in viaggio con låpsley

Esce oggi Long Way Home, il primo album della giovane producer inglese e noi di i-D l'abbiamo incontrata per parlare della definizione di amore, Tinder e della Londra che cambia.

di Giorgia Baschirotto
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04 marzo 2016, 9:55am

Ho scoperto Låpsley con Station, una delle prime tracce che aveva caricato su Soundcloud, in un giorno invernale di due anni fa. Abitavo a Düsseldorf e in quel periodo mi stavo avvicinando a un'elettronica più morbida e malinconica. E ad un tratto lì, tra Banks e Mura Masa, è apparsa sul mio schermo una delle artiste che mi avrebbero accompagnato sulle montagne russe emotive dei mesi a venire. Trasferimenti, aerei, stazioni, amici lontani, storie vecchie e nuove: nelle canzoni di Holly Fletcher c'era tutto, tutto quello che stava accadendo in quel periodo nella mia vita. Le tracce downtempo di questa giovanissima producer inglese hanno accompagnato ogni mio viaggio, ed è proprio il viaggio il tema che attraversa Long Way Home, l'album di debutto dell'artista che ha firmato con XL nel 2014. "Parla di tutto ciò che porti con te e di ciò da cui prendi le distanze, come la tua famiglia, gli amici, e la vita che avresti avuto se avessi continuato a vivere nella città in cui sei cresciuto," mi racconta, seduta al tavolo in legno del bar in cui ci incontriamo tra una risata e l'altra. Holly ha uno sguardo radioso, l'energia che sprigiona la sua voce cristallina quando canta è la stessa che emana mentre parla con ironia delle sue avventure a Londra e della sua ultima relazione travagliata, che viene raccontata pezzo dopo pezzo nel disco con ballate pop come Hurt Me, la delicata e sognante Painter, passando per la nostalgica Falling Short. Låpsley, con la sua elettronica a volte scarna ma non per questo meno evocativa, orchestra con precisione suoni delicati, synth e voci che si intrecciano, lasciandoci di tanto in tanto qualche attimo di silenzio per perderci tra i ricordi nel nostro cammino verso casa, ovunque essa sia.

Come sono cambiate la tua vita e il tuo processo creativo dai tempi di Station a ora che è pronto il tuo primo album?
Sono diventata sicuramente più veloce a produrre le tracce, ho imparato molte cose, ho assorbito diverse influenze musicali e ciò si nota nell'album. Artisticamente sono maturata molto e ora mi sento più adulta musicalmente parlando. Ho lavorato a due tracce dell'album con Paul O'Duffy, produttore che ha collaborato anche con Amy Winehouse e Adele. A lui piace molto la musica anni '60 perciò ha un background totalmente diverso da me che sono cresciuta con la musica classica e l'elettronica. Collaborare con lui mi ha aperto nuove strade e mi ha dato la sicurezza necessaria per approcciare nuovi generi musicali.

Spesso si parla di te come di una cantante e non come di una producer. Cosa ne pensi di come viene percepita la figura della donna nell'industria della musica?
Nell'industria musicale spesso se sei una donna danno per scontato che tu sia una cantante, come se fosse naturale che ci sia sempre qualcuno alle tue spalle che produce e crea i suoni e tu fossi solo il volto di un progetto più ampio. Non voglio instaurare un dibattito, ma allo stesso tempo non voglio essere etichettata come qualcosa che non sono, perché voglio che mi vengano attribuiti i miei meriti. Non si tratta di essere a favore delle donne, quanto piuttosto a favore dell'eguaglianza.

In un'intervista a NME hai detto: "Canzoni felici che parlano di nottate nei club a bere? Non sono il mio stile." Qual è lo stile di Lapsley e le tematiche che preferisci affrontare?
Come songwriter penso sia più semplice scrivere di ciò che ti accade, d'altra parte per anni poeti e scrittori hanno scritto di storie d'amore finite male, morti e sofferenza perché questo è ciò che li circondava. Lo scorso anno è stato un anno difficile per me, perciò in questo album è confluito il mio stato d'animo cupo e tutte le emozioni che ho provato in quel periodo. Se quest'anno tutto andrà per il meglio però chissà, magari il mio prossimo disco potrebbe parlare delle mie serate selvagge...(ride).

Molte canzoni dell'album parlano di amore. Qual è la tua percezione del vero amore?
Non credo di aver ancora trovato il vero amore perché se lo fosse stato la mia ultima relazione non sarebbe finita. Metà dell'album è stato scritto mentre ero nel bel mezzo della relazione e l'altra metà quando la relazione stava finendo. Credo si trattasse di un'infatuazione, ero ossessionata da una persona e vedevo dei lati di essa che in realtà forse non esistevano. Ora però sto bene, ogni tanto ricordo a me stessa di darmi una calmata (ride). Mi dico, "Perché mai dovrei mettere piede in un'altra storia?!" Per il momento sono aperta a nuove possibilità, conosco nuovi ragazzi e faccio swipe su Tinder.

Il tuo album s'intitola Long Way Home. C'è un significato preciso dietro a questo nome? Fa riferimento ai tuoi progressi come artista?
Il titolo dell'album fa riferimento innanzitutto al mio trasferimento da Liverpool a Londra, parla di tutto ciò che porti con te e di ciò da cui prendi le distanze, come la tua famiglia, gli amici, e la vita che avresti avuto se avessi continuato a vivere nella città in cui sei cresciuto. In secondo luogo si riferisce alla strada che percorri per tornare a casa: puoi prende una scorciatoia e arrivarci il prima possibile, oppure imboccare la strada più lunga, prenderti più tempo per viverti quel momento, per prolungare ogni attimo nel tempo.

Com'è vivere a Londra?
Mi piace, anche se all'inizio è stato difficile. Ho visto molti concerti, mostre...Culturalmente e artisticamente ha molto da dare. Per quando riguarda la vita sociale invece solo ora, dopo quasi due anni, posso dire di avere degli amici a Londra.

Com'è cambiata la città negli ultimi tempi dal tuo punto di vista?
Da ciò che percepisco la gente è più aperta e c'è più confronto tra le varie culture. Fino a un anno fa ad esempio in metro c'era un silenzio tombale, ora è diverso. La gente parla di più. Dopo gli attacchi terroristici e tutto ciò che di brutto sta succedendo nel mondo negli ultimi tempi sembra ci si voglia godere di più il momento, la vita. Ai live ho notato che le persone se ne fregano e pensano a divertirsi genuinamente. C'è una grande energia!

C'è qualche musicista che ti ispira in particolare in città?
Direi James Blake. Qualche volta mi è stato detto che le nostre canzoni sono simili ma credo dipenda semplicemente dal fatto che lui è cresciuto con la musica classica proprio come me, e che allo stesso tempo ha una grande passione per l'elettronica pesante e lo stesso vale per me. La mia musica è un mix di classica, techno, acid, tutti generi con cui sono cresciuta, e il risultato è questa elettronica rilassata.

Dove ti vedi in futuro?
Mi piacerebbe vivere in un'altra città quando scriverò il secondo album, anche se non so ancora quale. Ho anche pensato di tornare a studiare e andare all'università e magari finire a lavorare per National Geographic haha! Un altro mio progetto è dare vita a un programma radio, perciò forse presto mi vedrete nei panni di una Holly DJ che mette su della bella techno pesante! 

musiclapsley.com

Crediti


Testo Giorgia Baschirotto
Foto Dave Masotti

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