5 look leggendari dell'era disco degli anni '70

Categoria: disco music! Il movimento culturale che ha celebrato in egual misura inclusività e glamour.

di Cleo Gold
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18 agosto 2021, 4:00am

Negli anni ‘70, a botte di Metaqualone e cocaina, un’intera generazione di artisti, performer e club kids ha saziato la propria fame per il dancefloor sotto le luci sfavillanti di club come il Paradise Garage e lo Studio 54. Movimento di vita brevissima—e ampiamente criticato per il suo sound meccanico e la sua eccentricità estetica—, quello della disco è riuscito comunque a lasciare un segno indelebile nella cultura pop.

Come tutti i fenomeni culturali più affascinanti, anche la disco è stata largamente influenzata dal contesto sociale e politico in cui si è manifestata. Sullo sfondo, troviamo infatti i movimenti per i diritti civili, la rivoluzione sessuale, la guerra del Vietnam e i moti di Stonewall. E se le premesse di questo fenomeno ribollivano già da anni, è nel 1974 che la disco fa ufficialmente capolino all’interno della storia globale, quando al primo posto della classifica americana di Billboard salì Never Can Say Goodbye di Gloria Gaynor. Da quel momento, gli artisti neri hanno dominato le classifiche degli Stati Uniti e, in un'epoca in cui New York vietava ancora che due uomini ballassero insieme, l’energia della disco proliferava all’interno della comunità queer.

Ma la disco non solo ha celebrato attivamente i valori di inclusività e liberazione sessuale a cui è tutt’oggi associata, ma è anche passata alla storia come una delle epoche d’oro del glam. Dai capelli voluminosi alle guance ricoperte di blush, passando per l'onnipresente ombretto blu, ripercorriamo insieme alcuni dei beauty look che hanno definito quell’epoca.

I 5 outfit più iconici della disco anni ‘70

Diana Ross, 1973

Diana Ross in visita a Londra per promuovere il suo ultimo album nel settembre 1973 a Londra, Inghilterra.
Fotografia di Anwar Hussein/Getty Images

L'anno è il 1973. Diana Ross, 29 anni, visita Londra per promuovere l'uscita del suo ultimo album. Qualche mese prima, Ross era stata nominata agli Oscar per il suo ruolo di Billie Holiday in Lady Sings the Blues, il film che segue la vita dell'artista durante gli anni '30 e '40—e quello non era che uno dei tanti lungometraggi che hanno alimentato il senso di nostalgia per gli anni '20, '30 e '40. Certo, il bob lungo e cotonato di Ross avrebbe potuto richiamare le mode degli anni ‘60, ma le sue ciglia finte e quell’ombretto grigio-blu tracciano chiaramente una connessione tra l’era go-go e l’epoca disco. Un look fresco, ma non giovanile. Etereo, ma mai ultraterreno. Una bambola subdolamente inquietante. E, naturalmente, questo look segna il debutto di quelle sopracciglia sottili che sarebbero poi diventate un vero e proprio must del decennio.

Divine (di John Waters), 1975

Attrice e drag queen Divine (1945-1988, nata Harris Glenn Milstead) posa per i paparazzi alla premiere del film di John Waters, 'Female Trouble,' New York City.
Fotografia di Tim Boxer/Hulton Archive/Getty Images

Se hai visto anche un solo film di John Waters, probabilmente conoscerai già Divine. Attrice, cantante e icona drag americana dai capelli color platino e l’iconico trucco cat eye, Divine ha dominato il grande schermo interpretando personaggi leggendari di film cult come Pink Flamingos e Hairspray. Le sue sopracciglia spigolose incarnavano l’esuberante glamour della disco: un volto artificioso, progettato per sconvolgere il pubblico. Divine è morta nel 1988, ma il suo iconico look disco continua a essere una fonte inesauribile di ispirazione—ad esempio, per il personaggio di Ursula nella Sirenetta Disney… non lo sapevi? Nemmeno noi, fino ad adesso. In ogni caso, Divine è la testimonianza che la disco non ha mai smesso di influenzare i decenni a seguire.

Donna Summer, 1977

Fotografia di Michael Ochs Archives/Getty Images

Forse la conosci come Donna Summer. O forse la conosci come La Regina della Disco. In ogni caso, la conosci. Ma nel momento in cui questa foto è stata scattata durante un live del 1977, la cantante, cantautrice e attrice americana non era altro che un nome che suonava appena appena familiare. Eppure, dopo una repentina serie di successi—tra cui I Feel Love, Love to Love You Baby, Bad Girls e Last Dance—, la voce e il personaggio iper-glam di Summer sono diventati il simbolo per eccellenza della disco. Non c'è quindi da meravigliarsi se i beauty look dei live di Summer hanno segnato alcuni dei momenti più iconici della storia della disco. Con il dispiegarsi della sua carriera, anche il suo approccio al trucco si è evoluto. Da viso pulito, occhi da cerbiatto e folte sopracciglia del 1976, Summer ha trovato la sua dimensione nel look con palpebre pigmentate e chili di fard. E mentre la sua celebrità cresceva, le sue sopracciglia si assottigliavano. Qui, vediamo il volto di Summer sormpontato da un paio di sopracciglia ispirate sia al glam della disco sia all’estetica anni '30. Fortunatamente per Summer e i suoi coetanei, meno sopracciglia significava avere più palpebre per l’ombretto e, nel suo caso, non veniva sprecato nemmeno un centimetro del volto.

Debbie Harry, 1978

Deborah Harry, dei Blondie, che performa al Fox Theater
Fotografia di Tom Hill/WireImage

Non possiamo parlare di beauty look disco senza menzionare la frontwoman dei Blondie e dei fan dell’ombretto blu Debbie Harry. Originariamente soprannominata Angel and the Snake, il nome Blondie nasce dalla moda degli anni '70. E non sorprende che tutto sia iniziato con il leggendario look candeggiato di Harry. Secondo l’artista, infatti, il nome della band è stato ispirato dai fischi che ha ricevuto dopo essersi tinta i capelli di biondo. Questa foto è stata scattata nel 1978, quando Harry era già nota per la sua audacia nei look. I pigmenti densi e le palette pesanti risultavano radicalmente sovversivi, anche durante un decennio che ha notoriamente amato le palpebre blu e le guance magenta. La disarmonia dei toni contrastanti è decisamente clownesca ma in qualche modo anche chic (?). Imperfetta nell’esecuzione musicale e nell'applicazione del trucco, Blondie si presta all'essenza della disco, riflettendosi in tutti i punti giusti.

Sylvester (e i Two Tons O’ Fun), 1979

Foto di TWO TONS O' FUN e SYLVESTER, con Martha Wash e Izora Rhodes Armstead che erano chiamate Two Tons O' Fun prima di chiamarsi Weather Girlse
Fotografia di Max Redfern/Redferns

Sylvester James Jr., nato a Watts e residente a San Francisco, era un cantautore e un'icona della controcultura anni ‘70. Esordendo come performer nel gruppo drag sperimentale Cockettes, ha continuato a sfidare le norme della società con il suo approccio androgino al beauty e alla moda. La sua biografia racconta la storia di un uomo nero apertamente gay che si inserisce nella comunità queer e trova il successo mainstream nello sfarzo e nel glamour della disco. Sylvester era una figura camaleontica. Che si conformasse alle norme di genere o le sovvertisse, lui (come tutti i volti più iconici della disco) ha colto a pieno il potere dell'ombretto blu. Durante le sue numerose rivoluzioni estetiche, una cosa è rimasta coerente: la costante ribellione ai tentativi dei media di incasellarlo. "Non sono una drag queen," ha dichiarato a Joan Rivers nel 1986, "sono Sylvester." Lui incarnava proprio quel senso di massimalismo impenitente: un cocktail di qualsiasi cosa, un amalgama di vecchio, nuovo e immaginario che ha ispirato i beauty look più leggendari dell’era disco.

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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Testo di Cleo Gold

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