“quelli che stavano intorno ad amy erano tutti dei perdenti, compreso me."

Abbiamo intervistato il primo manager di Amy Winehouse e suo caro amico, Nick Shymansky.

di Colin Crummy
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06 luglio 2015, 8:59am

Amy è il superbo nuovo documentario sulla vita della celebre cantante, diretto da Asif Kapadia. Il film porta il contributo di tutti coloro che le erano vicino, come Nick Shymansky, suo manager dal 1999 al 2006. Shymansky incontrò Amy quando lei aveva sedici anni, si occupò di lei nel periodo di Frank e cercò diverse volte di farla entrare in riabilitazione. Gli ultimi capitoli del documentario, che riportano la sua tragica scomparsa, hanno causato forti controversie con la famiglia Winehouse ma hanno anche permesso agli amici più intimi di parlare liberamente. Al momento è senior A&R manager presso la Island Records, Shymansky racconta a i-D del talento che ha scoperto e che ha così tragicamente perso.

Qual è il primo ricordo che hai di Amy?
L'ho sentita cantare Night and Day. Stavo pensando di gestire Tyler [James] e lui mi disse, "Dovresti sentire la mia amica Amy". Mi disse che non era interessata a un contratto discografico ma lo convinsi a darmi il suo numero, così inizia a rincorrerla. Il mio ricordo è una conversazione dove Amy non era molto interessata e per nulla gentile. Alla seconda o alla terza nostra conversazione, c'erano diverse battute e molto umorismo; mi sentivo come se avessimo raggiunto un punto dove lei non stava più cercando di attaccarmi il telefono in faccia [ride]. Un paio di settimane più tardi ho ricevuto un pacco ricoperto di cuori adesivi e con un sacco di stelle intorno alla parola "Amy". Era il suo primo demo. Lo ascoltai in macchina e rimasi completamente sconvolto da quanto fosse buono.

Amy era difficile da gestire?
Lo era, ma noi eravamo connessi a un livello molto giovane e giocoso. Ho capito subito che non la si poteva gestire come fosse una questione d'affari, bisogna tenerla impegnata e stimolata. Non era interessata ai soldi o agli affari. Era interessata ad avere un pomeriggio divertente o alla musica che voleva fare. Anche io sono fatto così, mi annoio subito durante le conversazioni d'affari. Sapevo bene dove volevo finesse la sua carriera ma sapevo che dovevo starle vicino, farla divertire, consolarla, ricordarle il passaporto, il telefono e le chiavi di casa. I miei ricordi sono così divertenti ed energici solo fino a quando non ho smesso di farle da manager… dovete ricordare che lei aveva sedici anni e io ne avevo diciannove.

Il film è un vero testamento sia del talento di Amy che della sua conoscenza musicle.
Dio mio, sapeva tutto! Scherzavamo sempre sul fatto che tutto era successo prima del 1965; lei sapeva qualunque cosa. Le dicevo titoli di film appena uscita e lei non aveva idea di che cosa stessi parlando, ma quando parlavamo del jazz e del hip hop e delle sue vere passioni, i gruppi anni '50 e '60, beh, sapeva tutta quella roba meglio di chiunque altro.

Questo film è la prima volta in cui ti esponi su Amy da quando è morta nel 2011. Perché adesso?
Ho ricevuto una chiamata da Asif. Ero scettico sul fatto che fosse capace di creare un ritratto accurato di quello che era successo senza far innervosire nessuno. Mi ci è voluto del tempo. Continuavano a chiamare. Da quando è morta penso che niente abbia scalfito la sua storia. Sembrava intrattenimento leggero, solo pettegolezzi. È stato interessante che questa squadra molto in gamba e rispettata, si prendesse del tempo per capire che cosa era realmente accaduto, su quali relazioni erano fondate, il modo in cui si è svolta l'intera vicenda. Alla fine mi sono sentito a mio agio nel confidarmi con loro.

Il tuo intervento è stato fondamentale anche per convincere a parlare Lauren Gilbert e Juliette Ashby, gli amici più intimi di Amy. Come ci sei riuscito?
In un primo momento erano completamente contrari alla cosa. Non volevano saperne. Ho impiegato molto tempo a convincerli e li conosco da quando conosco Amy. C'è un vero rapporto di amicizia e fiducia reciproca tra di noi. La cosa che avevamo in comune era l'orrore che provavamo per come si stavano mettendo le cose con Amy, cercavamo costantemente di intervenire e provare a fare la differenza. Il nostro approccio di amore profondo… eravamo un semplice fastidio. Puntavamo una luce negli occhi della gente, litigando tutto il tempo e discutendo sul perché certe cose stavano accadendo. Dopo la morte di Amy abbiamo vissuto tutti questo momento terribile dove cercavamo di dare un senso a quello che era successo. Questo film è stata la prima occasione in cui abbiamo potuto parlare apertamente. Prima tra di noi, confrontando i nostri sentimenti e le nostre difficoltà nell'accettare l'accaduto.

Come ti sei sentito a guardare il film?
Molto triste e molto arrabbiato. Mi sono sentito come mi sono sentito negli ultimi dieci anni. Mi sentivo triste per Amy come persona. Mi sentivo arrabbiato per come era stata trattata da così tante persone diverse. Non sono ancora riuscito a rassegnarmi al fatto che la mia cara amica sia diventata così famosa da ammalarsi e morire. Ovunque vada, nella mia testa mi sembra sempre di star guardando un film. Ancora non riesco a capire. Mi sento triste, vuoto e davvero arrabbiato come se stessi per gridare in faccia a qualcuno.

E chi sarebbe questo qualcuno?
Non è una guerra che voglio iniziare. Si è messa alla prova in modi sia positivi che negativi. Tutto quello che si dirà è che tutta la vita di Amy girava intorno al rispettare le persone, sfidava e metteva costantemente alla prova la loro integrità. Ti spingeva a dimostrare che avevi a cuore solo il vero interesse per lei. Se ogni persona della sua cerchia ristretta fosse riuscita a trasmetterle questo messaggio, lei sarebbe sicuramente stata meglio. Non dico che sarebbe stato tutto rose e fiore e che lei sarebbe ancora qui, ma era questo che stava disperatamente cercando. Penso che derivi dai suoi genitori.

L'obiettivo del film è quello di non dimenticare quanto fosse incredibilmente talentuosa.
Per quanto mi riguarda, il talento c'era. Con o senza i problemi. Se Amy non si fosse perse nelle droghe, nell'alcool, nella depressione, nella bulimia, penso comunque che il suo talento l'avrebbe resa grande. Era un grande personaggio, estremamente poetico. Ho visto davvero cosa nascondeva sotto la sua corazza. Porca puttana, ero lì quando cantava, ero lì quando ha sfondato, ero lì nelle sessioni di registrazione alle 2 di notte e ai suoi concerti quando c'erano solo due uomini e un cane. Ho davvero visto quello che aveva da offrire e non serviva nessun dramma per renderla migliore di chiunque altro. Il film riporta tutto questo ed è una cosa importante per il suo retaggio. Vorrei che nulla di tutto questo fosse mai accaduto.

Amy sarà al cinema in Italia a partire da settembre 2015. 

Crediti


Testo Colin Crummy

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