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Abbiamo fatto due chiacchiere con AlbertoBB, un giovane designer che lavora con HBA, per parlare del futuro della creatività a Milano.

di Mattia Ruffolo
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27 febbraio 2017, 1:35pm

Milano cresce, sempre più. Continua ad evolversi e registrare i cambiamenti della nuova generazione. La moda, l'arte e il design rimangono determinanti; designers, editori indipendenti, stylists e musicisti stanno rivoluzionando questa città. Abbiamo fatto due chiacchiere con AlbertoBB, un giovane designer che lavora con HBA, per parlare del futuro della creatività a Milano. 

Chi sei, cosa fai e per chi lo fai?
Mi chiamo AlbertoBB, sono nato e cresciuto a Padova. Ho studiato all'Istituto Marangoni di Milano come Fashion Designer, e da due anni lavoro per HBA.

In che zona vivi a Milano e quali sono i posti che frequenti di più? Quanto tempo passi in viaggio?
Viaggio spesso per lavoro, ma quando sono a casa a Milano vado al Parco Indro Montanelli in porta Venezia per recuperare le energie. È un luogo rilassante. Non ci sono locali che mi piacciono particolarmente, preferisco la compagnia dei miei amici.

Come sei arrivato a HBA?
Nel 2014 vivevo a Parigi. Durante una Fashion Week il loro casting director mi ha contattato il giorno prima della loro presentazione per fare da modello. Così ho potuto conoscere il team e scoprire delle persone molto interessanti. Due anni dopo a Milano le nostre strade si sono di nuovo incrociate: loro cercavano un prodotto Made in Italy, io avevo bisogno di nuovi stimoli.

Cos'ha portato un brand sperimentale americano come HBA a Milano?
Il Made in Italy, con le proprie caratteristiche uniche, è stato la ragione principale che ha portato HBA a Milano. Qui era possibile trovare un maggiore perfezionamento del prodotto che andasse oltre una ricerca sperimentale, creativa e stilistica.

C'è un'influenza europea nei contributi che dai al team creativo? In cosa si differenzia la tua formazione dalla loro?
Abbiamo sicuramente un background molto differente: a livello creativo la mia visione - di netta influenza europea - si sposa alla loro attraverso interessi comuni. Io porto la mia attenzione per i particolari, per i dettagli e il lato sartoriale della collezione. Gli interessi che abbiamo in comune convergono principalmente verso tutto ciò che è nuovo e moderno; poi verso una moda che trascende dalla distinzione uomo/donna, per andare verso un concetto "no-gender", che mette in primo piano l'individuo.

HBA è stato definito come "aggressive streetwear" mentre Milano ha sempre avuto dei codici vestimentari molto rigidi. Secondo te sta veramente cambiando qualcosa? Stiamo entrando in un periodo meno borghese per questa città?
Penso che oggi, nell'epoca dei social media, la mia generazione non vede più Milano come una città borghese ed impermeabile a nuove influenze e stili. A gennaio 2015 siamo stati invitati al Pitti per presentare la collezione, ed è stato lì che mi sono reso conto per la prima volta di quanta curiosità ci fosse verso nuovi stimoli - nonostante l'Italia sia un paese conservatore.

Uno con una storia come Shayne Oliver - cresciuto a Brooklyn (NYC) solo dalla madre, che per comprargli i jeans lavorava come commessa da Diesel - sarebbe riuscito ad aver successo così velocemente anche a Milano? Lui oggi ha 30 anni.
Se paragonata a NY, Milano è indubbiamente guidata da persone di un'età diversa. Non si da molto spazio alle nuove generazioni, crescere nel mondo del lavoro è difficile e c'è pochissimo ricambio generazionale nelle posizioni. Di conseguenza, non credo che Oliver avrebbe potuto raggiungere lo stesso successo.

Cosa pensi sia necessario portare a Milano che al momento manca?
Una cosa molto semplice: la possibilità di esprimersi senza essere vincolati meramente dall'aspetto commerciale. 

Crediti


Testo Mattia Ruffolo
Foto Dave Masotti