'amore fino a quando lei non ha accettato, ma… lui si è fermato. "Sai cosa? Non posso farti questo. Se faccio sesso con te, ora, modificherò completamente la tua cazzo di vita… fanculo il sesso," le ha detto. All'improvviso però si è messo a piangere, e le lacrime gli bagnavano la barba, "Non posso dormire a fianco a te ogni notte e non desiderare di fare l'amore con te," le ha detto.

Lei era fantastica, l'ha tenuto lontano dalle strade e dall'alcool, aveva iniziato a bere a soli 14 anni e all'età di 18 ne era già dipendente… era già sobrio da un pezzo quando è entrato in terapia. Una notte, però, ha deciso "Solo un drink." Ovviamente un solo sorso lo ha ricondotto nel vortice e di colpo si è ritrovato in mezzo al nulla, a vendere la sua roba punk per comprarsi da bere. "Ogni volta che lei mi viene in mente la spingo via e provo a concentrarmi su un altro pensiero; non voglio pensare a lei, così il mio cervello si concentra solo sull'alcool," mi ha confessato. Mi fa davvero male parlarne, perché la parte peggiore è che quando lo incontro, ora non mi riconosce più; è come se la sua mente si resettasse ogni volta. La stessa storia, lo stesso tutto, mi dice: "Sei l'unico che si sia mai seduto ad avere una vera conversazione con me." L'ultima volta che ci siamo visti aveva le feci che gli colavano dai pantaloni. "Io ho una dipendenza, ho bisogno di nutrirla: si chiama me, è nel mio cervello, mi urla 'Bobby, vieni a prendermi,' e io vado a prenderla," poi è scoppiato in lacrime, "voglio chiamarla, la amo con tutto il cuore, significa tutto per me. È sempre stata al mio fianco. È la mia ragazza. Non mi piace parlarne, mi fa sembrare stupido, non avresti dovuto parlarne." Pensando che stessi per farmi con lui, mi ha poi messo in guardia, "Non usare il mio ago, però. Devi averne due nuovi. Non ti lascerò usare il mio ago. Ho il Virus, lo sai."

Hai fotografato anche delle feste - ragazzi che si ubriacano, fanno uso di droghe, ecc.. prendevi parte a queste situazioni o ti limitavi a documentarle?
All'epoca stavo uscendo con una ragazza veramente ben inserita nella scena. Quando andavo al liceo non avevo molti amici, ma attraverso di lei ho conosciuto tutti quelli del mio anno, le feste giuste, capisci? Dal primo anno fino all'ultimo ho usato la mia macchinetta come una sorta di diario e, visto che non ero molto bravo a lasciarmi andare, l'ho usata per documentare quello che succedeva. A un certo punto ho iniziato a metterle online e ho avuto dei riscontri pazzeschi, specialmente dai ragazzi fuori NY. Andavano a queste feste assurde per divertirsi e ubriacarsi, ma quando vedevano le mie fotografie, si rendevano conto di come fossero davvero. Louis Althausser sostiene che non si possa analizzare una cultura della quale si fa parte, ma non facendo parte di quella cultura era facile per me vedere la bellezza nascosta di quei ragazzi devastati.

abdul kircher ritratto emarginati

Perché, secondo te, così tante persone sono affascinate dall'idea che la tragedia sia collegata alla bellezza?
Trovare la bellezza nella tragedia permette di trovare la luce nella totale oscurità. La bellezza non è necessariamente qualcosa di incredibilmente favoloso, ma è quella cosa che trasforma la tragedia in trionfo. Si tratta di prendere ciò che è fatto per essere visto come triste, malvagio o malizioso e trasformarlo in qualcosa di buono; la cosa davvero fenomenale è che fare questo ti permette di scoprire il tuo lato migliore.

Fotografare gli eventi della Next Model è qualcosa di molto diverso da quello che fai di solito, ma sei comunque riuscito a farlo a modo tuo… qual è l'idea che si cela dietro quegli scatti?
Ho lavorato a stretto contatto con Peter Cedeno, un senior manager di NM, e sin dal principio sapevamo entrambi che non volevamo fare i trendsetter; volevamo che il progetto sfidasse i canoni stabiliti di bellezza. Credo che la fusione tra le mie immagini e quelle dei modelli sia riuscita a mettere in discussione gli ideali di bellezza dello spettatore.

La fotografia di moda ti attrae?
Non in particolare. Quando ho iniziato a scattare ho provato a convincermi di voler far parte dell'industria della moda ma, dopo qualche esperienza, ho notato che la mia estetica non coincideva con quella richiesta: il mio lavoro è sempre crudo e scuro, e molto modelli non sarebbero stati in grado di poter posare nelle mie fotografie. Una volta capìta questa cosa, ho portato la mia arte nel mondo reale e sono entrato in contatto con persone del quale mi importava davvero qualcosa.

Che cosa significa per te la bellezza?
La bellezza viene da dentro: se hai un bell'animo, allora questo si rifletterà anche all'esterno. Certo, puoi essere carino, ma non è la cosa che conta.

La fotografia è quello che vuoi fare per il resto della tua vita?
Sì, ma non penso che sarà lo stesso tipo di fotografia. È un enorme consumo di energie documentare persone che attraversano costantemente momenti difficili; quando mi raccontano le loro storie personali, un po' di quelle vibrazioni mi rimangono addosso e inizio a sentire un po' di quello che stanno passando… non è facile. Alle volte c'è bisogno di abbandonare certe forme d'arte ed esplorarne di nuove per capire davvero che cosa si voglia fare. Ecco perché mi sto prendendo una pausa dalla fotografia, per rinfrescare il mio punto di vista.

abdul kircher ritratto emarginati

Chi sono i tuoi fotografi preferiti?
Mi piacciono quei fotografi che combinano il fotogiornalismo all'arte. Credo che l'idea di poter usare i soggetti con cui sei entrato in contatto durante alcuni scatti per creare dei pezzi d'arte, sia semplicemente fantastico. Joel-Peter Witkin è una grande ispirazione in merito: usa parti del corpo smembrate per creare una sorta di aura intorno ai suoi lavori. Mi piacciono molto anche Brenda Ann Kenneally e Diane Arbus.

Nel complesso cerco di stare più lontano possibile dagli altri fotografi quando cerco ispirazione.

Che cosa faresti se non fossi un fotografo?
Mi piacerebbe essere un pittore o far parte di un gruppo heavy metal! Peccato che abbia una pessima coordinazione quindi… rock and roll.

Quali sono le tre regole della tua vita?
Vivere il momento, mettere in discussione i dogma sociali e, più importante di tutti, amare la mamma.

Dove ti vedi tra dieci anni?
Vivo giorno per giorno. Quando penso al futuro mi deprimo.

abdulkircher.com

Crediti


Testo Felicity Kinsella
Foto Abdul Kircher

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