l'estate italiana vista da vicinissimo

Se pensate di conoscere la Puglia perché siete stati una settimana in Salento, queste foto vi faranno ricredere.

di Laura Ghigliazza
|
04 luglio 2019, 12:09pm

Fotografia di @therainbow_is_underestimated

Piero Percoco, aka @therainbow_is_underestimated, è un giovane fotografo pugliese che ruba millesimi di secondi alle giornate infinite del Sud Italia. Un luogo dove i colori invece di sbiadire si accentuano, l’orologio è quasi fermo, il sole è alto e c’è sempre qualcuno che sta mangiando.

È ancora presto e c’è silenzio attorno, un filo di vento passa ma non abbastanza da vincere sull’afa. Mi giro e rigiro sull’asciugamano pensando a che cosa incredibile è l’arcobaleno. Ne parlo con Piero, perché è la persona più giusta in assoluto con cui farlo.

1562232575339-PP021307fotografia_piero_percoco_estate

La tua città è Bari. Un posto che probabilmente ha segnato molto il tuo modo di scattare e il tuo gusto estetico. Che rapporto hai con questa città? Ti sposteresti mai?
Nello specifico vivo nella provincia, a 10 minuti da Bari. Non amo l'idea di metropoli in generale, perché so che per qualche giorno riuscirei a starci, ma poi sentirei la necessità di ritornare sul mio pianeta. Questo, sostanzialmente, perché amo la natura e il contatto con essa. Il mio territorio, come anche il contesto familiare, sono elementi imprescindibili della mia vita quotidiana: sono quello che ci formano, quello che poi diventiamo. Di conseguenza, è inevitabile che quello che faccio sia parte del mio vissuto stesso.

1562232718066-072fotografia_piero_percoco_estate

La presenza del Sud, della tua terra e delle persone che la vivono è una costante del tuo lavoro. Perché hai scelto di fotografare così tanto e in modo così caratteristico il meridione italiano, riuscendo però a scardinarlo dai soliti cliché e donandogli un’aria quasi rarefatta, come se quei luoghi fossero sospesi nel nulla?
Sul concetto di aria rarefatta non posso che darti ragione al 100 percento, perché quella che respiro a casa è davvero un’aria rarefatta. Ho passato molti anni della mia vita tra grosse difficoltà sia economiche che familiari, e proprio in quel periodo nero che ho cominciato a scattare fotografie. Non potendomi spostare, viaggiare o studiare fotografia, tutta la mia frustrazione—mescolata alla tantissima noia e spesso anche disperazione—mi ha portato a concentrarmi totalmente nella mia quotidianità, rischiando a volte di annegarci.

Cercavo una via d'uscita da quella sensazione di asfissia, così ho iniziato a impegnarmi nel vedere sempre con occhi da "estraneo" quello che mi circondava, quasi io fossi un extraterrestre. Per cui non parlerei di una "scelta" di fotografare il mio territorio, quando di cause di forza maggiore, che poi con il passare del tempo mi hanno aiutato a trovare una dimensione d'equilibrio nella mia vita, ma questo posso dirlo soltanto ora, facendo due conti con me stesso e con quello che sto facendo.

1562232741524-01fotografia_piero_percoco_estate

Tornando invece indietro nel tempo, com’è iniziata la tua carriera di fotografo? E quando ti sei reso conto che una passione poteva diventare il modo in cui pagare le bollette?
È cominciato tutto a livello di attrazione, energia. Sono stato attratto come una calamita da questo mondo, che devo ammettere ancora oggi mi affascina tantissimo. All’inizio ero a zero, sapevo di voler esprimere qualcosa di forte a livello emozionale, ma sia a livello pratico che lavorativo non avevo la minima idea di come cominciare o cosa fare. Così ho iniziato a scattare senza regole di alcun tipo (forse è stata una salvezza) in modo quasi animalesco, di pancia come dire.

Poi, otto anni fa, la mia ragazza mi ha regalato un iPhone e lì ho cominciato a fare fotografie con una certa continuità. Tutto sommato è stato un percorso molto difficile, in primis perché non avevo nessuna base economica. Non è stato per nulla facile, ho perseverato tantissimo perché era quello che volevo e tutt'ora voglio fare nella vita. Questo desiderio è fortissimo, e me ne sono reso conto su Instagram: pubblico quotidianamente nuovi scatti, ma lo faccio semplicemente per il piacere e la voglia di condividere con tutti quello che vedo.

fotografia_piero_percoco_estate

C’è sempre qualcosa di assurdo e straniante nella normalità di certi luoghi. Raccontaci la tua scena preferita all’interno di questa dinamica.
La prima che mi viene in mente, anche se forse non così straniante, è la scena fuori da un asilo nido a Bari. Ai piedi di un leone di pietra, quella che ai miei occhi sembra una “gazzella” e invece è un giostrino per bambini. Il leone la guarda come fosse una preda, come se la stesse per attaccare. Ma è tutta questione di ombre e luci.

1562232867137-0d95435a-5706-4a6f-a468-3da41bb5851dfotografia_piero_percoco_estate

Gli anziani sembrano affascinarti in modo particolare, cosa ti interessa nello specifico di loro? Perché li scatti così di frequente?
A questa domanda non so dare una risposta chiara, il perché rimane un po’ un incognita anche per me. Sicuramente c'entra il fatto che sono abituato a stare tra gli anziani; in fondo è un paese fatto di anziani il mio, gremito di vecchi.

1562232890508-E23AF2D6-983D-4043-912D-C78D52879BA0fotografia_piero_percoco_estate

Grazie alle tue fotografie mi sembra di vivere perennemente d’estate. Cosa succede invece in Puglia d’inverno?
Qui è quasi sempre estate, sia come temperature che come concetto di vita, come fosse un agosto perenne. L’inverno, il freddo vero, lo abbiamo solo a gennaio e febbraio, ed in quel periodo è subito Fargo. Tuttavia, il cambiamento climatico si fa sentire parecchio di anno in anno, con sbalzi termici da capogiro. È come quando in Russia entri in una sauna e poi ti tuffi nella neve. La sensazione di sbalzo termico è la stessa.

1562232847221-IMG_4273fotografia_piero_percoco_estate

Poco tempo fa è uscito il tuo ultimo libro, The Rainbow is Underestimated. Qual è l’evoluzione di questo volume rispetto alla tua prima pubblicazione fotografica, Prism Interiors? E perché hai scelto proprio questo nome così evocativo, eppure così ineffabile?
Più che evoluzione, Prism Interiors è stato un esperimento, dove Jason Fulford ha fatto la selezione delle immagini, poi l’editing, il design e il titolo, lo ha curato interamente, raccontando a modo suo una storia, ma servendosi delle mie foto. The rainbow is Underestimated è, se posso dire, molto più completo e rappresentativo, sia come corpo di lavoro che come selezione, nel senso che viene fuori la mia ricerca di anni e ti porta nella mia dimensione.

Il nome è nato in italiano sarebbe "L’arcobaleno è sottovalutato" ed è nato da una scritta che incisi quando ero ragazzino su un tavolino di legno che poi ho ritrovato tutto impolverato qualche anno fa. Era il periodo in cui ho cominciato a far fotografie, l’ho vista e ho avuto come una connessione con il me bambino e quello che stavo facendo in quel momento. Quella frase sono io, e qualsiasi cosa faccia sarà sempre collegata a quella frase, non so come altro spiegarmi.

1562232919943-leone-e-la-gazzellafotografia_piero_percoco_estate

Credi che la quotidianità che immortali nelle tue fotografie sia sottostimata, come dice il titolo della pubblicazione di cui stiamo parlando?
Mai creduto! Mi spiego meglio: il “sottostimato” è sempre stato riferito proprio alla vita, la quotidianità, la gente abitudinaria che non si accorge più delle bellezze di cui siamo circondati, le piccole cose anche quelle più insignificanti, quindi si diventa tristi e frustrati e si desidera sempre di più o si desidera quello che hanno gli altri. L’esempio è appunto l’arcobaleno: quando compare lo si guarda e si pensa "sì, è bello, bellissimo!" ma poi finisce lì.

Dal mio punto di vista, se analizziamo l’arcobaleno non ha nulla da togliere a un’aurora boreale, solo che l’aurora boreale non è alla portata di tutti e bisogna organizzare un viaggio per andarla a vedere, ma l’arcobaleno per me è molto più interessante e incredibile. Una filosofia di vita che si collega alle mie foto, a quello che faccio e alla mia vita.

1562232957802-IMG_4267fotografia_piero_percoco_estate

Ho letto in una tua intervista che per te non conta il mezzo di cui ti servi per scattare un’immagine, ma che “scatteresti anche con una tazzina.” Un po’ mi hai ricordato Roger Ballen, che con un’estetica completamente diversa dice però la stessa cosa: non importa la macchina fotografica, importa la mano che la impugna e il cervello che la usa. Sei d’accordo?
Sono di questo pensiero da sempre. Da quando ho cominciato, non ho mai pensato prima al mezzo con cui fare fotografie, ma ho utilizzato appunto uno smartphone , un oggetto che ha chiunque. Se non è appunto con il cervello che facciamo le foto, (collegato ovviamente alle nostre esperienze e a tutta la nostra vita, l’infanzia, i traumi e l’educazione) allora saremmo degli automi.. Conosco il fotografo Roger Ballen e non avevo idea che anche lui dicesse questo! Ma penso o almeno mi auguro che tutti la pensino allo stesso modo!

1562232974766-Gommafotografia_piero_percoco_estate

Oltre al tuo lavoro più editoriale, so che hai anche realizzato dei servizi più vicini al mondo della moda, durante la Fashion Week. Abituato alla calma che pervade i tuoi progetti fotografici personali, come ti sei trovato a lavorare nel momento più frenetico della città?
Devo dire che è stata una follia! Essendo la prima volta in assoluto che mi trovavo in certi contesti, la prima cosa che ho pensato è stata "La gente sta di fuori!" In quei giorni ho visto una giungla di persone vestite la maggior parte delle volte come degli struzzi travestiti, in cerca di qualcuno che li fotografasse, a volte ero in totale imbarazzo per loro, ma questa è una cosa mia. Mi sono divertito un sacco comunque, è stata un’esperienza molto positiva. La rifarei volentieri.

1562232996032-IMG_4265fotografia_piero_percoco_estate

Hai definito la fotografia come “una sorta di terapia psicologica.” Ti andrebbe di spiegarci meglio questo concetto?
Ho capito e sto capendo tantissime cose di me stesso grazie alla fotografia. Mi sono sempre fatto delle domande, mi sono sempre chiesto: "Che sto facendo? Perché lo sto facendo? Perché ho fotografato quella persona? Perché?“ Ad alcune domande non so ancora rispondere, ma credo che in un certo senso fotografo tutto il mio disagio di vita attraverso i soggetti, i dettagli e le cose di fondo. Non sono davanti all'obiettivo, questo è vero, ma io comunque fotografo me stesso? Sto ancora studiando, e non la smetterò mai.

1562233125931-tigerfotografia_piero_percoco_estate

Cosa ti piacerebbe arrivare a fare? Dove vorresti essere tra cinque anni?
Mi piacerebbe lavorare a livello redazionale, curare una parte di una rivista per esempio, mi piace molto la parte del photo editing. Tra cinque anni vorrei essere in una bella casa nel nulla, e tenere workshop sull’identità, arrivare insieme ad acquisire una propria identità. Oppure trasformarmi in una tigre e vivere nella giungla in India.

1562233084357-thumbnail_D419FA2D-8006-4BCA-8A13-D957869CAE80fotografia_piero_percoco_estate

È possibile acquistare The Rainbow is Underestimated edito da Skinnerbooks qui.

1562233064393-078fotografia_piero_percoco_estate

Segui i-D su Instagram e Facebook

Guarda anche le immagine della fotografa Carmen Colombo, che sempre di Italia parlano, ma in modo completamente diverso:

Crediti


Intervista di Laura Ghigliazza
Fotografia di Piero Percoco