Bottega Veneta S/S 2020

daniel lee e il suo secondo, rivoluzionario, capitolo da bottega veneta

"Voglio che sia audace—altrimenti qual è il punto?"

di Osman Ahmed
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23 settembre 2019, 3:40pm

Bottega Veneta S/S 2020

È un momento raro quello in cui una sfilata riesce a catturare lo spirito culturale del tempo e a risuonare a livello più ampio, mantenendo tuttavia la conversazione incentrata su come ci vestiamo e cosa vogliamo comprare quando mettiamo piede in un negozio.

E la sfilata di Bottega Veneta per la Spring Summer 2020 è stata proprio questo: un momento di moda, un evento da segnarsi sull'agenda. Era la prima sfilata del secondo anno di Daniel Lee al timone del brand, che ha presentato il suo progetto per i nostri armadi attraverso una collezione sicura e diretta che aveva come fulcro i vestiti. Oltre che le borse e le scarpe, certo. "Questa sfilata serviva per consolidare gli elementi che ci hanno resi conosciuti," ha commentato lui stesso dopo la sfilata.

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"Voglio che sia audace, altrimenti qual è il punto di tutto ciò? Che tu lo ami o lo odi, almeno senti qualcosa. Non vedo il senso di disegnare vestiti se non si ha qualcosa da dire.” Cosa rivela esattamente la sua collezione? Beh, probabilmente rende facile immaginarsi in quei vestiti, non esagerati o complicati, era davvero desiderabile e interessante. Anche l'abbigliamento maschile era molto più indossabile, questa volta: il capo chiave è stato rappresentato da un maglione slinky, un blazer squadrato, bermuda in pelle e mocassini indossati con calzini. Per quanto riguarda il womenswear, invece, tutto sembrava essere più leggero, incentrato su maglie sinuose, attorcigliate attorno al corpo—alcune con perline simili a quelle dei coprisedili, altre con scollature asimmetriche.

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Lee ha posto l'accento su abiti che si accompagnano alla perfezione a gioielli importanti, grandi borse e ai tanto ambiti sandali della maison, ma combinandoli con trench squadrati e rendendoli perfetti anche per la sera, descrivendo così quel preciso momento prima di uscire di casa, quando ci si specchia nell'ingresso per controllare che sia tutto okay. Al collo di alcune modelle abbiamo visto anche sciarpe con stencil di scimmie e ananas in stile Matisse, che Lee stesso ha descritto come "sfacciate," spiegando tuttavia che si rifanno ad elementi grafici tipici del suo ready-to-wear.

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I critici più agguerriti hanno ormai deciso che il nuovo Bottega è il vecchio Céline—paragone dovuto anche al fatto che Lee stesso ha lavorato fianco a fianco con Phoebe Philo negli anni della sua direzione creativa. Alcuni accessori, come le scarpe dalla punta squadrata e giacche con tasche a conchiglia sono andate sold-out in pochi secondi (30, per la precisione, come confermato da un retailer); altri designer e marchi hanno presentato design molto, molto simili nelle loro nuove collezioni; entrambi segni di quanto pervasiva stia diventando quell'estetica. E per la prossima stagione prevediamo che il successo nella sezione accessori verrà bissato, tra décolleté zebrati a tacco medio, pochette intrecciate con manico in legno, mocassini in raso intrecciati per uomo e borse hobo indossate lungo il corpo. È interessante, comunque, notare che nessuno degli oggetti finora menzionati faccia affidamento su stampe logate o altri espedienti di branding.

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Circa Bottega Veneta e Daniel Lee in generale circolano un sacco di voci, commenti e giudizi. Tra coloro che vedono con favore la nuova direzione creativa, ad esempio, sono in molti a sottolineare come Lee non abbia ceduto alle lusinghe dei social media, mantenendo invece un basso profilo e curando ossessivamente la sua privacy. Non è su Instagram (o meglio, il suo profilo su Instagram non è pubblico, dato che ha menzionato che la sua famiglia gli gira spesso le foto di chi indossa i suoi vestiti su Instagram), ma contemporaneamente ha fatto sì che ogni aspetto di questa sfilata fosse perfettamente instagrammabile. Certo, Bottega Veneta è sempre stato sinonimo di "ricchezza in incognito", una di quelle secolari maison d'artigianato e pelletteria dall'altissima qualità manifatturiera. Basti pensare che il suo vecchio motto era: "Le tue iniziali sono sufficienti." E Lee sembra attingere proprio a questo concetto nello sviluppo della sua personale visione di Bottega Veneta, piuttosto che fare semplicemente riferimento a decenni passati o fantasie tratteggiate.

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Oggi che i brand hanno un ciclo di vita sempre più breve e molte case di lusso hanno adottato un approccio più di massa, tra sovradistribuzione, costanti lanci di prodotti, loghi che surclassano la qualità, branding che viene prima della sostanza, è tutto nelle mani di Bottega Veneta se vuole accelerare la sua inevitabile espansione. Il set della sfilata era una scatola di vetro in un palazzo di Via Senato con un pavimento in 3D e pouf in pelle, a testimonianza di quanto la posta in gioco sia stata rialzata. In questo momento, così emozionante, promettente e con un sacco di hype attorno, speriamo che Lee continui ad attraversare imperterrito i vocii durante la sua ascesa.

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Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK

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