Fotografia di Piotr Niepsuj

chi (e come) sceglie i volti che vediamo in passerella?

Incontriamo Rachel Chandler e Walter Pearce, fondatori di Midland, l'agenzia di casting che ha rotto con le vecchie regole dell'industria e propone modelli e modelle dalla bellezza ibrida, fluida e anticonvenzionale.

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apr 9 2018, 10:07am

Fotografia di Piotr Niepsuj

I nuovi ideali di bellezza crescono in una terra di mezzo chiamata Midland Agency, dove si respira finalmente un senso di libertà e creatività fuori dagli schemi. Di questa agenzia di casting abbiamo già parlato qualche tempo fa, ma quando Rachel Chandler e Walter Pearce—i due co-fondatori di Midland— sono passati a Milano per un casting italiano ne abbiamo approfittato per intervistarli e farci raccontare meglio la filosofia dietro il loro lavoro.

Rachel e Walter si sono conosciuti a New York e poco meno di due anni fa hanno deciso di mettersi in società creando Midland Agency, che si è rapidamente affermata come una delle agenzie di casting più vitali e iconoclaste dell'industria della moda. Il loro metodo di ricerca del bello unisce modelli e modelle di agenzie tradizionali, talenti trovati sui social media e molto street casting, offrendo così proposte estetiche dinamiche e inaspettate, che abbiamo poi visto sfilare per alcuni dei brand più acclamati, da HBA a Balenciaga.

Nelle ultime stagioni il sistema moda si è attivato per rappresentare uno spettro demografico sempre più ampio. È molto importante che questo cambiamento della percezione della bellezza non diventi un trend del momento, ma che questo messaggio universale rimanga nel tempo.
Rachel: Sicuramente è molto importante, anche perché altrimenti non avremo più lavoro la prossima stagione! Scherzi a parte, abbiamo l’opportunità di dare voce a più persone e dare visibilità a modelli estetici diversi.

Walter: Sono giovane e tutto è nuovo per me, ma se faccio un paragone con due anni fa, ogni stagione è sempre meglio. Ho avuto da subito l’opportunità di lavorare con designer che hanno fatto una grande differenza, sfumando i confini di razza e genere, ma mi sembra che adesso questa voce si stia consolidando e non sia più un trend di stagione, per fortuna.

Anche i social media hanno sicuramente influito e stanno aiutando tantissimo questo processo di sensibilizzazione. Se alcuni brand comunicano messaggi sbagliati la community lo fa subito presente.
W: È da un po' che seguo il profilo Instagram @moremodelsofcolor e mi piace moltissimo. Sta veramente facendo una differenza; vorrei in qualche modo collaborare con loro, perché alla fine di ogni sfilata importante pubblicano una sorta di statistica molto oggettiva sul casting di chi ha sfilato. I loro commenti o le loro denunce sono sempre accurate e molto oneste. Quindi credo che attraverso i social media sia possibile avere più informazioni, e le case di moda sono "socialmente" monitorate. Se fai qualcosa di sbagliato la community lo nota subito.

R: La gente ha una voce adesso. Anni fa non c’era modo di comunicare in modo immediato se qualcosa non funzionava. Ora invece c’è la possibilità di comunicare in modo diretto, anche con i designer. Alcuni brand e stilisti hanno saputo sfruttare questa nuova occasione, parlando al loro pubblico senza filtri.

W: Certo, prendiamo ad esempio Dolce e Gabbana: Domenico e Stefano si espongono in prima persona, scatenando sui social ogni sorta di dibattito, senza necessariamente parlare dei loro abiti.

Fate molti casting scegliendo anche modelle dalle altre agenzie. Avete trovato delle proposte più diversificate in cui sono rappresentati più gruppi sociali in modo omogeneo?
W: In generale si, ma non sempre. A volte le agenzie rappresentano ragazze di colore che hanno dei tratti somatici molto commerciali, ma è sbagliato, perché magari editorialmente non sono cosi interessanti. Forse le agenzia hanno ancora paura che queste modelle non possano lavorare abbastanza, e quindi scelgono appunto quelle più commerciali.

R: L’ideale sarebbe arrivare a un punto in cui non sia più necessario parlare di diversity. Il semplice fatto che stiamo ancora portando avanti questa conversazione dimostra che non siamo ancora arrivati a eliminare completamente le differenze, speriamo un giorno di poter veramente dare per scontato che siamo tutti uguali.

Lo street casting sostituirà i modelli e le modelle delle agenzie?
R: No, non credo. La moda lavora sulla percezione di una fantasia, è sempre aspirazionale, quindi siamo molto interessati a modelle e modelli professionisti, non solo a street casting. Troviamo ideali di bellezza che possono rappresentare tutti.

W: Non tutti possono sfilare. Dopotutto i nostri clienti vogliono vendere i loro vestiti, la nostra idea di bellezza a volte funziona con street casting, ma in altri casi è importante lavorare con modelle e modelli professionisti.

R: È giusto che ogni persona si possa riconoscere nei personaggi che sfilano, ma questo non vuol dire che ognuno potenzialmente possa sfilare in passerella. Ogni giorno riceviamo moltissime candidature di gente che si propone per shooting fotografici o sfilate, ma non tutti sono adatti alla passerella o a servizi editoriali.

I vostri casting sono comunque tra i più interessanti, proprio perchè abbracciano diversi generi ed etnie.
W: Lavoriamo con tanti tipi diversi di bellezza. Ad esempio, quando lavoriamo con Shayne Oliver facciamo casting con una certa idea di bellezza in mente, poi quando lavoriamo con Gucci i canoni cambiano, dipende molto dal brand e dalla collezione.

R: Esatto, dipende dalla vestibilità delle collezioni. Alcuni brand sono adatti e vestono bene anche corpi più formosi. Come Balenciaga, che ha diversi capi che funzionano bene con una gamma più ampia di taglie.

In pochi mesi avete già lavorato con tantissimi brand, da Echkaus Latta a Barneys. Ma qual è stato il primo brand per cui avete fatto casting insieme?
R: Mentre andava a scuola, Walter lavorava come stagista per Hood By Air. Io invece avevo iniziato a lavorare con Shayne tramite Akeem Smith. Scattavo con Akeem, poi capitava che facessi anche il casting, perché mi piaceva fotografare persone che conoscevo, più che modelli. Ad un certo punto tutti erano interessati ai miei casting, cosi ho pensato di abbandonare la fotografia e chiamare Walter, che era bravissimo nel trovare volti davvero speciali. Abbiamo unito le forze ed è nata Midland, esattamente 18 mesi fa. Poi ci siamo resi conto che alcuni designer lavoravano in modo continuativo con i modelli che gli proponevamo, cosi abbiamo pensato fosse naturale oltre ai casting costituire un’agenzia e avere un portfolio di talenti da proporre con continuità.

La vostra agenzia è ibrida e fluida, come i vostri casting.
R: Abbiamo sicuramente un’impostazione diversa rispetto alle altre agenzie. Non chiediamo ai nostri modelli di investire soldi per crearsi un portfolio, molti di loro lavorano anche in altri ambiti e capita che siano scelti per scatti di moda o sfilate. Diamo a queste persone l’opportunità di intraprendere una strada diversa, a volte funziona molto bene, e la loro carriera come modelli decolla velocemente, per altri è meno veloce, dipende. È un modo più fluido di gestire il lavoro, senza pretese immediate o aspettative troppo alte.

Crediti


Testo Gloria Maria Cappelletti
Fotografia di Piotr Niepsuj