Fotografia di Emily Monforte

Emily Monforte fotografa perfetti sconosciuti immaginandosi le loro personalità

Vi è mai capitato di inventarvi delle storie sulle persone che stanno in coda con voi al supermercato? Emily, quelle storie, le ha fotografate.

di Laura Ghigliazza
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06 dicembre 2019, 11:25am

Fotografia di Emily Monforte

Un angolo di strada dall’altra parte del mondo, un negozio di alimentari che diventa un luogo d’incontro. Emily Monforte, giovane fotografa americana, realizza immagini che danno vita a personaggi creati dal nulla, eppure sono reali. Per capirci qualcosa di più di questo progetto, l’abbiamo intervistata per chiederle quali sono le fasi del suo processo creativo e cosa le piace immaginare mentre va a fare la spesa.

intervista fotografa Emily Monforte
Angela

Hai un cognome italiano ma sei americana. Quali sono le tue radici?
Adoro il mio cognome, è veramente speciale per me. La famiglia di mio padre è italiana, arrivarono a New York dalla Sicilia intorno al 1910. Vorrei tanto saper parlare italiano. A volte mio nonno mi prende in giro alle cene con tutta la famiglia e io non capisco mai cosa dice.

Sono nata a Berkeley, in California, e ora vivo a Los Angeles. Ho fatto un sacco di lavori qui intorno. La luce è così bella, amo girare per i sobborghi fuori da Los Angeles, guardare le case e il modo in cui le persone curano i loro esterni, per me è come essere in un negozio di dolciumi.

intervista fotografa Emily Monforte
Eliza

In che modo ti sei avvicinata alla fotografia?
Mi sono innamorata della fotografia quando avevo forse 12 o 13 anni, nel momento in cui i miei genitori mi hanno comprato la mia prima fotocamera, una Canon PowerShot ELPH. Ero ossessionata dalla funzione che mi permetteva di selezionare oggetti di un colore specifico e di trasformare tutto il resto in bianco e nero. Mi fa ancora arrabbiare il fatto che questo è il motivo per cui ho chiesto la fotocamera, dato che è qualcosa che può essere fatto così facilmente in post. Ma all'età di 13 anni non ne avevo idea!

Nonostante abbia iniziato a scattare presto, non riuscivo a capire quale fosse il tipo di fotografia che mi rappresentasse davvero finché non mi sono iscritta al college. È stato molto scoraggiante continuare a scattare senza creare niente di bello o strano, esprimendo ciò che avevo in mente; in generale ho avuto molta paura di espormi e di lavorare. Ma so che quando provo un timore di quel tipo, significa che è perché ci tengo più di ogni altra cosa, e quindi devo andare avanti.

intervista fotografa Emily Monforte
Emma

Hai frequentato un corso alla Wesleyan University e hai realizzato per la tua tesi di laurea una serie di ritratti, ci vuoi raccontare di cosa si tratta e cosa accomuna i soggetti di questa serie?Sono andata alla Wesleyan University, in Connecticut, dove mi sono laureata in fotografia. Lì ho prodotto tanti lavori, inclusa la mia tesi, che consiste in una serie di 18 ritratti a estranei. Quasi tutti i miei soggetti li ho incontrati in un negozio di alimentari a circa 10 minuti da casa mia. Tuttavia, penso che ciò che li unisca abbia ben poco a che fare con chi sono i miei soggetti realmente.

Mi spiego; ogni soggetto è stato modellato nel personaggio che io immaginavo fosse quando li ho inizialmente incontrati, e non coincide necessariamente con le persone che sono veramente. Quando scattavo spesso li vestivo con abiti che avevo selezionato dai loro armadi, usavo gli oggetti nelle loro case come oggetti di scena e spesso li guidavo nel posizionamento del corpo e del viso. Per molti aspetti in questo progetto mi è sembrato di assecondare alcune delle mie più profonde fantasie fotografiche.

intervista fotografa Emily Monforte
Hui

Individuare il proprio stile personale è un percorso che comprende un insieme di tantissimi fattori, interiori ed esteriori. Chi o cosa ha influenzato di più il tuo?
Penso che il mio stile personale derivi dalla mia ossessione per le stranezze delle case e per il fatto che sappiano mostrare molto di più sulla storia e sulla psicologia di una persona di quanto potresti essere in grado di estrarre se dovessi semplicemente sederti con loro e conversare.

Il particolare linguaggio visivo che uso quando catturo i miei soggetti nei loro spazi credo sia stato plasmato molto raccogliendo pezzi da alcuni dei miei fotografi preferiti: Deana Lawson, Jim Goldberg, Alec Soth… Per me, l'aspetto più potente del lavoro di ciascuno di questi fotografi sta nelle loro immagini della vita domestica e in quanto abilmente usino gli oggetti di scena negli spazi: i quadri appesi al muro, il colore del tappeto, gli oggetti sul comodino, le stampe grafiche dei mobili imbottiti che riflettono, esaltano o contrastano i caratteri dei loro soggetti.

intervista fotografa Emily Monforte
Jenn & Warren

Spesso i tuoi soggetti vengono raffigurati come inquieti e assenti dal posto in cui si trovano. Cosa cerchi di figurare?
Direi che al momento la mancanza di diversità nell'espressione del viso è l'ostacolo più grande che spero di superare.

Come dicevo, ho trasformato le persone nei personaggi che immagino siano, ma a causa di ciò molti dei miei ritratti mancano di una certa complessità e umanità. Il titolo della mia tesi era Near Convergence per questo motivo. È come se fossi vicina a conoscere veramente chi è il mio soggetto ma proprio prima di farlo, rimbalzo via sfiorando solo la superficie. Sto cercando di allenarmi a lasciare spazio ai miei soggetti per portare se stessi in primo piano.

intervista fotografa Emily Monforte
Victoria

Raccontaci dell'immagine di Victoria:
L'immagine raffigura una donna trans di nome Victoria. Come molti altri miei soggetti, l’ho incontrata al negozio di alimentari. Era così entusiasta quando le ho chiesto di farmi da modella, probabilmente una delle migliori reazioni che abbia mai ricevuto a questa domanda. Tuttavia, è una delle persone più insicure che io abbia incontrato. Durante le riprese mi ha chiesto più volte di quante ne potessi contare se pensavo che fosse bella. Le dissi che era uno dei soggetti fotografici più sorprendenti che avessi mai incontrato, ma non mi sembrava ascoltasse veramente le mie parole. Ci seguiamo su Facebook e a volte mi chiede ancora come sto.

Penso che la sua vita sia stata molto difficile, soprattutto considerando che ha iniziato la transizione nei suoi 50 anni. Da quello che ho potuto capire, sembra che molto persone l’abbiano tagliata fuori, ma lei è incredibilmente forte e continua il suo viaggio alla scoperta di se stessa e di chi vuole essere.

intervista fotografa Emily Monforte
Cal

E di quella di Cal:
Nell'immagine viene raffigurato un ragazzo di nome Cal che ho effettivamente incontrato in una delle sale da pranzo dell’università. Questa immagine è molto più premeditata di quella precedente. L’ho scattata nel suo dormitorio e abbiamo dovuto spostare parecchie cose per avere uno spazio vicino alla piccola finestra. Gli chiesi di bagnarsi i capelli nel lavandino, di togliersi la camicia e di posizionarsi con dietro l'asciugamano rosa come se fosse appena uscito dalla doccia e si fosse vestito a metà. Gli ho quindi chiesto di ripetere il movimento di rialzarsi la cintura emulando uno sguardo di grande concentrazione con gli occhi fissi in lontananza e la mascella leggermente spostata a destra. Probabilmente gliel'ho fatto fare 50 volte prima di ottenere lo scatto che volevo.

Era incredibilmente volenteroso e sorprendentemente inconsapevole, il che rendeva lo scatto tanto più genuino quanto più faceva il movimento: era in grado di perdersi nella ripetizione, il che non è facile quando qualcuno ti sta girando attorno con una lente gigante.

intervista fotografa Emily Monforte
Laura
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Spider
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intervista fotografa Emily Monforte
Zack
intervista fotografa Emily Monforte
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Crediti

Fotografia di Emily Monforte
Intervista di Laura Ghigliazza

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