Tutte le immagini su gentile concessione di Carlotta Cawa.

tetri, grotteschi e ammalianti: ecco i tatuaggi di @carlottacawa

I volti che tatua Carlotta sembrano usciti da bellissimi incubi, ma per disegnarli ha studiato a lungo.

di Giorgia Imbrenda
|
17 luglio 2019, 5:00am

Tutte le immagini su gentile concessione di Carlotta Cawa.

Tatuaggini è la rubrica di i-D che vi fa conoscere i nuovi tattoo artist italiani di cui non avete mai sentito parlare. Sono giovani, hanno uno stile unico e stanno riscrivendo le regole della loro industria. Li scegliamo perché rispettano i valori in cui i-D crede e per cui lotta da sempre, che sono tolleranza, diversity e inclusività. Oggi vi presentiamo Carlotta Cawa. Se volete farvi tatuare da lei, questo è il suo account Instagram. Siamo sicuri risponderà ai vostri DM in tempo zero.

Ci racconti il primo tatuaggio che hai fatto? Quanto terrorizzato eri da 1 a 10?
Salto nel passato di 12 anni. Inverno milanese, soggiorno della casa che condividevo con la mia conquilina Katharina, faccio una stellina sulla coscia sinistra al mio ex ragazzo. Estemporanea, atto libero, no stencil. Ero molto concentrata, anche se non lo davo a vedere, indossando la veste della strafottenza. Alla fine di questa brevissima apnea metto veramente a fuoco l’immagine e rimango piacevomente colpita dalla sua precisione. Non c’era terrore, ma incoscienza, curiosità, ignoranza e ingenuità (grandi motori produttivi). Un bel tatuaggio, semplice e leggibile.

1563282207833-image5

Il tatuaggio in assoluto più assurdo che hai fatto?
Credo che tutti quelli che ho fatto avessero delle buone motivazioni, almeno per i clienti e sicuramente meno per me, da non renderli così assurdi.

1563282219031-image4

Chi sono i tuoi clienti ideali?
Quelli che quando si parla, ci si ascolta e ci si guarda negli occhi, salvo impedimenti.

1563282367775-image6

Come descriveresti il tuo stile? E come lo hai sviluppato?
Fino ad ora descriverei quello che faccio come un metodo, più che uno stile. Dare un nome a uno stile mi risulta molto più complesso che dare un nome a un metodo, che ho adattato alle mie attitudini e alle mie preferenze. Studio molto per fare quello che faccio, cioè progredire mettendomi costantemente in discussione, autosabotandomi dalle mie zone di confort. Uno stile potrebbe fare male. Sono arrivata a questo punto disegnando e studiando gran parte degli stili del tatuaggio, dal tradizionale al giapponese.

Mi piace la tradizione, mi piace così tanto che non riesco proprio a capire come si possa volere inventare qualcosa di nuovo nel tatuaggio tradizionale. Almeno una volta la settimana ricalco e tatuo un tradizionale occidentale e un giapponese, servendomi dei libri e dei gusti della gente. Grazie a questo mio approccio pratico al tatuaggio classico e alla ricerca nell’arte, nell’attualità, nella musica, nelle informazioni in genere, ho sviluppato queste libertà, creativa e tecnica. Parlare di attualità nel mondo del tatuaggio a molti fa storcere il naso essendo una pratica così antica, ma è vero, tutto si muove. Ho paura dello stile, amo il mio metodo, che è FARE.

1563282382271-image7

Il colore nero nei tuo tatuaggi fa da protagonista, che significato ha?
Il colore nero fa da coprotagonista insieme al bianco e alla pelle. Ho capito nel mio percorso che non mi serve nient’altro oltre che questi tre macrolivelli, che a loro volta sono formati da tanti sottolivelli. Pelle più o meno presente all’interno della composizione, neri e bianchi di varia intensità. È primario, tutto il resto lo reputo superfluo, fino ad ora.

1563282464049-image8

I tuoi disegni ricordano maschere tribali, sagome mistiche di un’altra epoca e cultura, da chi e cosa prendi ispirazione ?
Da quello che vedo. Chi produce immagine generalmente ha anche un pensiero a immagine, che viene elaborato e trasformato secondo le proprie preferenze e messo in pratica con varie tecniche come il disegno e la pittura, almeno per me. Io sono circondata da volti. Sono la prima cosa che guardo nelle persone.

1563282684887-image9

Sei un illustratrice e designer, com’è che è iniziato il tuo percorso creativo?
Sarà banale, ma da bambina. I bambini sono pieni o vuoti di tutto. Io sono stata educata alla libertà creativa dai miei genitori, che non mi hanno mai inibita. Ho frequentato il liceo artistico perchè semplicemente mi piaceva disegnare e poi ho scelto l’indirizzo di design della moda all’Istituto Europe di Design. Ogni cosa ha avuto un suo tempo. Da bambina ho imparato a sognare e fare liberamente, alle scuole superiori ad impegnarmi nello studio e nel lavoro, all’univerità a trasfomare le mie idee in prodotti. Pensiero, ricerca, pittura, studio. Ho lavorato in uffici stile nel mondo della moda, ho fatto illustrazioni per t-shirt, tatuo da 7 anni, dipingo e disegno da che ho memoria. Adesso sono tutto quello che sono stata, fino ad ora.

1563282716521-image10

Sei originaria di Agrigento, quanto la tua terra d’origine ah influenzato il tuo percorso creativo?
La mia è una terra complessa. Piena di paradossi. Il sublime dello scenario e l’orrore delle politiche. Nella mia città come credo in tutte ci sono due grandi fazioni: tantissimi giovani capaci spronati dalla bellezza che con questo fuoco dentro fanno associazionismo, gruppi liberi e progetti da singoli. Persone che fanno. Tutto questo castrare viene combattuto allo stremo delle forze, e porta i progetti a livelli altissimi. Io credo di far parte di questo gruppo, visto che ho collaborato con collettivi atistici e ho aperto ALBA\VIS, uno studio di tatuaggi ma anhe spazio creativo e di idee, proprio per la necessità di concretizzare e mostrare i miei progetti; poi c’è l’altro lato, fatto di persone stanche e demotivate, che non vedono un futuro e non vogliono più progredire e che negativizzano su tutto. Coesistiamo, ricordandomi che non voglio smettere di impegnarmi e crescere. Imparo sempre.

1563283101908-image13

Quale consiglio daresti a chi si è comprato ora la prima macchinetta e vuole iniziare a tatuare?
Studiare. Studiare tutto. Poi fare l’apprendista continuando a studiare. Poi iniziare a tatuare continuando a studiare. Ma non sottovalutarsi mai a causa della propria immaturità lavorativa, mai inibirsi. Questo è quello che ho consigliato al mio ormai collega Ivan De Lorenzo quando era il mio apprendista. Critiche costruttive, ascolto e tempo.

1563283139352-image14

Il tuo rapporto con i social? Quanto e come influiscono sul tuo lavoro?
Ho un rapporto positivo con i social, usandoli proprio come portfolio online ho la possibilità di mostrae quello che faccio ai potenziali clienti - che dunque mi contattano avendo già un’idea di quello che faccio e scegliendomi proprio per le mie caratteristiche - e di avere anche uno scambio di opinioni con i colleghi alcuni molto lontani, con i quali ho proprio lavorato, come Paul Colli, Elena Borio, Giovanni Despair, Sebastian Madera, i ragazzi di Area Industriale, Maldenti, Achille Molinè, Michele Zingales, Alessandro Florio, James Kalinda... Con quest’ultimi quattro ho collaborato a un progetto di idee chiamato “Metamorfismo”, che valutava la nuova corrente libera del tatuaggio nero. Grazie al social e alle presenze in guest abbiamo notato che le nostre strade avevano qualcosa in comune e abbiamo organizzato un incontro nel catanese, parlando solo di quello che ci stava succedendo. Altri invece che non conosco personalmente, o semplicemente coi quali non ho ancora lavorato, ma ci scriviamo online, scambiamo disegni, e che se ci seguiamo e osserviamo vuol dire che c’è stima reciproca. Il mondo del tatuaggio è per certi versi piuttosto maschile, e spesso le donne che ci lavorano scelgono di differenziarsi dai colleghi uomini scegliendo stili estremamente femminili, colorati e cartoon. Tu invece hai creato uno stile tutto tuo che si allontana dalle dinamiche di genere.

1563283419613-image16

Chi sono tre tatuatori a cui ti ispiri?
Non mi ispiro a nessuno a livello visivo, tendo ad essere ispirata dalle intenzioni delle persone di qualsiasi ambito lavorativo. L’intenzione determina i risultati. Mia madre, che affronta la famiglia e il lavoro con grande determinazione, riuscendoci. Gesù senza mass media, solo grazie alla sua intenzione di diffondere il verbo, continua ad essere un personaggio presente nella nostra cultura insieme alla sua ideologia. Goya dopo aver dipinto il classico in corte ha deciso di fare pittura personale dentro una casa. Hokusai ha disegnato milioni di manga. Amici che ci sono riusciti. Le persone che raggiungono il risultato, le persone intelligenti e capaci mi ispirano.

1563283430947-image17

Qual è il tatuaggio che hai fatto a cui sei più legato in assoluto?
Sono legata al ricordo delle sensazioni di alcuni tatuaggi che nel corso del tempo sono stati delle svolte nel mio percorso creativo, e dico ricordi perchè il tatuaggio smette di essere anche mio quando il cliente va via. Ma mi sono tatuata un punto sul palmo per mantenere presente un mio tatuaggio sempre. Era un periodo a se, è forse una sciocchezza, ma ha il suo grande valore.

1563283452578-image19
1563283466525-image20

Segui i-D su Instagram e Facebook

Altro tatuatore che abbiamo intervistato di recente, Federico Fungo:

Crediti


Intervista di Giorgia Imbrenda
Tutte le immagini via @carlottacawa

Tagged:
Cultura
tatuaggi
tattoo artist
tatuatori emergenti