Fotografia Anna Kis-Ker

Le stagioni della moda uccidono i designer emergenti?

È troppo chiedere ai giovani designer di confezionare una collezione in due o tre mesi, tre volte l'anno, spesso senza nessun aiuto esterno?

di Mahoro Seward
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16 dicembre 2019, 10:43am

Fotografia Anna Kis-Ker

È assurdo che ci si aspetti da un designer alle prime armi di seguire i ritmi delle case di moda istituzionali, quelle che possiedono budget grandi quanto le loro reputazioni. “Non posso permettermi di creare due intere collezioni all’anno e fare tutto di fretta,” dice Fabian Kis-Juhasz, una stilista emergente che avevamo adocchiato dopo la sua laurea presso il Royal College of Art nel 2017. “È piuttosto costoso presentare il proprio lavoro.” La sua testimonianza è molto rilevante, poiché la sua collezione di laurea ha sfilato durante la London Fashion Week AW19.

Invece che rassegnarsi e creare una collezione con budget e tempistiche molto scarse, Fabian ha preso la decisione di adattare la sua pratica a ritmi più diluiti. “È la cosa che ha più senso per quello che faccio,” spiega, sottolineando come l’industria della moda si aspetti irrealisticamente che un designer confezioni una collezione in soli due o tre mesi -- spesso senza nessun aiuto esterno.

Fabian Kis-Juhasz-designer-costumi-halloween-RCAlondra

C’è anche la questione di mantenersi fedeli alla propria estetica in un mercato incredibilmente saturo: “Sì, ci sono un paio di designer che negli ultimi anni hanno perseguito un’estetica che, sotto alcuni aspetti, è simile alla mia. Però mi è sempre sembrata una versione molto meno esclusiva,” dice Fabian, facendo riferimento a quell’estetica zuccherosa-seppur-coscientemente femminile a cui si potrebbe far riferimento parlando del suo lavoro. “Spesso, i pezzi che vedi sono puramente ornamentali, o sono solamente una forma decorata con qualcos'altro. Per me, c’è bisogno che ci sia un pensiero dietro, un’intenzione e una considerazione dei dettagli così forte da infondergli un valore proprio; devono essere un’aggiunta alla costruzione completa del pezzo.”

Lo sposalizio tra forma e funzione è imprescindibile nella pratica di Fabian, risultando in camicie su misura i cui colletti e polsini sono fortemente ornati da pizzi bianchi. O in reggiseni di pelle color latte, con capezzoli rosa come accessori, spesso perforati da spille da balia. “Sono capezzoli, perché non dovrebbero avere piercing?” chiede, come se non ci fosse alcuna alternativa. C’è un metodo nella sua follia, così almeno sembrerebbe.

Fabian Kis-Juhasz-designer-costumi-halloween-RCAlondra

Folle quanto la giustapposizione di pudici drappeggi vittoriani e crude maschere di petti nudi, il tutto presente in una sola collezione; e questa tendenza a creare strani contrasti è il proprio la filosofia del suo brand. “Mi piacciono molto i contrasti contraddittori all’interno di un look o di un pezzo: combinare elementi volgari con dettagli molto raffinati mi entusiasma,” afferma. “È una cosa che traspare anche nello styling. Mi piace combinare pezzi davvero molto complicati, come l’abito di tulle nero e viola, con calze dei Minion, come vedete indossare da Jordana, mia amica e modella. Dopotutto, sono solo vestiti -- non c’è bisogno di essere così sofisticati quando si tratta di abiti.”

Questa noncuranza a livello di ricercatezza è un elemento essenziale di ciò a cui si è ispirata per il suo ultimo progetto: Halloween. “È stato ciò che mi ha fatto capire cosa mi appassioni davvero,” dice, confessando la sua ammirazione di come questa festa riesca a mescolare lo sfarzo con una stupidità comica. “La festa di Halloween è stata un’enorme ispirazione per testi accademici e film, ma è davvero stupida allo stesso tempo. Sinceramente, è davvero ridicola. È la cosa più capitalista in assoluto, dopo il Natale, forse,” continua. “Amo l’idea che dovrebbe essere una festa così eterea e spettrale, ma poi finisce per essere la scusa per mangiarsi quantità assurde di caramelle. È la stessa combinazione di sexy e stupido che contiene anche il mio lavoro.”

Fabian Kis-Juhasz-designer-costumi-halloween-RCAlondra

Anche se il lavoro della designer è assolutamente di nicchia, sarebbe comunque difficile definire il ‘tipo’ di donna che Fabian potrebbe avere in mente mentre progetta. “Indirizzo il mio lavoro a donne eclettiche. Se dovessi definirle, sarebbero sicuramente donne investite e interessate dal concetto di femminilità, una donna che voglia essere guardata per questi tratti, ma che allo stesso tempo conosca il discorso politico all'interno di questi gesti.”

Alla luce di un discorso politico riguardo il concetto di femminilità, il fatto che abbia deciso di usare come contesto performativo l’ambientazione di Halloween, ha molto più senso. Anche se potremmo associare questa festività a stereotipi e archetipi di donne estremamente provocanti (vedi: qualsiasi negozio di costumi ad Ottobre), il lavoro di Fabian diventa l’elemento di contrasto, una riproduzione delle paure della società di tutto ciò che concerne il femminile: “Halloween dovrebbe essere pauroso, non sexy. Voglio che il mio lavoro esprima tutto ciò che la società giudica terrificante rispetto alla femminilità, invece che creare dei costumi da strega sexy. Alla fine, il solo fatto di essere femminile, o di essere donna, e decidere di dare voce a questa identità è abbastanza terrificante di per sé,” conclude. “Non c’è bisogno di aggiungerci nulla.”

Fabian Kis-Juhasz-designer-costumi-halloween-RCAlondra
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Crediti


Fotografia Anna Kis-Kery

Modelle Jordana Kalmar e Liliana Posz

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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