perché 'thirteen' è uno dei film sull'adolescenza più realistici di sempre

Sono passati 15 anni da "niente reggiseno, niente mutandine," ma quello che racconta è più attuale che mai.

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ago 23 2018, 3:31pm

Screenshot dal film Thirteen-13 anni.

"Colpiscimi."

Così si apre Thirteen-13 anni.

"Avanti, tanto non sento niente. Colpiscimi!" dice l'appunto 13enne Tracy alla sua amica Evie. Sedute sul letto e circondate da orsacchiotti e poster, stanno inalando del gas per aerosol che le fa ridere a crepapelle. Si schiaffeggiano a vicenda, tanto la botta ha anestetizzato i loro volti. Sono insensibili, non sentono niente. Sono adolescenti.

Nel 2003, la scena d'apertura di Thirteen ha insieme affascinato e terrorizzato i giovani spettatori di tutto il mondo. Ma quella violenza senza scopo non è stata messa lì solo per traumatizzare il pubblico; al contrario, incarnava il messaggio del film diretto da Catherine Hardwicke: qualcosa non va nelle vite delle protagoniste, e le loro azioni sono un sintomo di questo malessere interiore.

Oggi questo film ha 15 anni, e rivedendolo da adulti è impossibile non accorgersi di quanto realisticamente sia rappresentato il passaggio dall'infanzia all'adolescenza. Forse per la prima volta in assoluto, Thirteen ci ha detto senza tanti giri di parole che la vita, a volte, altro non è che un bel ceffone in piena faccia. È un film precoce e sovversivo, che deve molto della sua crudezza al fatto che parte della sceneggiatura sia stata scritta proprio da una delle due protagoniste, Nikki Reed. È un film ancora attualissimo, non solo perché raccontato da un punto di vista femminile, ma anche perché affronta in modo diretto temi come autolesionismo, autodistruzione e pressione esterna. Non c'è un adulto che cerca di ricordare (e scrivere) come si sentiva a 13 anni. C'è un'adolescente che prova sula sua pelle cosa significa avere 13 anni.

Spesso i film sull'adolescenza raccontano una versione romantica o romanzata di questa età, ma non Thirteen. Ed è proprio questa sua capacità di evitare stereotipi e luoghi comuni a renderlo uno dei film più realistici del genere. Inoltre, per Nikki stessa scrivere la sceneggiatura è stato un modo per superare alcuni traumi e raccontare quanto facile sia finire nella compagnia sbagliata. A trasformare questa sorta di diario segreto dialogato in un film a tutti gli effetti è stata l'allora fidanzata del padre, Catherine Hardwicke, che ha debuttato alla regia proprio con Thirteen. "Non hai 13 anni, non puoi capire," ha ripetuto spesso alla matrigna Nikki in fase creativa, aggiungendo durante un'intervista che "non ho fatto questo film perché voglio fare da psicologa a qualcuno." Insieme, le due sono riuscite a raccontare una storia autentica, che racconta i casini e i drammi dell'adolescenza senza forzature.

Sebbene Nikki volesse parlare della sofferenza provata sulla sua vita, Catherine, suo mentore e sua collaboratrice, si è resa conto della necessità di creare una narrazione che catturasse l'attenzione del pubblico—e specialmente quella delle giovani ragazze. Così, ha iniziato a lavorare al film con un obiettivo preciso in mente: "Volevo dar vita a un dibattito. Volevo qualcosa in cui i giovani e le loro madri potessero riconoscersi, così da capire che non sono soli." E invece ha generato il panico collettivo, perché Thirteen ci ha sbattuto in faccia i comportamenti autodistruttivi, folli ed estremi di due 13enni che si comportano da adulte e passano le loro giornate drogandosi.

Ma ciò che nel 2003 ha davvero messo in stato d'allarme l'opinione pubblica vale anche per chi guarda questo film per la prima volta nel 2018. La nostra società si sta facendo più comprensiva e tollerante; parliamo sempre più apertamente di salute mentale e difficoltà legate alle pressioni sociali, ma il dolore adolescenziale che si percepisce in Thirteen è valido ancora oggi.

Screenshot da Thirteen.

Bryce ha 17 anni ed è di Houston, Texax. Mi racconta che dopo aver visto alcuni screenshot del film su alcuni profili Instagram dedicati ai film di culto, si è sentito quasi obbligato a guardare Thirteen. "Non mi ero mai rispecchiato così profondamente in un film," dice. "È uno dei più belli, realistici e autentici che io abbia mai visto. Non credo ne esistano di simili, perché ti racconta davvero com'è essere adolescenti, ricordandoti anche che alla fine le cose si sistemeranno, non importa quanto grave ti sembri il casino in cui sei andato a ficcarsi. Penso che questo sia un messaggio molto importante; spesso da adolescenti abbiamo bisogno di questo tipo di rassicurazioni, altrimenti i problemi ci consumano."

Oggi gli adolescenti possono parlare in modo più libero e aperto di salute mentale, principalmente grazie a internet. È qui infatti che i giovani hanno scelto di raccontarsi e confidarsi, ispirandosi a film come Thirteen proprio per la loro capacità di raccontare le cose come stanno, senza filtri. Jazz, una 17enne di Parigi, commenta così il meccanismo in questione: "questo film ti fa vedere com'è essere adolescenti. Vogliamo essere liberi, ma questa libertà ci fa sentire incompresi da tutti gli altri."

Screenshot da Thirteen.

Tuttavia, sia Byrce che Jazz hanno sottolineato che le gerarchie sociali del liceo su cui Thirteen si concentra non esistono più nell'era dei social media, né tantomeno i comportamenti da bulli dei suoi personaggi. I problemi adolescenziali e il desiderio di adattarsi sono elementi tipici della narrazione per teenager, presenti nella cultura pop e nelle nostre vite ben prima dell'uscita di Thirteen (vedi: I Dolori Del Giovane Werther, pubblicato nel 1774); anche se alcuni aspetti della sua trama sembrano oggi in qualche modo datati, è innegabile si tratti di un film rivoluzionario per il cinema indipendente, che si è addentrato in luoghi mai esplorati prima, raccontandolo con schiettezza.

È per questo che Thirteen è, per certi versi, un film in anticipo sui tempi, più simile a prodotti televisivi del 2018 che a quelli del 2003, come Thirteen Reasons Why, The Edge of Seventeen ed Eighth Grade, in cui non è raro vedere adolescenti infelici e arrabbiati che cercano di affrontare al meglio la vita quotidiana. E se è vero che le adolescenti ribelli come Tracy e Evie sono mai state una rarità al cinema, Thirteen ha saputo portare questo personaggio all’ennesima potenza. Così estremo e contemporaneamente così vicino a tutti noi, 15 anni dopo il suo debutto è impossibile non percepire l’estasi distruttiva di quelle ragazze che si picchiano a vicenda in una cameretta per bambini, perché anche oggi, siamo perseguitati da quanto possa essere doloroso avere tredici anni.

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