il risveglio della forza consumistica: dentro il fenomeno di star wars

Arriva oggi nei cinema l'attesissimo Star Wars: Il risveglio della Forza e noi di i-D abbiamo cercato di capire perché, coscienti o no, siamo passati tutti al Lato Oscuro...

di Francesco Governa
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16 dicembre 2015, 11:12am

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…

Si, probabilmente questa è la frase cardine di un cinema di fantascienza, e non solo, che ha fatto scuola, insegnando a tutti cosa vuol dire narrazione epica senza tempo. Una frase che oggi può essere adattata benissimo. Tanto tempo fa, precisamente nel 1977, un certo George Lucas dà alla luce il primo capitolo di una lunga serie che generò fan, adepti, fanatici estremisti e veri e propri maniaci. Il culto ossessivo del fenomeno Star Wars. Consolidato in questi lunghi, lunghi anni.

Ne è passato di tempo e forse anche le galassie, da allora, sono cambiate. 16 dicembre 2015. J.J. Abrams, il miglior regista di fantasy (e non solo), ci regala il settimo capitolo,Il risveglio della Forza, che, a sentire gli addetti ai lavori, è uno dei lavori più belli dell'intera saga.
Era azzardato, certo, pensare che Abrams potesse sbagliare nell'impresa di rivitalizzare una serie di film che, per i veri e propri maniaci della Forza, era intoccabile. Ma agli inguaribili romantici (ed esaltati) bisogna ricordare che questo signore, dall'aria squisitamente nerd, ha cambiato il modo di intendere la serie TV con Lost, ha dato nuova linfa a due saghe clamorose come Mission: Impossible e Star Trek e ha diretto un fantasy vecchia scuola (già cult) come Super 8. Una sorta di Re Mida. Piccolo grande genio cinematografico. Intrattenitore mostruosamente preparato.

Il culto invasato del fenomeno Star Wars ritorna prepotentemente. Probabilmente sarà il più grande incasso di tutti i tempi. I box office del mondo saranno costretti a chiudere per evitare una situazione post-apocalittica fatta di caos, urla e spintoni. 
Il risveglio della Forza. Il risveglio della follia incontrollata. C'è, tuttavia, un paradosso. Una bizzarra situazione che induce al sorriso. Con quasi assoluta certezza, Star Wars è nell'immaginario collettivo. E' proprietà comune. E' istituzione.
Tutti noi, volenti o nolenti, ci sentiamo parte del mondo creato da Lucas e ora affidato ad Abrams. Tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo riso e scherzato sulla frase "Che la forza sia con te" o emozionato di fronte al rumore della spada laser (mimandone anche i movimenti con annesso suono, a costo di risultare ridicoli…). Siamo, da un anno a questa parte, piombati nella mania. Nell'eccessivo. Un franchise, un brand che genera profitto. Speculazione ridondante a servizio del Lato Oscuro. 

Immagine via @starwars

Presumibilmente a molti non importerà nemmeno se il settimo capitolo sia all'altezza dei precedenti (quelli degli anni Settanta, gli altri sono robaccia). Non ci saranno orde e orde di persone che giudicheranno il valore narrativo, registico o emozionale del film. L'importante, per gran parte della gente, è esserci. Vivere, respirare, toccare il fenomeno. Basta questo. Esci per strada, entri in un negozio, fai la spesa, vai dal parrucchiere, preghi in chiesa. Sai già che troverai un non so che riconducibile a Star Wars. Celebrazione del marchio. Gadget di ogni tipo, il logo e i corpi (in carne e ossa o di metallo) dei personaggi principali su gran parte degli oggetti utili e non che fanno parte del nostro comune. Piatti, portachiavi, giocattoli, tazze, costumi, cuffiette, cover, lampade, aspirapolveri da scrivania, zerbini da esibire fuori la porta. Un macrocosmo economico capace di fruttare denaro in quantità sovrabbondanti. 
Non poteva non mancare, naturalmente, l'abbigliamento. Da un anno a questa parte, si è assistito ad un innesto del fenomeno sul mondo della moda. Scarpe, t-shirt, cappelli, felpe, giubbotti, calzini. Persino la piattaforma digitale Stylight ha riproposto una variazione del tema. In questo caso, a vestire i panni dei personaggi storici dei film sono le star della moda: da Karl Lagerfeld come Stormtrooper a Cara Delevingne come Chewbecca; da Victoria Beckham come Darth Vader a Jean Paul Gaultier come R2-D2. Qui si che siamo proprio in un'altra galassia.

Non è giusto né serio affermare che il nuovo capitolo di Guerre Stellari sia stato soltanto un pretesto per scatenare mera imprenditoria. La qualità, la determinazione, la genialità di coloro che hanno realizzato il film è indiscutibile. È più che ipotizzabile che alcune logiche di mercato dettano lo stile di vita della massa e che, quindi, il merchandise è e deve essere parte integrante di un'industria mastodontica come quella cinematografica.

E' così che vanno le cose. Forse è ciò che vogliamo davvero. Quello che si ritiene superfluo o superficiale a volte semplifica. Aiuta.
Ci risveglia. Con la forza.

Crediti


Testo Francesco Governa

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