Fotografia di Kurt Krieger

questa intervista a leonardo dicaprio del 1997 sarà la cosa migliore del vostro agosto

"Romeo+Giulietta" era appena uscito al cinema, "Titanic" sarebbe arrivato qualche mese dopo e tutti, ma proprio tutti, eravamo innamorati di Leo.

di David Cox
|
14 agosto 2019, 11:23am

Fotografia di Kurt Krieger

Questa intervista è comparsa originariamente sul numero di i-D The Desirable Issue numero 164, 1997.

Con Romeo + Giulietta (1996) Leonardo DiCaprio è diventato l'idolo dei teenager. Ma Leo non è solo l'oggetto d'amore di migliaia d'adolescenti in tutto il mondo, perché dietro a quel bel faccino c’è molto di più.

Con la nomination agli Oscar per la sua interpretazione di Buon compleanno Mr. Grape (1993) al fianco di Johnny Depp, a soli 22 anni DiCaprio si è guadagnato la fama di essere il "migliore" o il "più emozionante" attore della sua generazione. Chiunque abbia presente le riviste di cinema fin dagli anni ‘50 - quando le stelle di James Dean e Montgomery Clift erano in piena ascesa - potrebbe pensare che DiCaprio sia solo l’ennesimo di una lunga fila di giovani attori che sono saliti alla ribalta grazie a una combinazione perfetta di un bell’aspetto e un talento apparentemente naturale.

Se DiCaprio, nato e vissuto a Hollywood, sarà in grado di evitare il veloce decadimento che spesso finisce col ridimensionare la traiettoria ascendente di simili carriere, nessuno lo può sapere, ma al momento è riuscito a sopravvivere a un paio di scivoloni artistici e commerciali come Ritorno dal nulla (1995), Pronti a morire (1995) e Poeti dall’inferno (1995), senza che la sua reputazione ne risentisse. In seguito, la sua attitudine giovanile street-punk è emersa con efficacia nella radicale rivisitazione di Baz Luhrmann del Romeo e Giulietta di William Shakespeare, anche se quello è stato il primo film ad aver fatto emergere le sue mancanze come attore protagonista in un contesto drammatico. Un piccolo ruolo al fianco di Meryl Streep e Diane Keaton nell’adattamento cinematografico della pièce La stanza di Marvin (1996) l’ha lasciato senza lode e senza infamia, ma ha dovuto faticare duramente per liberarsi dal marchio di Jack di Titanic che gli è stato appioppato in seguito a quell’operazione spettacolare, imponente e a mega-budget firmata da James Cameron.

Sono circolati voci e gossip di ogni tipo sulla sua vita personale, ma DiCaprio le ha sempre sapute gestire alla grande, dimostrando di avere un brillante senso dell’umorismo e una totale assenza di arroganza, che è ormai un atteggiamento rarissimo da trovare in una persona nella sua posizione. Il suo unico problema potrebbe essere stato quello di crescere letteralmente sullo schermo, soprattutto dal momento in cui gran parte del suo fascino rimane legata al suo bel faccino giovanile. Comunque DiCaprio ha già preso nettamente le distanze da programmi TV come Genitori in blue jeans e film come il suo debutto Critters 3 (1991) e sta modellando la sua carriera di pari passo con la sua crescita personale; le prove suggeriscono infatti che se continuerà a scegliere i ruoli in modo saggio, potrebbe sopravvivere ai paragoni con Dean e simili e stare sulla cresta dell’onda per ancora più tempo del previsto.

Quindi, come sei arrivato a Romeo + Giulietta?
Il regista del film, Baz Luhrmann, mi ha dato la sceneggiatura e, a quel tempo, non pensavo di voler davvero recitare in una versione tradizionale di Romeo e Giuliett. Poi sono andato in Australia per un workshop con lui e mi ha raccontato delle nuove idee che voleva apportare al film; molti temi religiosi, le automobili, le pistole, invece delle spade e un sacco di costumi elaborati. Allora non ero sicuro di come sarebbe uscito il tutto. Ma fin dal primo giorno di riprese ho capito che avrebbe funzionato. Sembrava davvero uno sviluppo naturale della storia, più che un remake della versione tradizionale.

Non ti sentivi sotto pressione?
Romeo e Giulietta è la tragedia più famosa di tutti i tempi e anche quella di maggior successo, quindi sicuramente sentivo molto la pressione. Ma credo che il modo in cui abbiamo deciso di reinterpretarla mi abbia rilassato parecchio. Credo che sarei stato molto più nervoso se avessi dovuto rispettare la versione tradizionale. Il modo in cui parliamo nel film, senza che ci venisse imposto di usare un accento inglese affettato, ha reso il tutto molto più vicino alla mia comfort zone. Anche se avviene tutto in un mondo di fantasia, presenta molti riferimenti moderni, soprattutto nel conflitto violento tra clan. Credo che Shakespeare avrebbe voluto che il suo lavoro continuasse a vivere nel corso degli anni, diventando un’opera senza tempo che potesse adattarsi al futuro.

In passato hai affermato che sei attratto dai personaggi oscuri. Ma Romeo è un vero romantico. Hai percepito la distanza?
Una volta che ho iniziato a fare ricerche su di lui, perché solitamente si ha un’idea pre-confezionata della sua figura, è stato interessante capire che non era solo il tipico ragazzo tenero e dolce, ma era un autentico e irriducibile romantico che incontra la sua donna ideale, Giulietta. A quel punto lei gli dice: “Ok, ascolta, se hai davvero le palle dovresti sposarmi ora e rischiare tutto”. E lui rischia tutto - la sua intera vita, la sua famiglia, tutto - e la sposa, che è una cosa davvero ammirevole da fare se credi davvero in qualcuno, se credi davvero in quel tipo di amore, soprattutto a quell’età, soprattutto se sei pronto a rischiare persino la tua vita. È la tragedia per eccellenza, è la storia d’amore per eccellenza.

Leonardo DiCaprio for i-D's The Desireable Issue
Photography Kurt Krieger

Quindi come ti sei preparato per il ruolo di Romeo?
Ci è voluto un po' di tempo per entrare nella parte. Con ogni personaggio che interpreto, mi piace partire e poi scoprire cosa sto facendo man mano, imparando un passo alla volta. Non sono un tipo che segue una sorta di metodo studiato che deve sapere tutto subito ed essere quel personaggio tutto il tempo. Guardo come va giorno per giorno. Dovevo solo prepararmi per i drammi emotivi vissuti da Romeo perché non è per niente un cuor leggero, quindi deve affrontare un bel po' di situazioni pesanti.

Quanto è stato difficile assimilare quel linguaggio?
Quando leggi un verso di Shakespeare ti si apre una quantità amplissima di significati e ti rendi conto che qualcosa all'inizio della storia si ripresenta più avanti, che ogni frase ha un sottotesto, ogni espressione un significato simbolico, e puoi davvero perderti in tutto questo. Ma devi scegliere che cosa vuoi fare, a che tipo di personaggio vuoi dare vita. Ci sono voluti molti aggiustamenti, molta preparazione. Per ogni singola parola che dicevamo, ognuno di noi doveva far emergere le emozioni retrostanti, quindi serviva capire davvero che cosa diavolo volesse dire Shakespeare e che cosa stesse davvero provando il personaggio, perché anche una battuta giocosa poteva avere una certa importanza nella storia.

Ti sei trovato bene con Claire Danes, la tua Giulietta?
Ho visto il suo programma televisivo, My So-Called Life, e lì ho capito che Claire è un'attrice di talento, capace di trasmettere emozioni forti al pubblico. Era esattamente ciò che ci serviva per la nostra Giulietta. Non volevamo qualcuno di eccessivamente drammatico o teatrale, cercavamo invece un'attrice forte e determinata, perché in fin dei conti Giulietta ha avuto il coraggio di prendere Romeo per le spalle e dirgli chiaramente: "Se sei così innamorato di me, allora sposami e lotta per me." Ci sembrava importante sottolineare questo aspetto della protagonista femminile. Quando io e Claire ci siamo conosciuti all'audizione, lei mi ha afferrato per il collo e mi ha baciato con decisione. Tutte le altre avevano scelto approcci più tradizionali, ma lei no. All'inizio non capivo bene perché avesse deciso di farlo, poi ci ho riflettuto su e ho realizzato che sapeva perfettamente cosa stava facendo.

Hai parlato di un nuovo approccio a una storia che viene raccontata da secoli ormai, ma perché credi che quella storia oggi abbia ancora una qualche rilevanza?
In parte è perché c'è questo personaggio che, nonostante l'odio e la violenza tra Montecchi e Capuleti, crede fermamente in qualcosa di più solenne, e cioè l'amore. C'è una scena importante nel film in cui parlo di come le persone vogliono così disperatamente essere amate da uccidersi, e credo che questo oggi sia un concetto più importante che mai. Non è difficile osservare come si sta propagando nella nostra vita.

Una delle molte sorprese di questo film è data dal fatto che tu e Giulietta, fondamentalmente, vi innamorate in una piscina. Com'è stato girare quelle scene?
Sapevo che Baz voleva qualcosa di completamente diverso dalla solita scena di lui che bussa alla finestra di lei mentre la luna illumina il suo volto e bla bla bla. È per questo che abbiamo messo Romeo all'ultimo piano, così che sia Giulietta a dover salire con l'ascensore per raggiungermi. Si tratta di un modo per stravolgere la narrativa, perché nella scena successiva siamo in piscina. Ci abbiamo lavorato tanto, solo girare quella scena ha richiesto più di 10 giorni di lavoro, perché davvero per noi era importante fare qualcosa di diverso dal solito, e credo che ci siamo riusciti.

Qual è la tua scena preferita del film?
Ah, la mia scena preferita, oddio... Domanda difficile, perché sono tutte scene su cui abbiamo lavorato a lungo. Però ce n'è una su cui abbiamo scherzato e riso spesso. È quella in cui io e Mercuzio ci insultiamo, è stata divertente da girare. Non posso dire che sia la mia preferita, ma di certo è stata una di quelle che mi ha fatto ridere di più.

Sembra che tu e Baz abbiate lavorato davvero bene insieme. Ti ha mai chiesto di fare qualcosa che tu hai rifiutato?
Beh, sì. All'inizio, proprio poco dopo esserci conosciuti, mi ha detto che avrebbe voluto vedere i personaggi sui pattini a rotelle, ma ho detto immediatamente di no. Voleva anche delle armi, ma poi ha cambiato idea. Io però gli ho detto che un tono dark era necessario, così è andato in quella direzione. È una fortuna che abbia sempre voluto ascoltarmi, dare credito a ciò che avevo da dire.

È stato stressante girare a Città del Messico?
Sì, direi proprio di sì. Lì c’è molta violenza, le sparatorie sono frequenti e molti di noi hanno contratto virus e infezioni, eppure quell’atmosfera ha dato un qualcosa in più al film. Due persone sono state assassinate nelle vicinanze del nostro albergo, uno dei nostri invece è stato rapito. Ci siamo abituati ad avere armi intorno a noi. È stato difficile, non lo nascondo, anche perché quasi tutta la troupe si è ammalata a un certo punto, ma almeno avevamo un obiettivo comune.

Adesso sei di nuovo in Messico per lavoro, giusto?
Vorrei poter scegliere i miei film in base alle location in cui vengono girati, più che per il loro contenuto, ma non è possibile.

Eppure su internet girano certe voci…
Non vorrai mica credere a tutto quello che leggi, no?

No, assolutamente. Però ci sono un sacco di articoli in cui si dice che la scena di sesso in Romeo+Giulietta avrebbe dovuto essere molto più esplicita.
Questo è un esempio perfetto: si è parlato moltissimo di quella scena perché Claire all’epoca era minorenne, eppure l’idea di mostrare un nudo integrale non è mai neanche passata per la testa del regista. È strano come a volte i media stravolgano le notizie e molte cose vengano poi malinterpretate, ma suppongo faccia parte del gioco. Con il passare del tempo, fortunatamente, si smette di guardare un certo film per il clamore mediatico che ha suscitato e lo si guarda invece per quello che è davvero.

Con l’esperienza diventa più facile affrontare gli attacchi dei media?
Credo che a parlare davvero di noi attori sia il nostro lavoro, alla fine. Nessuno ha mai scritto cose davvero orribili su di me. Certo, alcune affermazioni non sono corrette o accurate, ma non si tratta di bugie belle e buone. Quindi non mi sento offeso, affatto. Una volta capito che nulla di tutto questo ha davvero importanza, puoi accettare anche le bugie comunque, perché sai che sono solo un modo per far sembrare la tua vita meno noiosa. Hanno scritto una biografia su di te ed è piena di falsità? Almeno ti rende un po’ più interessante.

Pensi mai che, un giorno o l’altro, qualcuno potrebbe scrivere una biografia proprio su di te?
Ormai sono anni che faccio un film dopo l’altro, che continuo a lavorare e imparare senza sosta, provando cose nuove e cercando di migliorarmi costantemente. Non ho mai avuto l’occasione di guardarmi indietro e capire davvero che, per avere solo 21 anni, ho fatto un bel po’ di film, alcuni dei quali niente male, e sentirmi orgoglioso di me. Sono felice dei risultati che ho raggiunto, anche perché mi sono reso conto che i miei coetanei fanno attenzione a quello che faccio, non è che nessuno mi si fila, quindi è una figata. Non ho idea di come andranno le cose in futuro, ma finché starò bene voglio continuare a fare quello che sto facendo.

Ma proprio quelle persone ormai si aspettano un certo tipo di performance da te, e più tu riesci a migliorare, più aumenta la pressione. O sbaglio?
Beh, in qualche modo sì. Ma non puoi pensare a questo tipo di cose mentre stai girando, altrimenti peggioreresti sensibilmente la qualità del tuo lavoro. Può influenzarti senza che tu neanche te ne accorga, e spesso capita anche a me. È una posizione difficile, la nostra: solo perché hai recitato bene in un film non significa che sarai perfetto in tutti i tuoi film successivi. È per questo motivo che alcuni dei migliori attori del mondo impazziscono, lo capisco benissimo ed è una trappola in cui è fin troppo facile cadere. Non ho una risposta a tutto ciò, magari tra un paio d’anni sarò caduto nel dimenticatoio e nessuno ricorderà più il mio nome, non si sa mai. L’unica cosa che posso affermare con sicurezza è che non mi interessa. Non mi interessa cosa dice la gente di me, perché spesso finisce che se gli altri ti dicono che sei un figo, allora ti senti un figo, ma se poi qualcuno dice che non lo sei, allora non lo sei più.

Il tuo prossimo film è Titanic, esatto?
È il mio primo tentativo di fare un film per il grande pubblico, ma ho accettato il ruolo solo perché non sono quel tipo di attore e non ho intenzione di continuare a fare quel tipo di film. Titanic è l’unico che davvero ha una buona trama e personaggi ben scritti, non la solita roba scontata. L’avrei fatto anche se fosse stata una pellicola di nicchia, perché è così che scelgo i film in cui recitare. Non sto comunque dicendo che sbancherà e tutti ne parleranno, però…

E cosa ci possiamo aspettare quindi da Titanic?
Una storia d’amore su una barca da crociera. C’è questo artista di bassa estrazione sociale che incontra una ragazza dell’alta borghesia, si innamorano e devono sfidare le convenzioni sociali del loro mondo, ma poi tutto va per il verso sbagliato.

Immagino che anche avere l’occasione di disegnare Kate Winslet nuda non sia così male.
Per niente! Kate è una grande, la trovo davvero una persona super.

A causa dell’intensità della vostra relazione in Titanic, era difficile uscire dai vostri ruoli una volta spente le telecamere?
Non posso parlare anche per Kate, ma per quanto mi riguarda non ho mai avuto grandi difficoltà nel gestire la separazione tra Leonardo persona e Leonardo attore. Sono sempre consapevole di stare recitando e tra una scena e l’altra faccio battute e scherzi per alleggerire la tensione. Cerco di essere me stesso, e credo sia la cosa migliore da fare, perché quando giri alcuni film le emozioni che senti recitando sono vere. È stressante per il corpo, non puoi fingere di urlare o piangere o altro, devi farlo sul serio. Beh, tecnicamente puoi fare finta, ma non se vuoi che sembri vero. Quindi sì, ho trovato un mio modo per uscire dai ruoli che interpreto una volta spente le telecamere. Non sono d’accordo con chi dice che per recitare in modo eccellente sia necessario immergersi completamente nel personaggio.

In giro si dice che probabilmente sarai nominato all’Oscar. Ci pensi spesso?
Beh, certo che ci penso! Sarei un robot se non lo facessi. Non voglio crearmi false speranze, perché poi ci rimarrei troppo male se non succedesse. Provo sensazioni contrastanti per gli Oscar; sono stato nominato per What’s Eating Gilbert Grape ed è strano. Non volevo vincere, perché avere aspettative così alte su di te significa dover essere praticamente perfetto, sempre e comunque. E se sbagli va a finire che poi la gente dice: “Ok, adesso possiamo farlo fuori. Ha avuto fortuna una volta, ma adesso basta.” Non voglio pensare a questa possibilità, perché è pericoloso farlo. Chi sa come affrontare tutto ciò? Io voglio solo continuare a fare quello che sto facendo, sperando che la gente poi continui a guardare i miei film.