ingrid melano sull'eleganza sovversiva degli archivi di comme des garçons

The Art Markets ci svela alcune collezioni private di pubblicazioni d'archivio del brand giapponese con una mostra che analizzerà l'estetica concettuale di Kawakubo. i-D ha incontrato Ingrid, fondatrice dell'organizzazione, per parlare della sua...

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mar 9 2016, 10:45am

Kirsten Owen shot by Peter Lindbergh for Comme des Garcons SIX magazine no.2

Agli inizi degli anni '80 tra le strade di Omotesandō, quell'area di Tokyo che si estende tra Harajuku e Aoyama, nacque il movimento Karasu-zoku - letteralmente "gruppo di corvi" - i cui membri, per la maggior parte donne, si distinguevano grazie ai loro abiti neri oversize dal taglio minimale, ispirati da designer come Yohji Yamamoto e Comme des Garçons, i quali stavano ridisegnando le regole del fashion system esercitando sulle giovani generazioni un'influenza equiparabile a quella del movimento punk in Europa.
Karasu
 è anche il soprannome che in quel decennio la stampa giapponese attribuì a Rei Kawakubo dopo il suo debutto sulle passerelle di Parigi del 1981, con una collezione caratterizzata da alcuni degli elementi distintivi del brand - forme irregolari, orli asimmetrici, stoffe consunte e numerosi strati di mussola nera uniti da cuciture scomposte. Un rimando quasi all'eleganza mistica del corvo, che ritroviamo nel 1989 sulla copertina del quarto numero di SIX, il periodico cult ideato da Kawakubo che andò in stampa dal 1988 al 1991. Il magazine, un'esplorazione del sesto senso tramite immagini che vanno dai colori accesi al bianco e nero, fu redatto da Atsuko Kozasu, stretto collaboratore della designer, e mirava a rappresentare l'estetica delle collezioni del brand tramite lo sguardo di artisti e fotografi come Bruce Weber, Peter Lindbergh, Gilbert & George, Kishin Shinoyma, Saul Leiter e Javier Vallhonra, solo per nominarne alcuni. Con il suo approccio tipicamente avanguardista, Kawakubo aveva trovato un nuovo modo per esprimere l'essenza del suo brand senza bisogno di parole, rifuggendo ogni tipo di definizione.

L'immaginario radicale di Comme des Garçons verrà celebrato attraverso immagini e pubblicazioni d'archivio come SIX con TAM: The Private Collections - Archivio Comme des Garçons la prossima settimana a Milano. Dal 14 al 19 marzo, infatti, RIVIERA apre le porte a un progetto di The Art Markets, una organizzazione no profit milanese per la promozione dei libri d'artista, che presenta una mostra di cataloghi, magazine, poster, cartoline e inviti raccolti da collezionisti privati tra il 1980 e il 2000, con particolare attenzione alla grafica giapponese e a materiali promozionali legati alla maison.
Un progetto ispirato dalla forza innovatrice di Kawakubo, la quale dalle origini del brand ad oggi continua a turbare con proverbiale eleganza lo status quo del mondo della moda.

Abbiamo incontrato per l'occasione la curatrice dell'evento e direttrice di The Art Markets e T.A.M. Books, Ingrid Melano, per scoprire qualcosa di più sulla sua ricerca e sull'interazione tra moda, arte e editoria.

Peter Lindbergh for Comme des Garçons, 1987

Cosa vorresti comunicare riguardo a Comme des Garçons con questa esposizione?
Si tratta del mio primo evento rivolto al grande pubblico e in particolare al mondo della moda milanese. È un modo per comunicare interesse a collaborare con tutte le realtà visive, pur essendo cresciuta nella scena dell'arte. Comme des Garçons è anti-establishment, è questo il messaggio. E così l'esposizione rappresenta l'apertura di tutte le porte, in primis alla collaborazione con RIVIERA, un progetto dell'Istituto Svizzero ideato in collaborazione con Caterina Riva e Dallas (Francesco Valtolina, Kevin Pedron), in cui il libro si fa protagonista - come oggetto, contenuto, forma, pretesto, ossessione, collezione o curiosità, specchio, ostacolo, miraggio. Nel corso di quattro mesi la libreria si propone come fulcro di una stagione trasversale costellata da diversi appuntamenti: presentazioni, interventi, performance, vendite speciali, mostre. L'allestimento di Matilde Cassani è una gradinata che offre l'infrastruttura e lo scenario, che si riempie e si svuota come una marea, per accogliere le pubblicazioni, le opere, così come i visitatori. La raffinatezza di Comme negli anni '80 e '90 è andata al di là di qualunque sogno possibile, riuscendo a conciliare la grazia degli abiti cerimoniali di corte, con il fascino di un seducente "oh mi si è scucita la fodera!" di un vintage store. Tutte queste nuances si ritrovano nella grande produzione cartacea dell'archivio.

Peter Lindbergh for Comme des Garçons, 1983

Come sei entrata in contatto con queste collezioni d'archivio e perché avete deciso di concentrare la vostra ricerca sul lavoro di Kawakubo?
Queste due collezioni sono il risultato della ricerca che da un anno a questa parte porto avanti da sola come T.A.M. Books, sulle pubblicazioni d'artista, e delle collaborazioni che col tempo ho sviluppato. Il primo archivio mi è stato concesso da Marios. Frequento spesso lo showroom, e tra una visita e l'altra è nata l'idea di esporre il materiale di Comme, che da tempo era stato donato a Marios da un'importante modellista che, dopo una lunga carriera da Comme, lasciò tutto per andare a vivera a Hokkaido. E poi ho conosciuto Davide Fornari che ha una seconda collezione di pari rilievo, e così ho pensato di unire i due archivi in un'esposizione più grande.
Mi piaceva immaginare una mostra rigorosa, dove per una settimana tutta Milano si 'facesse giapponese'. Ho voluto concentrare la ricerca su Rei Kawakubo perché è nelle mie corde: una donna indipendente che è emersa come soggetto/oggetto del femminismo/maschilismo, e dietro questa sua allure minimale, ha saputo modellare magistralmente il feticcio dell'abito e dell'icona. E poi pochi anni fa mi sono immersa completamente nella scena punk/noise/industrial scandinava e questo è un modo per celebrare ciò che i miei amici 'corvi' mi hanno trasmesso.

Bruce Weber for Comme des Garçons, 1980

Tra il 1988 e il 1991 Comme des Garçons ha esplorato il tema del sesto senso con la pubblicazione SIX, in cui sono apparsi lavori di nomi come Peter Lindbergh, Bruce Weber, Dino Buzzati e Dalí. Cosa ne pensi dell'approccio concettuale al mondo della moda di Kawakubo?
Ancora una volta devo riconoscere la genialità di Kawakubo, anch'io se dovessi basarmi su un solo senso, sceglierei senza dubbio il sesto: l'intuito. In quell'esperienza Kawakubo si circondava non solo di grandi fotografi e contributor, ma soprattutto di editor come Atsuko Kozasu e art director del calibro di Tsuguya Inoue. Ecco perché i magazine SIX sono il core della mostra. 
Quando un designer, piuttosto che un marchio, raggiungono un determinato livello di sperimentazione, si ha la necessità e il dovere di lavorare anche sulla ricerca concettuale, di offrire non solo prodotti tangibili ai propri clienti, ma anche e soprattutto ispirazione intangibile accessibile a tutti. Allo stesso modo mi vengono in mente le pubblicazioni di Armani che ci arrivavano a casa quando ero più piccola, o l'Acne Paper oggi. In quanto produzione artistica SIX è stata infatti una ricerca che ha ispirato milioni di persone e che allo stesso tempo ha fornito un valore aggiunto al brand.

Comme des Garçons Catalog no.38 by Hajime Sawatari, 1978

Nata come piattaforma online, The Art Markets è ora uno spazio fisico che ospita anche presentazioni di libri, mostre, dj set. Come progettate di avvicinare il pubblico italiano all'arte contemporanea e all'editoria
L'idea iniziale di T.A.M. era una sfida personale, slegata dall'online: volevo vedere se ero in grado di aprire uno spazio a Milano senza conoscere quasi nessuno e creare da zero una comunità in qualche modo associata al panorama artistico della città. Superare le barriere e legare è sempre impegnativo, ma grazie all'aiuto di collaboratori come Sini Rinne-Kanto e La Plage, Martina Alemani, Hazal Celik, Roberto Scalmana, Stefano Calligaro e Fabio Calabretta ci sono riuscita. Abbiamo avvicinato il pubblico italiano ed europeo a una programmazione articolata in: presentazione di un lavoro (opere, edizioni, libri, magazine, zines) e dj set. Un modo leggero di affrontare meccanismi che talvolta sono un po' troppo rigidi. Ecco perché la preview della mostra sarà dedicata ai soci, ai ragazzi di Porta Venezia, a quella parte di pubblico megapositive che con la pioggia o con l'afa, ogni venerdì ha eroicamente presenziato ai nostri eventi.

Kristen McMenamy by Kirsten Owen for Comme des Garçons SIX magazine no.6

Kawakubo è riuscita spesso a unire armoniosamente moda e arte, un esempio è la nota campagna realizzata assieme a Cindy Sherman nel 1994. Da art editor, qual è ai tuoi occhi la relazione tra questi due universi?
Il discorso della correlazione tra moda e arte è un tema ampiamente dibattuto, personalmente mi aveva molto colpito un talk di Elio Fiorucci seguito all'università, in cui ci raccontò dei suoi viaggi a New York, di tutto ciò che aveva fatto per sostenere gli artisti dell'epoca, di come fosse riuscito a portarli a Milano, e di quanto ritorno avesse avuto tutto ciò nei negozi e sul brand in termini culturali. Secondo me però quello tra arte e moda è uno scambio impari, in cui i finanziamenti arrivano dalla moda, e l'artista può prestarsi a questo meccanismo, se vuole. La pratica di Cindy Sherman in ogni caso calzava a pennello: i suoi autoritratti concettuali, l'uso dei costumi, l'immagine di donna un po' teatrale era perfetta per un marchio come Comme. La collaborazione consisteva nella campagna autunno/inverno 94 in cui lei appariva in versione geisha, clown, e punk, un sogno cartaceo di cui i collezionisti e gli appassionati Comme des Garçons "just can't get enough".

SIX magazine no.4

TAM: The Private Collections - Archivio Comme des Garçons si terrà dal 14 al 19 marzo presso RIVIERA bookshop all'Istituto Svizzero di Milano.

the-art-markets.com
rivierabookshop.com
tambooks.org

Crediti


Testo Giorgia Baschirotto