perché l’eteronormatività mi fa incazzare, e perché dovrebbe far incazzare anche voi

Spiegato in sette, pratici esempi.

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07 gennaio 2019, 12:18pm

L’eteronormatività è l’abitudine a considerare l'eterosessualità come l'unico orientamento possibile e l’unica espressione naturale della sessualità. Di conseguenza, chiunque si discosti dalla classificazione binaria tra i generi è subito vittima di critiche e giudizi spietati, e perde ogni diritto alla privacy in ambito sessuale. Lo spiega bene Adrienne Rich, nel saggio Compulsory Heterosexuality [letteralmente "eterosessualità obbligatoria", NdT]. Se non sei cisgender ed eterosessuale, i tuoi interessi sessuali diventano immediatamente pubblici e tutti si sentono in diritto di sapere. Se non corrispondi a uno di quei severissimi e inutili stereotipi che gli omofobi individuano con una superficialità disarmante, probabilmente tutti penseranno che tu sia etero fino a quando non deciderai di dimostrare loro il contrario; cosa che ovviamente loro si sentiranno in diritto di accettare o meno, a loro piacimento. Ecco, queste sono alcune delle cose che mi fanno incazzare dell’eteronormatività e che non vorrei più vedere nel 2019, riassunte in sette agili punti.

1. I matrimoni tradizionali


Sono arrivata a quell’età in cui su Facebook, una dopo l’altra, tutte le mie compagne del liceo condividono il loro album di matrimonio, tutte rigorosamente di bianco vestite e con al fianco un tizio insignificante in completo scuro. Ecco, nel 2019 mi piacerebbe invece vedere tanti tipi diversi di unioni, magari una in cui cinque donne lesbiche e poliamorose con una tuta verde e un mantello leggono una lista di perché ognuna di loro è speciale e poi si danno un bacio a catena per suggellare l'amore che condividono. Dimentichiamoci della dinamica di "lui che chiede al padre la mano di lei" e piuttosto assicuriamoci che tutti i discorsi dei testimoni rispettino il test di Bechdel.

2. I reparti "donna" e "uomo" nei negozi d'abbigliamento

Nel 2019 dei miei sogni, quando entri in un negozio di abbigliamento i capi non sono divisi tra reparto "uomo" e "donna", ma sono semplicemente catalogati per tipologia: gonne, tute, jeans, abiti, cappotti e chi più ne ha più ne metta. Qui ognuno può scegliere liberamente il colore e la taglia che preferisce, e tutti i capi, ma proprio TUTTI, hanno le tasche!

Poco tempo fa ho trovato in un negozio un paio di jeans venduti come "girlfriend jeans". Ora, io capisco la necessità capitalista di sovvertire il trend del "boyfriend jeans" ma se io, in qualità di "ragazza" indosso i miei "girlfriend jeans", alla fine indosso i miei jeans e basta. A meno che non si pensi che io li compri per poi farmeli rubare dal mio ragazzo, ma mi sembra un passaggio troppo contorto. Ma non potete chiamarli jeans e basta? E lasciare in pace i fidanzati, fidanzate e ladri di jeans di tutto il mondo?

3. I bagni e i loro stupidi cartelli

Nel 2019 vorrei trovare bagni gender-neutral in tutti i locali. Questo perché vorrei che tutti potessero sentirsi a proprio agio quando usano una toilette pubblica. Ma se proprio non volete sostituire le targhette "Donne" e "Uomini" con una generica indicazione "Bagno," almeno risparmiateci quelle due icone fuorvianti e inguardabili. Quante volte vi è capitato di non sapere quale fosse il bagno giusto per voi perché su una porta c’era una palma e sull’altra un basso elettrico? Io me lo immagino, il proprietario del locale che se la ride mentre sceglie quelle targhette. "Dai, è un pochino diverso dal solito, no?” Ecco, vi prego: se proprio dovete continuare con la vostra testarda distinzione binaria tra i generi e farmi incazzare per questo, potreste almeno evitarmi la crisi esistenziale mentre tento di capire se sono un radicchio o una barbabietola, un cavallo o una zebra, un pirata cattivo o un pirata un po’ meno cattivo? Grazie.

4. La teoria del "uomini e donne non possono essere davvero amici"

Sono orgogliosa di vivere nell’era in cui lo stereotipo della "gattara pazza" è stato rivalutato ed è diventato anche fonte di ispirazione. Immagina: una casa di proprietà, piena di gatti e senza uomini? A noi, povere millennials, non resta che sognare.

Ma ricorda sempre, potrai anche vivere da sola con 15 gatti, ma non potrai mai essere davvero amica con qualcuno del sesso opposto. Etero, gay, bi, trans, tutti quanti penseranno che tu ci voglia solo andare a letto. Suppongo che le teste di queste persone siano zeppe di storie Harmony in cui un ragazzo e una ragazza si incontrano, si scambiano uno sguardo intenso, si innamorano e nel tempo in cui tu ti chiedi "ma cosa cavolo è successo alla caratterizzazione dei personaggi?" i due hanno già scopato a ripetizione. Nella vita reale, purtroppo, questo significa tagliare i ponti con tutte quelle persone che segretamente aspettano il giorno in cui "Finalmente!" cadrai ai loro piedi e anche con tutti quelli che ti giudicano per via di quell’amicizia platonica con il collega adorabile, ma che tanto non è il tuo tipo.

5. Le commedie romantiche

Il modo in cui vengono rappresentate in TV o nei film le relazioni eterosessuali stereotipate è alquanto raccapricciante—e falso quasi quanto la fisicata di Chris Pratt pre-Jurassic Park. In ogni storia c’è sempre e comunque un uomo che tratta malissimo una donna, mentre lei se ne sta seduta ad aspettare che arrivi in suo soccorso Quello Giusto. E poi ci sono i Chris Hemsworth che salvano le Jennifer Lawrence dagli alieni, dai capi cattivi e dalla noia mortale di essere bellissime. Nemmeno la nuova Wonder Woman è riuscita a evitarsi la scopata con Chris Pine, nonostante avesse chiaramente cose molto più importanti a cui badare. Quasi tutte le produzione hollywoodiane rifiutano le storie che si discostano dallo stereotipo e contraddicono la farsa etero tradizionale, privilegiando la classica storia d’amore, ovviamente tra bellissimi, altrimenti che gusto c’è?

6. Il rosa per le femmine e il blu per i maschi

Siamo tutti (credo) ben consapevoli dell’attuale ribellione ai giocattoli e vestiti stereotipati per i bambini. I più piccoli non dovrebbero scontrarsi con gli stereotipi di genere dettati dai colori, e dall’eterna distinzione tra trattori e minipony. Un’amica e neo-mamma fantastica sceglie per sua figlia sia vestiti “da maschio” sia “da femmina,” e vi assicuro che è adorabile qualsiasi cosa tu le metta addosso. Eppure c’è ancora chi veste le bambine di rosa e i bambini di azzurro, senza rendersi conto che è come mettere un papillon o un fiocchetto al cane. Il cane non ha comunque alcuna idea di quello che indossa, e probabilmente crescerà come un cane molto femminile a prescindere dalla mantellina camo super virile che il padrone ha scelto per lui.

7. Quel marketing che gioca sugli stereotipi

Le ragazze in Sex and the City mangiano tantissime cose verdi. Ogni tanto si concedono delle patatine fritte o dei noodles, ma solitamente optano per verdure e insalate. Anche io, in passato, mangiavo molte verdure ed ero attenta alla linea. Poi ho capito che la vita non deve essere per forza così cruda, insapore e così verde. In The League, una commedia principalmente maschile, i ragazzi mangiano sempre cibo da pub e bevono un sacco di birra, e l’intolleranza di Pete al glutine è ridicolizzata in ogni occasione.

Forse sto dando troppo peso a quelli che sono show televisivi piuttosto superficiali, ma sono assolutamente certa che quello che mangiano i ragazzi e quello che mangiano le ragazze è giudicato in modo molto diverso. Il mondo del fitness vuole tutte le ragazze come Barbie e tutti i ragazzi come Magic Mike, e che nessuno osi confondere questi due ideali perfetti, perché potrebbe confondere le menti semplici di chi ha ancora i soliti pregiudizi. I veri uomini bevono la Coca Cola, e le vere donne bevono la Coca Light. Qualsiasi alimento gustoso sulla faccia della terra è stato sicuramente riprodotto in versione mini e light, ma costa tanto quanto l’originale ed è dedicato alle donne che non vogliono "sgarrare". Se Eva fosse davvero stata creata dalla costola di Adamo, sarebbe stata fatta di carne magra, ricoperta di maionese a basso contenuto calorico, senza latticini.

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E poi c'è anche la graziosa questione degli oggetti simbolo della comunità LGBTQ di cui l'eteronormatività si appropria. Qui un esempio:

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.