Le interazioni post-umane tra corpi e oggetti nella cultura del consumo

In occasione della mostra "Neuroeconomics", abbiamo incontrato l’artista Yngve Holen per decifrare la carne sintetica delle sue opere.

di Gloria Maria Cappelletti
|
17 maggio 2022, 4:00am

Esplorare i sistemi di produzione industriale e i nostri processi cognitivi in evoluzione verso una dimensione post-umana, nella migliore delle ipotesi decentralizzata, in cui ci sarà una condivisione sempre più osmotica tra organismi biologici e digitali, e solo quelli più adattivi avranno speranza di sopravvivere in prosperità.

Questa è la visione alla base della pratica di Yngve Holen, artista norvegese-tedesco ora in mostra a Spazio Maiocchi, Milano, con la personale Neuroeconomics a cura di KALEIDOSCOPE. Un’opera pulsante, che si dispiega lungo tutta la galleria espositiva dello spazio: una scansione UV in 3D della carcassa di un animale, resa morbida e invitante dal tappeto acrilico su cui è stata stampata.

ritratto di Yngve Holen

“Ho iniziato a parlare con Alessio Ascari quando ha visto per la prima volta il tappeto che avevo esposto all’X Museum di Bejing, gli è piaciuta l’installazione e successivamente abbiamo pensato che sarebbe stato interessante riadattarla su tutta la superficie di Spazio Maiocchi,” ci racconta l’artista. 

La sensazione è quella di fluttuare sopra un cloud di viscere senza dolore, un datamosh di frattaglie. L’effetto glitch della scansione in 3D ovatta anche il disgusto e trasforma la carne cruda in icona post-media. Camminando sopra tendini e tessuti arriviamo davanti a quella che sembra la carrozzeria di un’auto carbonizzata dopo un incidente stradale.

Yngve Holen_SM_DSC9311B.jpg

“Questa scultura si intitola FOD, ovvero Foreign Object Debris, detriti di corpi estranei che potrebbero rompere un sistema. L’opera è una mezza carcassa di mucca che ho trovato in un mattatoio di Amburgo. L’ho fatta scansionare in 3D e poi ho ricreato il suo corpo attraverso un processo industriale, per questo è in fuma e fibra di carbonio nera, un materiale leggero e stabile usato nella produzione di componenti per automobili. Non c’è un concetto lineare, ci sono tanti aspetti che vengono in mente guardando FOD. Trovo davvero interessante la proporzione, vedere quanto è grande una mezza carcassa, spesso non lo sappiamo o non ci pensiamo. La scansione 3D che abbiamo realizzato per creare la scultura dà anche vita al tappeto, che ricorda un po’ l’estetica gaming. Sono 3 scansioni che corrispondono a una mucca e mezzo, ma quando vedi il tappeto in questo spazio cosi grande sembra di vedere tutto il mattatoio.”

Gli facciamo notare che il suo utilizzo di scansioni 3D è forse un tentativo di cancellare un punto di vista frontale, come è quello fotografico, ad esempio, andando oltre la dicotomia soggetto/oggetto, nel tentativo forse di mescolare lo sguardo umano con quello della macchina e lasciarsi alle spalle prospettive giudicanti. 

Yngve Holen_SM_DSC9332.jpg

“È interessante questa osservazione, perché nel mio lavoro si intersecano tanti temi, ci sono molti strati di lettura. Ad esempio guardando questa scultura in carbonio, puoi anche pensare alla crisi ambientale causata dagli allevamenti industriali e dal trasporto delle merci, che sono considerati le principali cause delle emissioni di carbonio. Ma il mio lavoro non vuole esprimere un giudizio, è un processo.”

C’è una dimensione giocosa nel lavoro di Yngve, che diventa processo cognitivo in continua trasformazione. Nel grande cortile di Spazio Maiocchi l’affissione d’artista raffigura per l’occasione un guerriero di Legends of Chima, una serie della LEGO ormai fuori produzione. “Il poster ritrae una delle mie sculture in bronzo di guerrieri Chima, che appartengono a tribù che combattono per una forza energetica misteriosa chiamata CHI, una forza magica per cui i guerrieri combattevano e poi potevano custodirla nel loro petto, sono affascinato da questa storia.”

unnamed.jpg

Spostiamo lo sguardo lungo le pareti e intercettiamo quattro fari di automobile. “Questi sono dei cuori, ogni scultura si intitola Heart. Sono fanali di un’auto Polestar. Quando li ho visti per la prima volta li ho capovolti, e così in verticale sembrano proprio dei cuori umani. Inoltre, mi piace la luce calda, che in verticale diventa una T, e il colore ricorda una pesca chiara. Questi oggetti industriali hanno una presenza, emanano qualcosa di organico.”

I cuori-fanali non sono gli unici ready-made presenti in mostra. La vena ironica di Yngve si fa leggera e ludica attraverso l’opera Neuroeconomics, una casa di Barbie a tre piani, gioco-oggetto di consumo globalizzato. “Una visione consumistica ego-primitiva. Questo lavoro dà il titolo a tutta la mostra perché parla di quello stadio umano in cui tutto è mio, la mia casa, la mia macchina, etc. Pensavo che i guerrieri Chima avessero anche bisogno di una casa, che cercavo ma non trovavo.”

Yngve Holen_SM_DSC9300B.jpg

“Un giorno, ho visto questa casa di Barbie e ho pensato fosse perfetta. Ho tolto i mobili e le finestre, ho lasciato solo il suo scheletro sopra un piedistallo in alluminio. Neuroeconomics è un titolo che funziona pensando proprio alla casa di Barbie, attraverso il gioco impari dei concetti come l’idea di prosperità. È la casa dei sogni.”

La nostra visita si conclude e ripensiamo alle parole di Yngve, alla sua fascinazione per il concetto di scale failure, che ci porta a vedere sempre gli oggetti, a relazionarci con misure immediate, senza spesso essere in grado di vedere le relazioni tra di loro e i processi di massa. Neuroeconomics ci è sembrata una grande mostra-gioco, un sistema di relazioni tra oggetti e concetti, soluzioni industriali e sogni infantili alla ricerca della forza energetica misteriosa chiamata CHI.

La mostra “Neuroeconomics” è visitabile presso Spazio Maiocchi, Milano dal 3 al 27 maggio 2022.

Crediti

Testo: Gloria Maria Cappelletti
Fotografie su gentile concessione di Spazio Maiocchi e dell’artista

Leggi anche:

Tagged:
arte
mostre
Yngve Holen