l'eden di gucci: floria sigismondi ci parla del suo ultimo corto per il brand

Il Giardino dell'Eden accoglie Gucci.

di Anders Christian Madsen
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20 dicembre 2016, 11:45am

Mentre contiamo i giorni che mancano a Natale, Gucci ha unito i due talenti Alessandro Michele e Floria Sigismondi per un esclusivo corto per le vacanze. Girato al Giardino di Ninfa a Roma, il corto si rifà al racconto biblico del Giardino dell'Eden, il paradiso di Adamo ed Eva che diventa luogo del peccato. Chi conosce il lavoro di Sigismondi non si sarà stupito di certo. Abbiamo incontrato la regista per chiederle della sua collaborazione con Michele.

Com'è nato il corto?

Mi è stato proposto il concept del Giardino dell'Eden. Ho colto al volo l'opportunità di ricreare il racconto biblico con le creazioni di Alessandro, che si rifanno al regno animale. Gli animali sono le creature più belle - non mentono e sono naturalmente connessi alla terra e tra di loro, qualità che molti di noi hanno perso. 

Com'è stato lavorare assieme? In cosa vi assomigliate tu e Alessandro?

È attratto dai racconti mitologici, e lo sono anche io essendo cresciuta in una famiglia di cantanti dell'opera. Il suo lavoro si distingue e mi ritrovo in questo. Mi piace questa sua forza e il suo coraggio di rischiare, ho sempre voluto essere così. Credo che i sogni possano realizzarsi se lo si vuole. 

Cosa rappresenta oggi il Giardino dell'Eden?

Viviamo nell'era dell'informazione. La tecnologia si muove così velocemente che ha sorpassato la biologia, lasciandoci nella polvere. Il racconto, e in particolare il morso alla mela, rappresenta la nostra scelta di seguire questo sentiero per arrivare alla conoscenza. Vivere la vita è una cosa bellissima, anche se accade in un batter d'occhio.

C'è un messaggio subliminale nel video? Sembra un bisogno di escapismo in un'epoca caotica.

Volevo che il corto sembrasse un sogno. Quel momento congelato nel tempo che percepiamo quando qualcosa di importante o pericoloso sta per succedere. Raccontarlo attraverso l'obiettivo aumenta la bellezza del paesaggio circostante, dei suoi abitanti e degli animali straordinari. Per me è una storia di formazione. Il corto rappresenta l'infanzia perduta, la purezza e l'innocenza, prima che la presa di coscienza della nostra mortalità e del dolore avvenga. È un grembo caldo in cui siamo tutt'uno con la natura, prima di fare esperienza dell'individualità.

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