rem d koolhaas e la scarpa del futuro

La stampa 3D sta conquistando anche gli accessori moda, ce ne parla il direttore creativo di United Nude.

di Fabrizio Meris
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16 aprile 2015, 4:05pm

Così come la definizione dell'era moderna è legata all'invenzione della stampa a torchio di Gutenberg, così in futuro, forse, l'invenzione della stampa 3D verrà utilizzata per definire una nuova era Hypermoderna. Seguendo la scia del 3D utilizzato in arte già da molti artisti innovativi come Oliver Laric o Andreas Angelidakis incontriamo in occasione del Salone del Mobile Rem D Koolhaas, direttore creativo di United Nude, l'azienda di accessori più innovativa al mondo. Nipote del famoso Rem Koolhaas, che tutti gli amanti della moda conoscono per aver disegnato molti dei più innovativi negozi di Prada, come il Prada Epicenter di New York, Rem D racconta con grande entusiasmo la storia del brand e presenta in una mostra evento, dal 14 and 19 Aprile presso il Teatro Arsenale, i capolavori scultorei disegnati da alcuni dei nomi più importanti dell'universo del design.

Quando è nata l'idea di creare scarpe attraverso la stampa 3D e che cosa è cambiato da allora?

Fin dall'inizio di United Nude nel 2003 abbiamo utilizzato la stampa 3D per realizzare i prototipi delle nostre prime scarpe, ma mai con l'obiettivo di metterle in produzione e poi commercializzarle; questo almeno fino all'anno scorso. Questa rivoluzione è stata generata dall'introduzione di nuovi materiali nella stampa 3D come la gomma. Più precisamente è con Wilderness Embodied, la scarpa da noi disegnata per Iris Van Herpen, che è arrivata la vera svolta.

Ci puoi parlare di questo nuovo inizio?

Non ho mai creduto che si potessero mettere in produzione scarpe interamente stampate in 3D, fino a quando non è stata introdotta la possibilità di combinare una plastica dura con una più soffice, stampandole assieme con una tecnologia avanzata che si serve del laser. L'anno scorso abbiamo iniziato a utilizzare stampanti 3D più economiche che permettono di realizzare componenti da assemblare ad altre parti. È ancora una tecnologia molto costosa, perfetta per creare dei pezzi speciali, per una passerella o come oggetti d'arte.

Oltre a essersi evoluta la tecnologia con cui vengono realizzati questi capolavori, è anche cambiato l'approccio degli addetti ai lavori nel mondo della moda?
Assolutamente sì! L'intero comparto calzaturiero è cambiato moltissimo negli ultimi 10 anni. Quando abbiamo lanciato United Nude, non c'era nulla di veramente eccitante in questo settore, da subito ho avuto l'impressione che ci fosse un vuoto da poter riempire, specialmente dal mio punto di vista di outsider del mondo della moda - io sono un architetto per formazione. Sono arrivato a rompere le regole non per il puro gusto di disobbedire, ma perché non avevo idea di quali fossero queste regole.

Come è stato il tuo inizio?
Molti addetti ai lavori dicevano che non era possibile creare scarpe in questo modo e mi invitavano ad abbandonare l'idea. Da un lato capisco questi artigiani che fanno della tradizione un valore, ma dall'altro amo spingere i limiti di ciò che conosciamo il più lontano possibile, da solo o collaborando con altre persone come il team di 3D Systems o fantastici designer.

Ci puoi parlare di Re-Inventing Shoes Project, il tuo progetto per il Salone?
È un esperimento che mira a unire un grande design con una grande tecnologia. L'obiettivo di questa mostra è mostrare la possibilità di rompere "the shoe box", il preconcetto di cosa sia una scarpa e cosa no. Mostra il connubio fra tecnologia e talento di designer come Ben Van Berkel, Fernando Romero, Michael Young, Ross Lovegrove e Zaha Hadid.

'flames' di zaha hadid per united nude

'ilabo' di ross lovegrove per united nude

United Nude ha un approccio meno dogmatico rispetto alle altre aziende di accessori: perché quindi la scelta di lavorare solo con nomi così celebri del mondo del design e dell'architettura?
Perché queste personalità eccezionali fanno già parte della mia vita, ed è stato naturale chiedere a degli amici di collaborare: per me questo è un progetto fra amici.

Ti senti più visionario o realista?
Penso di essere una combinazione delle due cose; da un lato realista per la natura stessa del nostro business, dall'altro è importante spingere veramente più in là la ricerca e questo lo facciamo tramite le ibridazioni con l'arte come questo evento a Milano. Non bisogna avere paura di provare cose nuove e magari commettere, anche, degli errori nel processo.

Il prossimo febbraio cadrà il cinquantesimo anniversario del primo passo dell'uomo sulla luna. Qual è secondo te il traguardo più importante dell'umanità da allora?
Non sono del tutto sicuro che l'uomo abbia mai messo piede sulla luna. Come nel film Interstellar, in futuro magari scopriremo che si è trattato solo di propaganda. Ci sono moltissime invenzioni straordinarie che sono stare da allora sviluppate e non penso di essere la persona più qualificata per stilare una lista, penso però che la stampa a 3D sia una di queste invenzioni le cui potenzialità sono ancora poco esplorare e penso non solo al nostro lavoro chiaramente ma a tutte le possibili applicazioni mediche.

Allora c'è anche una possibilità di progettare la prima vera scarpa lunare.
Forse. Sicuramente sarei molto felice di poterla disegnare!

Sei un Moonwalker?
Ahah, mi considero più come Skywalker!

Crediti


Testo Fabrizio Meris
Ritratto di Rem D Koolhaas di Tassili Calatroni
Immagini Courtesy di United Nude

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