Immagine di Nicola Bertasi

Inquietanti collage che sovrappongono tempi, spazi (e virus) diversi

"Pandemic Postcards" ci insegna a confrontarci con il passato, studiarlo e osservarlo attraverso la sovrapposizione e la confusione temporale.

di Laura Ghigliazza
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19 febbraio 2021, 9:00am

Immagine di Nicola Bertasi

Cosa faresti se, cercando in un archivio, trovassi una serie immagini risalenti a più di cento anni fa ma che sembrano scattate ieri? Nicola Bertasi, fotografo italiano classe 1983, ha deciso di realizzare con questi scatti il suo ultimo progetto: Pandemic Postacards, una serie di collage che sono come un viaggio nel tempo, non lineare ma circolare, a loop. Perché tornare in quel preciso passato significa rivivere un momento che non è così diverso da questo assurdo presente in cui ci troviamo. Ed è questo concetto di eterno ritorno, di sovrapposizione e confusione temporale che Nicola vuole fare emergere con il suo progetto.

Tutto è iniziato da quelle fotografie in bianco e nero profondamente inquietanti che rappresentano l’America dei primi anni del ‘900 durante lo scoppio dell’influenza spagnola. I rimandi di questi scatti a quello che sta succedendo ai giorni nostri, nel pieno della pandemia da Covid-19, sono ovviamente molteplici, e Nicola li rende manifesti tramite il suo intervento sulle fotografie originali, creando collisioni con immagini contemporanee. Il risultato sono cartoline dal futuro, scenari che distruggono lo spazio e il tempo e creano una sovrapposizione disturbante e a tratti spaventosa tra quell’epoca e la nostra.

Per approfondire la sua visione e il concept del progetto Pandemic Postcars, lo abbiamo intervistato, insieme alla curatrice del progetto Valeria Ribaldi.

Ciao Nicola, ci racconti quando è nato il progetto?
Nicola:
È nato a marzo 2020 durante il primo lockdown, e ho iniziato a ricevere una quantità esorbitante di pubblicità indesiderate di mascherine “fashion” sul mio feed di Instagram. Questa strategia di marketing sulla morte mi ha allarmato. Erano giorni in cui il dramma stava cominciando, il panico dilagava e le strutture sanitarie, paralizzate dallo shock, erano ancora all’oscuro di molte cose che oggi conosciamo.

Tutto è iniziato da quelle fotografie in bianco e nero profondamente inquietanti che rappresentano l’America dei primi anni del ‘900 durante lo scoppio dell’influenza spagnola. I rimandi di questi scatti a quello che sta succedendo ai giorni nostri, nel pieno della pandemia da Covid-19, sono ovviamente molteplici, e Nicola li rende manifesti tramite il suo intervento sulle fotografie originali, creando collisioni con immagini contemporanee. Il risultato sono cartoline dal futuro, scenari che distruggono lo spazio e il tempo e creano una sovrapposizione disturbante e a tratti spaventosa tra quell’epoca e la nostra.

Per approfondire la sua visione e il concept del progetto Pandemic Postcars, lo abbiamo intervistato, insieme alla curatrice del progetto Valeria Ribaldi.

Ciao Nicola, ci racconti quando è nato il progetto?
Nicola:
È nato a marzo 2020 durante il primo lockdown, e ho iniziato a ricevere una quantità esorbitante di pubblicità indesiderate di mascherine “fashion” sul mio feed di Instagram. Questa strategia di marketing sulla morte mi ha allarmato. Erano giorni in cui il dramma stava cominciando, il panico dilagava e le strutture sanitarie, paralizzate dallo shock, erano ancora all’oscuro di molte cose che oggi conosciamo.

Tutto è iniziato da quelle fotografie in bianco e nero profondamente inquietanti che rappresentano l’America dei primi anni del ‘900 durante lo scoppio dell’influenza spagnola. I rimandi di questi scatti a quello che sta succedendo ai giorni nostri, nel pieno della pandemia da Covid-19, sono ovviamente molteplici, e Nicola li rende manifesti tramite il suo intervento sulle fotografie originali, creando collisioni con immagini contemporanee. Il risultato sono cartoline dal futuro, scenari che distruggono lo spazio e il tempo e creano una sovrapposizione disturbante e a tratti spaventosa tra quell’epoca e la nostra.

Per approfondire la sua visione e il concept del progetto Pandemic Postcars, lo abbiamo intervistato, insieme alla curatrice del progetto Valeria Ribaldi.

Ciao Nicola, ci racconti quando è nato il progetto?
Nicola:
È nato a marzo 2020 durante il primo lockdown, e ho iniziato a ricevere una quantità esorbitante di pubblicità indesiderate di mascherine “fashion” sul mio feed di Instagram. Questa strategia di marketing sulla morte mi ha allarmato. Erano giorni in cui il dramma stava cominciando, il panico dilagava e le strutture sanitarie, paralizzate dallo shock, erano ancora all’oscuro di molte cose che oggi conosciamo.

Una delle poche certezze in quel momento era che l’uso delle mascherine fosse imprescindibile e che ci trovassimo di fronte a un evento epocale. Così ho deciso di fare alcune ricerche, e ho scoperto uno straordinario archivio di “schede fotografiche” prodotte durante l’influenza spagnola negli Stati Uniti. Così mi è venuta l’idea di realizzare una serie di collage digitali e materici dove il tempo si confonde.

pandemic postcards nicola bertasi
2020 © Nicola Bertasi courtesy of the artist


Questo è il tuo secondo lavoro d’archivio. Il precedente era Like Rain Falling from the Sky, che indagava invece il tema dei conflitti. In che modo gli archivi sostanziano la tua narrazione?
Nicola:
Like Rain Falling from the Sky è un progetto lungo 4 anni—e da poco è diventato un libro. È un racconto sulle conseguenze del conflitto americano in Vietnam a cinquant’anni di distanza dai fatti, ma è anche un lavoro sulla memoria della guerra. Credo che il tempo del conflitto vada ben oltre la durata degli scontri sul campo. È un tempo sospeso, perché la guerra continua il suo cammino nel territorio e nella memoria—a volte un po’ rarefatta—delle persone.

Mescolare e sovrapporre i tempi col fotomontaggio di materiale d’archivio è il mio modo di suggerire che la chiave per una memoria giusta non è la distanza dall’attuale o la forza della singola fotografia, ma la capacità della narrazione di farsi dialogo e non sentenza. Con Pandemic Postcards il discorso è leggermente diverso, c’è anche un fondamento di ironia. Ma l’interesse per la parabola della memoria è lo stesso.

pandemic postcards nicola bertasi
2020 © Nicola Bertasi courtesy of the artist

Ma perché delle cartoline?
Nicola: L’idea è nata quasi immediatamente. Quando ho messo mano all’archivio, mi sembrava di essere finito in uno scambio epistolare misterioso tra passato, presente e futuro—complice il formato dei documenti d’archivio. Un cortocircuito spazio-temporale e una risposta ironica a un momento di paura e incertezza.

Valeria: Le cartoline sono state per molto tempo il mezzo più comune per veicolare informazioni personali ma anche divulgative, per questo la loro attesa ha sempre suscitato emozioni contraddittorie. Inoltre, la loro caratteristica riproducibilità rimanda a un sistema di consumo capitalistico che ha molto ha in comune con l’aggressività della comunicazione durante la pandemia: un vero e proprio bombardamento di dati, immagini e prodotti difficile da gestire. Ogni cartolina è una finestra a sé, contiene un argomento specifico che è trasversale nel tempo e si lega a tutte le altre attraverso elementi ricorrenti. Le abbiamo racchiuse in un Cardboard Box per poter divulgare il progetto una volta concluso, grazie alla creatività di Francesca Todde.

Ma perché delle cartoline?
Nicola: L’idea è nata quasi immediatamente. Quando ho messo mano all’archivio, mi sembrava di essere finito in uno scambio epistolare misterioso tra passato, presente e futuro—complice il formato dei documenti d’archivio. Un cortocircuito spazio-temporale e una risposta ironica a un momento di paura e incertezza.

Valeria: Le cartoline sono state per molto tempo il mezzo più comune per veicolare informazioni personali ma anche divulgative, per questo la loro attesa ha sempre suscitato emozioni contraddittorie. Inoltre, la loro caratteristica riproducibilità rimanda a un sistema di consumo capitalistico che ha molto ha in comune con l’aggressività della comunicazione durante la pandemia: un vero e proprio bombardamento di dati, immagini e prodotti difficile da gestire. Ogni cartolina è una finestra a sé, contiene un argomento specifico che è trasversale nel tempo e si lega a tutte le altre attraverso elementi ricorrenti. Le abbiamo racchiuse in un Cardboard Box per poter divulgare il progetto una volta concluso, grazie alla creatività di Francesca Todde.

pandemic postcards nicola bertasi
2020 © Nicola Bertasi courtesy of the artist

Come si struttura il tuo processo creativo per la realizzazione di queste cartoine?
Nicola: Volevo che gli update contemporanee si confondessero con le diciture originali dell’epoca, al fine di suscitare un piccolo stress proficuo nell’osservatore. Il lavoro dietro a ogni singola postcard è abbastanza complesso, richiede più di una settimana di lavoro; tra tentativi infruttuosi e accostamenti maldestri, ne ho anche cestinati parecchi.

Prendiamo ad esempio la cartolina in cui si parla di America white trash, quell’America profonda ancora oggi ancorata al proprio passato schiavista. Ero al lavoro sulla composizione del collage quando ho notato la svastica ricamata sul fazzoletto dalle crocerossine americane del periodo Spanish Flou. All’epoca non era ancora il simbolo del nazismo, ovviamente, ma ritrovarla lì per caso mi ha dato lo spunto per scrivere il testo dell’update.

america white trash pandemic postcards nicola bertasi
2020 © Nicola Bertasi courtesy of the artist

Come vi siete conosciuti e come avete lavorato insieme al progetto? 
Valeria:
Ci siamo conosciuti a Milano ormai otto anni fa e da allora abbiamo lavorato spesso insieme a diversi progetti. Negli ultimi anni abbiamo realizzato L’ultima Luna, con gli scatti di Nicola e Marzio Emilio Villa, per documentare la vita di una piccola comunità dei Maramures, in Romania.

Ricordo ancora quando, a marzo 2020, Nicola mi ha mostrato quelle immagini di persone con indosso abiti di inizio ‘900 e mascherine bianche. Ho provato un senso di straniamento per la sovrapposizione tra situazioni e contesti così simili tra passato e presente. Era come se tutto fosse già successo, ma noi avessimo completamente perso la memoria visiva di quel passato non poi così lontano. 

pandemic postcards nicola bertasi
2020 © Nicola Bertasi courtesy of the artist

Vedere queste immagini cent’anni dopo fa impressione, secondo te cosa abbiamo imparato dal passato?
Nicola:
Il passato è terreno spinoso. Viene narrato dagli esseri umani, più o meno bene. Sopratutto, la narrazione è spesso veicolata da altre persone e non da chi l’ha vissuta sulla propria pelle. Non dobbiamo mai dimenticarlo. La fotografia, di primo acchito, sembra essere un medium puro, di racconto vergine e oggettivo. Ma non è così. Fin dalla sua nascita, la fotografia documentaria si è rivelata uno strumento sfruttato dal potere per raccontarsi e costruire la propria narrazione. Restando negli Stati Uniti, pensiamo all’importantissimo lavoro fatto dai fotografi della FSA negli anni Trenta, come Walker Evans e Berenice Abbott. Un lavoro di documentazione tout-court inarrivabile per via della sua mole e della sua straordinaria qualità. Però quel lavoro è stato sapientemente integrato, attraverso figure come Roy Stryker (come ci ricorda lo storico della fotografia Olivier Lugon) che era a capo del progetto, in un disegno governativo e propagandistico sulla forza inesorabile del sistema democratico statunitense. Walker Evans non pensava a questo quando raccoglieva il suo materiale. Mai essere ingenui di fronte agli usi che si possono fare del racconto (anche onesto) del passato e del presente.

Dal passato abbiamo sicuramente imparato a rimanere più scettici di fronte a chi ci parla di Verità con la “V” maiuscola. Ma, in realtà, non ne sono neanche poi così sicuro. Quello di cui sono certo è che bisogna confrontarsi con il passato, studiarlo e osservarlo, mettendo in relazione fonti e narrazioni diverse. Solo così si può davvero imparare dal passato.

Qual è il messaggio che speri lasci questo lavoro?
Look Back! Ne abbiamo un dannato bisogno per poter costruire il futuro.

La presentazione di “Pandemic Postcards” con book signing dell’autore è prevista il 22 aprile 2021 alle 18.30 a MiCamera, via Medardo Rosso 19, Milano. 

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2020 © Nicola Bertasi courtesy of the artist
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2020 © Nicola Bertasi courtesy of the artist
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2020 © Nicola Bertasi courtesy of the artist
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2020 © Nicola Bertasi courtesy of the artist

Crediti

Testo di Laura Ghigliazza
Immagini di Nicola Bertasi

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