Immagini courtesy di Jisoo Baik; Cha Myung; ORIENS  

Sovvertiamo le silhouette! Ecco 4 designer emergenti che creano una moda scultorea e sperimentale

Jisoo Baik, Myung Cha, Shirley Tang e Chelsea Kaya creano capi plastici sperimentando con volumetrie, tecniche e spazialità.

di Zoë Kendall; traduzione di Carolina Davalli
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18 ottobre 2021, 10:11am

Immagini courtesy di Jisoo Baik; Cha Myung; ORIENS  

Secoli di trasformazioni ed evoluzioni hanno dimostrato quanto le silhouette, le forme e i volumi dei nostri vestiti hanno saputo incarnare appieno i valori della società e lo zeitgeist del momento culturale in cui erano immersi. La rivoluzione sessuale degli anni '60 ha portato all'invenzione della minigonna, che si faceva beffe degli atteggiamenti conservatori e stantii della società. Gli anni '80, invece, ci hanno regalato il power dressing, un tipo di silhouette che armava la nuova classe di donne in carriera con spalline massicce e potenti. Gli anni '90, poi, hanno portato con sé il grunge, uno stile stratificato e decostruito—tutt'altro che lineare.

Dunque, che tipo di silhouette contraddistingue la moda del 2021? E cosa ci dice dello stato dell’arte del mondo, in questo momento storico? Oggi, la nuova generazione di designer emergenti ha a che fare con un mondo post-pandemico, e se da un lato questo ha portato alla ribalta stili come il quarcore o l’infit, dall’altro i designer contemporanei stanno tracciando un tipo di moda ben diverso dal concetto di comfort associato alle tute o alla maglieria pesante. Stiamo parlando di capi sperimentali, che presentano protrusioni imbottite, pieghe affilate come coltelli, gonne tanto voluminose da creare un cerchio protettivo attorno a chi li indossa (forse per agevolare il distanziamento sociale?). E oltre a queste sperimentazioni progettuali, vediamo al centro del loro operato un’attenzione particolare alla celebrazione del corpo, in tutte le sue molteplici forme.

Vi presentiamo Jisoo Baik, Myung Cha, Shirley Tang e Chelsea Kaya, quattro designer emergenti che stanno sovvertendo le proporzioni e i canoni delle silhouette per incarnare appieno lo spirito del nostro tempo.

una modella indossa un abito scultoreo di jisoo baik
una modella indossa un abito scultoreo di jisoo baik

Jisoo Baik

Nata a Seoul, Corea del Sud, la designer Jisoo Baik ha studiato alla Central Saint Martins di Londra prima di completare il suo MA a Parigi presso l'Institut Français de la Mode. La sua collezione "Safe Space" esplora le nozioni di sicurezza e protezione facendo uso di un sistema di strutture metalliche.

Qual è il concetto alla base della tua collezione "Safe Space"?
Il mio obiettivo era quello di creare uno spazio sicuro, all’interno di cui puoi sentirti liberə di essere te stessə. Tutto è nato dai concetti di sicurezza e di protezione. Da quando mi sono trasferita all'estero, ho sempre cercato di tenermi al sicuro—è una cosa che mi preoccupa parecchio, specialmente dopo aver subito un’esperienza traumatica camminando per strada, quando mi hanno rubato il telefono e il portafoglio. Quell'esperienza mi ha spinto a voler indagare le modalità con cui le persone trasportano i loro beni quando camminano per strada.

Che ruolo gioca il corpo all’interno del tuo lavoro?
Per me, il corpo è una parte essenziale del processo creativo, soprattutto per quanto riguarda la vestibilità. Per me, è come fosse una sottostruttura.

In che modo la vestibilità influisce sul tuo processo di progettazione?
Nel mio processo di progettazione, la vestibilità è secondaria rispetto alla scelta della silhouette. Penso che la vestibilità faccia parte più di un sistema di calcolo, piuttosto che di un processo di design creativo. Certo, per me resta comunque importante offrire a chi indossa i miei capi una sensazione di comfort adeguata, ma per ora non è il centro della mia pratica.

I tuoi pezzi potrebbero esistere come opere autonome, senza la presenza di un corpo?
Metto le mie visioni all’interno del mio lavoro, e ogni pezzo è il risultato di sperimentazioni tecniche volte a rappresentare al meglio le idee dietro al capo. Ecco perché credo che i miei pezzi possano esistere come opere autonome. Vorrei che le persone vedessero il mio lavoro attraverso il loro punto di vista, attraverso le proprie esperienze, senza limitare il raggio d’azione delle mie creazioni a quello di semplici "vestiti". Credo che i miei pezzi, specialmente quelli in cui sono presenti le strutture in metallo, potrebbero essere visti anche come sculture o oggetti di design.

una modella indossa abiti scultorei di cha myung
due modelle indossano abiti scultorei di cha myung

Cha Myung

Studentessa del Master in Moda della CSM, Cha Myung sperimenta con le silhouette per creare una "nuova immagine della donna". La sua collezione più recente presenta delle imbottiture per il corpo volte a evocare sensazioni di comfort e serenità.

Qual è il concetto alla base della tua collezione "A Journey of Seeking Comfort"?
Dopo essere tornata in Corea l'anno scorso, sono stata costretta a isolarmi in quarantena a casa. Durante quel periodo di riposo, usavo spesso un body pillow per stare comoda e mi sono trovata più volte ad osservare i modi in cui interagivo con il cuscino, e come questo oggetto riempiva gli spazi vuoti tra il mio corpo e il muro o il pavimento. Questa ricerca mi ha portato a ideare le volumetrie e le silhouette chiave per la mia collezione. Sentirmi fisicamente a mio agio è molto importante per me—mi fa stare bene anche mentalmente—e mi sono sempre interessata al modo in cui le interazioni fisiche tra il mio corpo e i supporti, come i cuscini, creino delle composizioni visive. Ho progettato ogni pezzo della collezione in modo tale che possa dare un senso di comfort al corpo durante l'uso e anche per offrire un senso di comodità anche solo alla vista.

Che ruolo gioca il corpo all’interno del tuo lavoro?
Creo abiti con silhouette audaci e strutture non convenzionali che sfidano l'abbigliamento femminile tradizionale. Inoltre, non seguo quel tipo di moda che intende rivelare il corpo femminile, o le sue forme. La forma del corpo di una donna per me resta molto attraente, quindi mi lascio ispirare dalle sue curve, costruendoci però sopra una nuova silhouette, aggiungendo volumi o rendendo i capi più audaci e scultorei.

In che modo la vestibilità influisce sul tuo processo di progettazione?
Finora mi sono concentrata più sul lato concettuale che sulla vestibilità dei miei capi, perché esprimere ciò che voglio dire attraverso la moda mi motiva a continuare a sperimentare con la mia pratica. Nella collezione A Journey of Seeking Comfort, ci sono vestiti che possono essere scomodi da indossare a causa della loro forma ampia e voluminosa, ma ci sono anche alcuni pezzi che sono abbastanza comodi da essere indossati tutti i giorni. In futuro, voglio creare una collezione più completa sia dal punto di vista della vestibilità che del concept.

I tuoi pezzi potrebbero esistere come opere autonome, senza la presenza di un corpo?
Quando non indossati, alcuni pezzi sembrano dei veri e propri cuscini o guanciali—anche perché sono stati creati proprio ispirandomi alle forme dei cuscini e dei divani. Non ho mai inteso i miei pezzi come sculture o opere d'arte, ma visto che la maggior parte dei pezzi offre un forte effetto tridimensionale e quasi la metà della collezione mantiene la propria forma anche senza la presenza di un corpo, sicuramente potrebbe essere posizionata nello spazio come elemento autonomo. Per esempio, c’è un pezzo della mia collezione che, quando non indossato, diventa quadrato, esattamente come fosse un cuscino. Infatti può essere utilizzato anche come semplice cuscino.

una modella indossa un abito scultoreo di ORIENS
Fotografia di Jack Pekarsky
una modella indossa un abito scultoreo di ORIENS
Fotografia di Jack Pekarsky

Shirley Tang di ORIENS

Nata a Shanghai, Shirley Tang si è trasferita a Vancouver e poi a New York per conseguire il suo BFA alla Parsons. Descrive il suo brand, ORIENS, come una “sperimentazione sul corpo del futuro nello spazio” che attinge dalla giustapposizione tra abito e corpo, tra la dimensione artificiale e quella naturale.

Come ti sei interessata al design della moda?
Ho sempre apprezzato la possibilità di potermi vestire da sola, anche se durante la mia infanzia ho dovuto indossare per molti anni la divisa scolastica. Credo che questa esperienza mi abbia spinto a sperimentare maggiormente con le silhouette. Ho sempre giocato molto con i miei vestiti e spesso mi ritrovavo a tagliare, rimodernare e riadattare vecchi abiti dei miei genitori. In questo processo, ho sicuramente rovinato alcuni pezzi molto belli di mia madre, ma sono molto grata di aver avuto il permesso e l’occasione di divertirmi in questo modo e di poter continuare a farlo ancora oggi.

Descrivi ORIENS come un "esperimento sul corpo del futuro nello spazio". Cosa significa per te?
Il concetto di futurismo ha sempre avuto un forte impatto sui miei progetti. L’idea di un movimento perpetuo verso il futuro è al centro di ORIENS: il nome deriva da una parola di radice latina che descrive il sole che nasce dall'orizzonte orientale. Mi piace l'idea di qualcosa che possa esistere all'orizzonte sia del presente che del futuro, che si fondi su giustapposizioni e che assecondi la natura ciclica proiettarsi nel futuro. Così la sperimentazione diventa la base di ORIENS. Anche se l’idea di un futuro nello spazio potrebbe far venire in mente entità aliene o robot, gran parte di questa ricerca è radicata nella biologia. Amo l'idea di una sinergia tra artificiale e naturale, tra macchina e uomo, e per me è proprio questa interazione che serve e onora il corpo con intento e riverenza.

Che ruolo gioca il corpo all’interno del tuo lavoro?
Il corpo è al centro di qualsiasi progetto che realizzo. Indumento e corpo sono elementi interattivi, e voglio che i miei capi siano al servizio del corpo, per evidenziare, nascondere, manipolare e suggerire forme e linee se vuoi irraggiungibili senza la struttura dell’abito. La forma femminile è così complessa e interessante, e amo i pezzi che offuscano le linee tra abito e corpo, utilizzando i paesaggi e le forme del corpo come parte del design nel suo insieme. Cerco di ottenere questo effetto in maniera letterale, facendo in modo che le linee degli abiti seguano il "Qi" cinese o le linee energetiche che compongono la mappa dei meridiani del corpo.

In che modo la vestibilità influisce sul tuo processo di progettazione?
Amo i design complessi e dai dettagli intricati, ma è importante per me che possano essere indossati facilmente. Insieme ai moduli e agli elementi regolabili che costituiscono una parte sostanziale del mio lavoro—un’enfasi sull'elasticità, cravatte regolabili e chiusure aperte—voglio che vengano intesi anche come design distinti, solidi e forti, malleabili e in grado di integrarsi con i pezzi e lo stile di chi li indossa .

cinque modelle indossano gli abiti scultorei di chelsea kaya
due modelle indossano gli abiti scultorei di chelsea kaya

Chelsea Kaya

La designer di origine giapponese Chelsea Kaya ha studiato womenswear alla CSM, laureandosi nel 2021. I design eleganti e scultorei della sua collezione di laurea si basato sull’idea di tensione, e sui concetti di nostalgia e femminilità.

Qual è il concetto alla base della tua collezione di laurea?
Penso che la moda dovrebbe sempre avere uno scopo e un messaggio, e il mio è di tipo spirituale e sensoriale. [La collezione] è stata ispirata dal potere visivo insito nei fiori secchi e dalla bellezza che si trova nell'imperfezione e nell'asimmetria della natura. Mi è venuto in mente quando ho notato un’ossessione sempre più evidente per la bellezza giovanile, e un totale distacco da quel tipo di bellezza che non si vede in superficie.

Mi sono ispirata dai ricordi della mia infanzia trascorsa in Giappone, delle donne che indossavano completi da ufficio nelle stazioni della metropolitana durante l'ora di punta. L’idea è quella di liberare aspetti diversi dell’abbigliamento femminile, anche per le donne in carriera. Le donne che vedevo in metropolitana a Tokyo mi davano un forte senso di tensione, come se fossero costrette e vincolate a uno stile e non avessero modo o occasione per mostrare un lato diverso di sé.

Che ruolo gioca il corpo all’interno del tuo lavoro?
Gli indumenti dovrebbero enfatizzare il movimenti del nostro corpo, ma servono anche come armatura per proteggerci da paure e vulnerabilità. Sono cresciuta in una famiglia asiatica molto conservatrice e tradizionale, ma ho ricevuto un'istruzione molto occidentale. Questo mi ha dato la capacità di captare le diverse percezioni della bellezza all'interno della cultura sia occidentale che orientale. È interessante pensare a come Helmut Newton e Araki abbiano fotografato lo stesso soggetto—il "corpo di donna"—con risultati radicalmente diversi. Il mio processo creativo si basa sul fondere la mia conoscenza di entrambi questi mondi per creare dei progetti che parlino della mia cultura e identità e che siano capaci di mostrare la mia interpretazione della donna di oggi.

In che modo la vestibilità influisce sul tuo processo di progettazione?
È stata una questione piuttosto difficile, perché la mia intenzione era quella di creare forme scultoree ma con silhouette tanto raffinate da poter rendere il capo indossabile. Lo scopo era creare una silhouette che le donne potessero indossare comodamente e che fosse funzionale. Quindi, anche se possono sembrare capi astratti e difficili da indossare, ho sempre cercato di dare un senso di comodità e funzionalità alle mie creazioni.

I tuoi pezzi potrebbero esistere come opere autonome, senza la presenza di un corpo?
Vedo le mie opere come dei pezzi scultorei da indossare. Senza la presenza di un corpo, sono oggetti incompleti. Tutto si basa sulla tensione, sulla tattilità e sulle forme che si creano quando entra in gioco il corpo umano.

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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