la storia mai raccontata della scena hardcore di istanbul negli anni '90

"Aver fondato delle band punk in una città conservatrice e musulmana come Istanbul è la prova che tutto è davvero possibile".

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nov 9 2018, 2:31pm

Due bambini sono coricati sul divano del soggiorno di casa e abbracciano la loro madre. Uno dei due indossa la t-shirt della band metal tedesca Grinder. Io e Mu Tunç stiamo osservando questo ritratto di famiglia a 8.000 km di distanza, ma anche da qui riesco a sentire la voce che gli trema per l'emozione. Siamo su Skype, ed è la nostra prima chiacchierata dopo aver ricevuto via email il suo enorme portfolio intitolato "Mio Fratello & L'Evoluzione Della Scena Punk/Hardcore Di Istanbul".

Mu Tunç ha 31 anni, fa il filmmaker e oggi vive a Los Angeles, dove sta lavorando al suo secondo film. "Questa è casa nostra e questa è una foto incredibile", dice. "Io sto facendo il gesto delle corna con le mani e non ho neanche quattro anni. Non è come vedere la foto di qualcuno che ascolta un disco punk a Berlino o New York. Quella turca era ed è una cultura piuttosto conservatrice. Il fatto che questa foto esista...". Si blocca per qualche istante, prima di concludere: "È assurdo".

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Mu è cresciuto in una casa tranquilla nel distretto borghese di Merter, appena a nord dell'autostrada E5 di Istanbul. Suo padre, Altan, lavorava per l'ufficio governativo, un posto fisso che aveva accettato quando la madre di Mu, Olcay, rimase incinta di suo fratello Orkun nell'inverno del 1976. Altan era stato un cantante prima di allora, vincendo una competizione a livello nazionale e firmando a metà degli anni '70 un contratto con una delle maggiori case discografiche turche, la Melek Plak (Angel Records). In quello stesso periodo l'escalation delle tensioni tra destra e sinistra stava raggiungendo l'apice, e Altan ha visto la sua fiorente carriera terminare bruscamente dopo il sanguinoso colpo di stato del 1980, quando 50 persone furono messe a morte, 500mila arrestate e altre centinaia lasciate morire in prigione.

"L'esercito stava prendendo il controllo e voleva che tutti lo seguissero", dice Mu, riferendosi alla leva obbligatoria a cui è stato costretto il padre. "È tornato 18 mesi dopo, ma la sua carriera era finita. Nessuno nel mondo della musica si ricordava di lui. L'esercito aveva rivoluzionato l'industria dell'intrattenimento, e la sua musica era considerata troppo artistica per il mercato." Era il momento che suo figlio si facesse avanti.

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Orkun nacque nell'estate del 1977, circa un mese dopo che i Sex Pistols tentarono di interrompere le celebrazioni per la Regina Elisabetta suonando God Save the Queen da una barca sul Tamigi. Nove anni più grande di Mu, Orkun diventò l'idolo del fratellino. Mu ne seguiva ogni mossa, dalla musica che ascoltava ai vestiti che indossava. "Mio fratello e i suoi amici stavano vivendo il loro momento da adolescenti cool", ricorda. "Ascoltavano band sconosciute, bevevano Coca Cola e avevano sempre, rigorosamente scarpe da ginnastica bianche".

Dopo il colpo di stato, l'unico modo per stare al passo con la musica occidentale erano i dischi di contrabbando. Arrivavano nel paese grazie ai piloti di aerei, e venivano poi smerciati dai ragazzi del posto, che li copiavano su cassette contenenti due o tre album alla volta. Uno dei più famosi era Eloy Hakan, un ex venditore ambulante che aveva accumulato una collezione di 4000 cassette rock e metal dopo il colpo di stato e le vendeva in un negozio nel quartiere popoalre di Bakırköy simile a una caverna, con le pareti tappezzate di poster. Fu qui che un Orkun adolescente scoprì per la prima volta l'hardcore tramite i pezzi delle band americane D.R.I e M.O.D..

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Estensione della scena punk di Los Angeles, anche per gli standard odierni la hit dei D.R.I. Beneath the Wheel (1989) suona ancora come una botta di adrenalina in pieno petto. Quello stesso brano per un bambino di 12 anni cresciuto sotto il pugno di ferro di Kenan Evren—il generale che guidò il colpo di stato militare—è stato trascendentale. "Con i D.R.I. Orkun ha trovato musica", spiega Mu. "È grazie a loro che lui e i suoi amici si sono avvicinati a un tipo di sonorità totalmente estranea all'ambiente circostante; un fatto più unico che raro nella Turchia di allora".

A suon di cassette fornite da Eloy, Orkun iniziò così a espandere il suo panorama musicale, arrivando a conoscere gruppi come Suicidal Tendencies, S.O.D., Nuclear Assault, Slayer, Reactor e Tankard. Senza dire nulla al padre, andò in un negozio di musica e fece un accordo per comprare una batteria a rate. Quando Altan lo scoprì, andò fuori di testa, almeno secondo quanto dice Mu: non voleva che il figlio diventasse un musicista. Ma ormai era troppo tardi; Orkun e i suoi compagni di scuola passavano già i loro pomeriggi strimpellando in garage, organizzando concerti privati per i loro amici.

Mentre nel Regno Unito e negli Stati Uniti il punk era sinonimo di ribellione adolescenziale, per i ragazzi della Turchia degli anni '70—anche quelli di sinistra estrema—questo genere era un simbolo della decadenza occidentale, non solo delle istituzioni contro cui si ribellava. Dieci anni dopo l'arrivo del punk nella vicina Europa, però, in un piccolo garage nella periferia di Istanbul qualcosa stava iniziando a cambiare. "Credo che questa sia una delle prime foto in assoluto in cui vediamo persone di cultura musulmana che fanno musica punk e hardcore", dice Mu riferendosi a uno scatto in cui sei ragazzini in blue jeans ballano spensierati. "Non capivano che tipo di musica stavano facendo, né qual era il suo significato. Si divertivano, e basta." La Turchia stava finalmente vivendo il suo momento punk.

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Stanchi dell'apatia politica degli anni '80, una serie di band cominciò a emergere dai sobborghi di Istanbul. Facendo concerti improvvisati come quelli di Orkun, una nuova ondata di adolescenti ha scritto canzoni che parlavano di antinazionalismo, razzismo, ingiustizia sociale, consumismo e diritti degli animali. Guardavano al di fuori dei confini del loro paese, e lo facevano in un momento in cui anche le istituzioni stesse stavano iniziando ad aprirsi, almeno economicamente e grazie soprattutto al nuovo presidente Turgut Özal. Facevano girare la loro musica su cassette fatte in casa e comunicavano tra loro sulle pagine delle fanzine di cui erano creatori, autori e lettori.

Sebbene sia ormai nozione comune che furono gli Headbangers nel 1987 il primo vero gruppo punk del paese, dobbiamo arrivare al luglio 1992 per vedere una scena abbastanza consistente da mettere su un festival hardcore, il Punk HC Fest, tenutosi nella capitale di Ankara. "Erano così orgogliosi di questa foto", commenta Mu mentre guardiamo un'immagine che ritrae la prima band di Orkun, i Violent Pop, di fronte a una serie di poster, tra cui quello della prima band punk tutta al femminile della Turchia, le Spinners. "Oggi la gente è molto più aperta, ma non sono certo che questo genere di cose potrebbero ancora esistere", dice sospirando. "Il nostro governo è così conservatore, che ormai l'Occidente crede che qui sia tutto morto a livello culturale. Ma non è così: qui sono successe cose davvero interessanti. E queste immagini ne sono la prova".

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Se servissero ulteriori prove a sostegno delle parole di Mu, basta ascoltarsi qualche pezzo di queste band. Nel 1994, il secondo gruppo di Orkun, i brillanti e caotici Turmoil, hanno fatto la storia diventando insieme ai Radical Noise e ai Necrosis uno dei primi gruppi hardcore turchi a pubblicare i loro dischi all'estero, l'ACOUSTIC GRINDER, in collaborazione con un gruppo grindcore belga. "In pratica, hanno registrato i loro pezzi su una cassetta, poi l'hanno spedita per posta in Belgio", spiega ridendo Mu. "Non c'era internet, ma in qualche modo sono riusciti a mettersi in contatto con queste persone e produrre un disco". Dopodiché ci furono lavori con gli Inkisição dal Portogallo, i Depress dalla Malesia e i Regeneracion dal Messico. Nell'aria c'era anche un'uscita con i Doom, una delle band più importanti nella storia del punk mondiale, ma i Turmoil non hanno saputo riconoscerne il potenziale e alla fine non se n'è fatto nulla.

"I Turmoil hanno iniziato a fare sempre più concerti, formando nuove band che collaboravano spesso tra loro", dice Mu. "Hanno dato vita a una scena in una città in cui oggi non c'è letteralmente nessuna scena culturale. I loro testi risalgono a più di 20 anni fa, ma sono ancora attuali, perché parlano di eco-terrorismo, omofobia, ed estremismo islamico".

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Arriviamo così alle fine degli anni '90, quando la scena hardcore della Turchia era quasi estinta. Fu un periodo di panico morale che ha raggiunto l'apice nel 1999 con l'omicidio di un'adolescente da parte di alcuni ragazzi fan del metal e del Satanismo. L'avvenimento diede vita a un disprezzo nazionale per la musica alternativa. Orkun, che aveva sofferto per la disapprovazione paterna di fronte alla carriera che si era scelto, ha subito un attacco cardiaco all'età di 23 anni che lo ha portato a rimanere in un reparto di terapia intensiva per oltre due mesi. Il punk era finito - destinato a rimanere un breve, acuto, elettrizzante shock per la cultura giovanile del paese.

Per raccontare e diffondere la storia della scena hardcore di Istanbul, Mu ha realizzato un lungometraggio, ARADA, basato sulle sue esperienze, ripercorrendo i passi di un ragazzino punk che tenta di trovare un biglietto per una crociera in California la notte del suo compleanno. "Questo ragazzo si sente intrappolato a Istanbul", spiega Mu. "Pensa che se rimarrà diventerà un musicista fallito come suo padre. Pensa che l'unico modo in cui può realizzare i suoi sogni è lasciare Istanbul".

"Ecco perché questa storia è davvero importante", continua. "Non si tratta solo di un film. Riguarda tutti noi turchi. Riguarda il nostro orgoglio, perché dobbiamo dimostrare che viviamo in una città davvero fantastica. La folle vita di mio fratello e quella dei ragazzi con cui fondava band punk e hardcore in una Istanbul degli anni '90 dalle risorse ultra-limitate è la prova vivente che tutto è possibile. Spero che qualcuno leggerà questo articolo e capirà che l'energia underground è il motore trainante delle subculture." E chissà, quella persona potrebbe anche avere un garage vuoto.

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.