achilles ion gabriel è l'enfant terrible del design di scarpe

Ha lavorato per Marni, Sunnei, e Courr​èges. Ora ha lanciato il suo brand personale, e per l'occasione gli abbiamo fatto qualche domanda.

di Amanda Margiaria
|
27 febbraio 2019, 9:56am

Achilles Ion Gabriel sembra un personaggio uscito da un romanzo russo di fine Ottocento, nonostante il nome ricordi più l'Antica Grecia che Dostoevskij. È un gentiluomo che sa apprezzare le frivolezze dell'esistenza terrena e affronta ogni nuovo giorno all'insegna della leggerezza. Il suo motto? Mai prendersi troppo sul serio. Ché tanto da questa vita non ne usciremo mai vivi. In linea con la sua personale filosofia di vita, Achilles di lavoro fa l'artigiano calzaturiero. Certo, potremmo anche definire quello che fa servendoci dell'übercool espressione inglese shoe designer, ma per lui la componente artigianale del processo manifatturiero è essenziale, quindi meglio scegliere la prima opzione.

Come tutto ciò che lo riguarda, anche il percorso professionale che ha seguito negli anni è inconsueto. Subito dopo la laurea alla HAMK University of Applied Sciences di Hämeenlinna (in Finlandia, paese dove Achilles è nato e cresciuto) nel 2012 decide trasferirsi a Parigi e lanciare il suo personale (e omonimo) brand di scarpe. Suole e tomaie delle calzature vengono prodotte a mano da esperti artigiani nell'isola spagnola di Minorca. Il design è innovativo, ma senza forzature. Ovviamente, la cosa funziona e il lavoro di Achilles inizia a farsi notare su scala internazionale.

La voce di questo giovane talento che sa unire linee classiche, artigianalità e coolness arriva anche a Milano, più precisamente alle orecchie di Consuelo Castiglioni prima, che lo vuole nel suo team in casa Marni, e Francesco Risso poi. Achilles lavora con il brand come consulente, ma intanto porta avanti altri progetti paralleli, collaborando con marchi e designer di spicco del calibro di Sunnei, Cédric Charlier, Esteban Cortazar, Charlie May e Courrèges.

Arriva il 2019 e Achilles decide di buttarsi nuovamente nel suo omonimo marchio personale. Questa volta, però, non ci saranno esclusivamente calzature. La collezione di debutto comprende infatti anche alcuni capi d'abbigliamento (principalmente maglieria) e occhiali da sole. La base è a Parigi, ma le influenze arrivano da mille angoli diversi del mondo.

Incuriosita dall'eclettismo di questo personaggio, ho contattato Achilles per fargli qualche domanda. Ovviamente, le risposte sono da manuale per adorabili, geniali enfant terrible.

1551189770035-fotografia_lookbook_ACHILLES_ION_GABRIEL8f18a871-dc66-4f3a-83de-ba8630290afe

Dopo aver lavorato a lungo come consulente di shoe design per altri brand come Marni e SUNNEI hai deciso oggi di (ri-) lanciarti nella tua personale avventura, Achilles Ion Gabriel. Perché questa scelta?
Amo i progetti che faccio per altri brand. E continuerò a farli, non temere. Avere un tuo brand personale, però, significa avere uno spazio, fisico e non, in cui puoi fare tutto quello che ti va di fare. E in questo momento mi sento esattamente così. Ci sono giorni in cui voglio fare solo ciò che mi va, senza dover seguire la visione di nessuno. Mettiamola così: avevo bisogno di potermi esprimere in totale libertà creativa.

1551189779440-fotografia_lookbook_ACHILLES_ION_GABRIEL10a327f7-bc8f-4f13-b1d5-10fb1151809f

Sono curiosa: cosa fai nella tua tipica giornata lavorativa?
Mi piace svegliarmi molto presto. Per prima cosa rispondo alle e-mail, intanto faccio la tipica colazione parigina, che è composta da un sacco di caffè e sigarette. Se il tempo lo permette, mi piace passare le prime ore seduto nel mio giardino. Poi controllo la lista delle cose da fare, e se non ho meeting fuori casa evito anche di farmi la doccia. Però non resto mai in pigiama, mi vesto in modo diverso ogni giorno. Intendo dire che non sono uno di quei designer super cool che indossa solo jeans e t-shirt bianche. Trovo interessante vivere la mia vita indossando cose diverse.

Comunque, per brevità direi che io ho tre giornate lavorative tipo.

Nella prima ci sono io che corro da un incontro all’altro; sai, cerco di fissarli tutti nella stessa data, così non devo uscire per un paio d’ore tutti i giorni. Nella seconda giornata tipo resto a casa e disegno per ore e ore, di solito con qualche film o serie tv che mi tiene compagnia in sottofondo. Credo di aver visto tutti i documentari di Attenborough almeno 40 volte. Infine, nella terza (che devo ammettere è anche quella che mi piace meno) devo andare fuori Parigi per un qualche viaggio di lavoro. Non capisco come sia possibile che gli aeroporti siano così stati costruiti per essere così scomodi. Il volo invece non mi crea alcun problema, perché mi addormento ancor prima del decollo. E se viaggio dopo il tramonto mi concedo anche “un paio” di bicchieri di vino.

Insomma, la mia vita quotidiana è piuttosto noiosa. Di solito inizia poco prima dell’alba e si conclude verso mezzanotte. Sono una persona sia mattutina che notturna, ma trovo i pomeriggi davvero tediosi, perché inizio a perdere la concentrazione e fissarmi su tutto ciò che non è quello che devo fare davvero. Mi piace la quiete, e il giorno è tutto tranne che quieto.

1551189833633-fotografia_lookbook_ACHILLES_ION_GABRIEL52f75e43-604f-4807-8e6f-97afc42f0a48

Qual è il concept che ti ha guidato nella creazione di ION?
Per me non esiste un concept. Semplicemente, ION è una riflessione su ciò che mi piace o penso mi piaccia. Non prendo le cose troppo sul serio. Diciamocelo: il mio lavoro non è quello di cercare la cura definitiva per il cancro o cose simili. Certo, quello che faccio per me è importante, ma alla fine la moda fa parte dell'industria dell'intrattenimento, proprio come la musica e il cinema. Voglio semplicemente fare qualcosa che mi possa rendere felice e lavorare in modo da essere sentirmi soddisfatto. In fin dei conti, rimaniamo per un po’ su questo pianeta e poi moriamo. Perché non divertirsi, finché dura? Lo stesso vale per ION. Spero vi farà divertire, finché durerà.

1551189879587-fotografia_lookbook_ACHILLES_ION_GABRIELaa0cb9f2-1120-4a15-add2-d11029d9e39e

Com’è nato invece il tuo interesse per la moda? È qualcosa che porti con te sin dall'infanzia, o hai scoperto questa passione più avanti nel tempo?
Non credo di averlo mai raccontato a qualcuno prima, ma cucire vestiti per le Barbie delle mie sorelle e tagliare loro i capelli mi divertiva moltissimo. Poverette, ricordo che a volte mi prendeva l’ispirazione punk e mi sfogavo su di loro. Parlando più seriamente, comunque, credo l’interesse per la moda sia una cosa di famiglia: mia nonna disegnava cappelli e abiti da sera, mentre mio nonno dipingeva i paesaggi più belli che io abbia mai visto.

Mia madre, invece, era una scultrice prima di entrare nel mondo del business. Sono cresciuto su una tomba finta, praticamente. Mia madre aveva un atelier di pietre tombali proprio accanto alla casa in cui soo cresciuto. So che è un cliché, ma mia madre è davvero il mio eroe. È completamente fuori di testa. Anche mio fratello è un artista. Credo che questa urgenza di creare cose con le mani scorra nel nostro sangue.

Dopo la maturità ero abbastanza convinto che iscrivermi alla facoltà di Architettura fosse la cosa giusta, ma quando ho scoperto che avrei potuto anche studiare shoe design, ho pensato subito: "Non conosco nessuno che disegna scarpe per lavoro, quindi voglio farlo io." Andare a scuola era un incubo per me, perché se l’argomento non mi interessava nella maggior parte dei casi interrogazioni e verifiche andavano male. Poi alla fine me la cavavo sempre, un po’ era fortuna, un po’ il fatto che sorrido spesso. Sai com’è, la bellezza svanisce quando si invecchia, invece si può essere sciocchi a qualunque età.

1551189917386-fotografia_lookbook_ACHILLES_ION_GABRIELIMG_1659

Nel comunicato stampa citi “l’artigianato, l’arte di essere sciocchi, la mitologia nordica e il punk, insieme a un’eccentricità gentile” tra le ispirazioni principali per questa collezione di debutto. Ti va di spiegarci meglio questa frase?
Ammiro l’artigianato, e sì, penso che la moda non potrebbe (o dovrebbe) esistere senza un solido comparto manifatturiero alle spalle. In quanto designer di scarpe, penso alle abilità artigianali in modo molto specifico, perché l’obiettivo finale è sempre quello di creare un oggetto che faciliti un’azione precisa, cioè camminare. I limiti che il piede impone nel design mi stimolano molto più di quanto non riescano a deprimermi.

L’arte di essere sciocchi, invece, si lega a quanto dicevo prima sul non prendere la vita troppo sul serio. Perché dovrei, del resto? L’eccentricità, poi, è solo un modo per riuscire a essere soddisfatto della persona che sono a livello estetico. Unisci l’eccentricità alla gentilezza ed esce fuori una combo incredibile, estremamente seducente. La vedo come l’esatto opposto del trend dello streetwear, che è terribilmente deprimente, perché chiede ai suoi adepti di essere il più tristi e ironici possibile.

La mitologia, specialmente quella nordica, mi ha sempre affascinato, come il Kalevala finlandese, l'epica vichinga e così via. Mi basta guardare un’immagine o qualche simbolo e non riesco più a staccare gli occhi. Sicuramente anche le storie che hanno alle spalle sono interessanti, ma devo ammettere che ad attrarmi è l’estetica, più che la storia in sé.

1551189906683-fotografia_lookbook_ACHILLES_ION_GABRIELimage1

Quello che mi piace della tua collezione è che si tratta di un patchwork di collaborazioni e culture diverse. Le scarpe sono made in Italy, gli occhiali da sole made in Japan e la maglieria è stata prodotta in Macedonia. Come sei riuscito a unire approcci e tradizioni così diverse tra loro in un solo brand?
Per come la vedo io, il mondo intero è un patchwork, quindi perché non dovrebbe esserlo anche la mia collezione? Prendiamo me stesso come esempio: sono un ragazzo finlandese che vive in pianta stabile a Parigi con un fidanzato svedese in una casa costruita da un gioielliere armeno negli anni ‘30. Per me la vita stessa è un insieme di culture, idee politiche e società.

ION è un brand pensato per chi vuole vestirsi per piacere a se stesso, non per gli altri. In che modo la collezione rende possibile l’attivazione di questo meccanismo così semplice e allo stesso tempo importante?
Pensare a noi stessi, e non a ciò che gli altri pensano di noi, è essenziale. È facile, pigro e assolutamente non d’ispirazione vestirsi indossando solo i cinque brand più cool della stagione. È come se arredassi tutta casa tua solo con mobili Ikea, quadri alle pareti compresi. Sarebbe impossibile capire qualcosa della persona che vive lì. E a me interessa moltissimo capire le persone. So che oggi dare l’impressione di essere vuoti e non avere personalità va di moda… ma il mondo è quel che è. Non giudico nessuno, semplicemente, io mi sento così.

1551193968633-fotografia_lookbook_ACHILLES_ION_GABRIELe42ea961-ad2e-491e-ac54-2108a9b03fc7

E ora qualche domanda sciocca, perché a una persona che ama l’arte dell’essere sciocchi non si può chiedere altro… Quindi: se fossi un pastello, di che colore saresti e perché?
Sarei un pastello inesistente, quello che si usa per sfumare i colori gli uni con gli altri.

Hai una poesia preferita?
Amo Surge di Etel Adnan, la trovo una poesia estremamente concreta. Ogni verso è un inno alla sua intelligenza, e lo trovo fantastico.

Eri un bambino esuberante?
Decisamente no. Ero terribilmente timido. Quando ero piccolo, le mie sorelle e mia mamma erano i miei unici amici. Sono ancora piuttosto timido, ma con il passare del tempo ho imparato a convivere con questo mio tratto. La mia paura più grande in assoluto è rimanere bloccato in mezzo a una folla enorme di persone.

Finisci questa frase: a 16 anni avevo un’idea completamente sbagliata…
Sul sesso. Pensavo fosse qualcosa di sporco. Eppure la mia famiglia è molto liberale, il sesso non è mai stato un tabù in casa nostra. Vai a capire che mi passava per la testa!

Se ti dicessero che per il resto della tua vita potrai ascoltare una sola canzone, leggere un solo libro, guardare un solo film e parlare con una sola persona, chi e cosa sceglieresti?
Libro: Essere e Tempo di Heidegger. Canzone: qualcosa di calmo, come Spiegel im Spiegel di Arvo Pärt. Film: un documentario sugli oceani, non importa quale. I documentari sugli oceani sono mai abbastanza. Persona: difficile dare una risposta qui, probabilmente alla fine sceglierei una delle mie sorelle.

La peggior battuta che tu abbia mai sentito?
Tolta l’elezione di Trump e Brexit? Beh, in realtà se sei bravo a raccontare storie anche le peggiori battute possono essere divertenti. Conta più chi racconta di cosa racconta. Io, ad esempio, non so raccontare le barzellette. Ma sono bravissimo a fare commenti sciocchi e mai troppo appropriati. Comunque, le peggiori battute sono quelle politicamente corrette.

Descriviti con tre aggettivi. Unica regola: tutti e tre devono iniziare con la lettera "m".
Malizioso, malnutrito e meticoloso.

Segui i-D su Instagram e Facebook

Cos'è la moda oggi? Ogni designer ha una sua risposta. Qui trovi quella di Giorgio Di Salvo, mente dietro il brand milanese United Standard, che da oltre 15 anni si muove nel panorama streetwear internazionale:

Crediti


Testo di Amanda Margiaria
Immagini su gentile concessione di Ion

Tagged:
marni
shoe designer
achilles ion gabriel
interviste di moda
stilisti emergenti