Queste fotografie documentano un assurdo rituale di passaggio danese

A raccontarlo è il fotografo danese Tobias Nicolai, col progetto ancora in corso "The Ritual", ambientato nello Jutland.

di Alina Cortese
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13 luglio 2022, 11:21am

Nella regione dello Jutland, in Danimarca, se compi 25 anni e sei ancora celibe, devi affrontare un rituale di passaggio decisamente particolare: essere ricoperto di cennella dalla testa ai piedi. A farlo sono tuoi amici e la tua famiglia. E non importa in che modo lo facciano, ciò che conta è la quantità di spezia impiegata, tale da dover ricorrere a dispositivi di protezione come occhiali e mascherine. Considerando che, nel 2017, l’età media del matrimonio in Danimarca era stimata a 35 anni, sempre più giovani devono fare i conti con questa tradizione.

Tobias Nicolai è un fotografo danese che ha deciso di documentare tutto questo col progetto The Ritual, iniziato un paio di anni fa. Le sue fotografie indagano il sottile equilibrio tra la tradizione e la goliardia più spregiudicata, creando immagini che fanno nascere più domande che risposte. 

Abbiamo chiesto a Tobias di parlarci della serie e di cosa significhi per lui immergersi, letteralmente, in un progetto del genere.

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Ciao Tobias, raccontaci un po' di te.
Mi sono laureato in fotogiornalismo alla Danish school of Media and Journalism, radicando tutto il mio lavoro nel campo documentaristico. Dopo essermi dedicato alla ricerca di argomenti lontani da me, sono passato a storie e progetti più vicini, da un punto di vista sia geografico che narrativo. Si tratta di storie che spesso si scovano in Danimarca, tra le piccole città e la provincia.

Ad attrarmi sono il fascino e la sfida di quelle idee che potrebbero non essere ritenute adatte per un corpo di lavoro ampio o persino venire trascurate del tutto. Penso che siano questi i temi che hanno il potenziale di essere raccontati in modo interessante. Proprio come il rituale di passaggio della cannella.

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Parlaci di The Ritual
Ho sempre saputo di questo rituale. Se cammini in una città danese, specialmente nello Jutland, nel fine settimana puoi vedere le sagome marroni e arancioni lasciate dalle persone che sono state cosparse di cannella. Ma ho sempre percepito questo fatto come qualcosa di non importante. Quando ho iniziato a lavorare come freelance e a essere oberato di incarichi su commissione per riviste, media e giornali, ho sentito il desiderio di concentrarmi su un progetto libero da tutto e solo per me.

E come è nata l'idea del progetto fotografico?
Un giorno, stavo tornando a casa in macchina da un incarico a tarda notte e mi sono imbattuto in un gruppo di persone che stavano mettendo in pratica questo rituale, proprio sotto al mio appartamento. Ho sentito l’impulso di scattare delle foto, perché aveva del potenziale. Ma, tempo di parcheggiare, ed era già tutto finito. Mi sono trovato nel posto giusto, al momento sbagliato. A partire da quell’episodio, ho iniziato a cercare gruppi di ragazzi che organizzavano il rituale. Quindi, The Ritual è il risultato di un impulso improvviso, a tarda notte.

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Cosa sai dell’origine di questo rituale?
Non c'è molto di scritto su questa tradizione nei libri di storia, ma quello che ho scoperto con la mia ricerca è che ha origine negli anni '60, nella parte settentrionale della Danimarca. Poi, il rituale si è evoluto e diffuso anche ad altre regioni.

E perché l’hai scelto come oggetto della tua ricerca?
Mi piace giocare con la percezione del pubblico. Quando guardi alcune delle immagini di The Ritual sembra quasi una tortura, no? Mi piace giocare con l'ambiguità, vorrei che la gente si chiedesse se quello che vede nelle fotografie è divertente o pericoloso. Si stanno divertendo o li stanno punendo? Non do tutte le risposte nelle foto, il dubbio su quello che sta succedendo rimane, e penso che sia per questo che le fotografie sono così interessanti. È il carattere che cerco di dare alla mia fotografia in generale: vorrei suggerire più domande che risposte.

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In che modo le nuove generazioni vivono questa tradizione?
È divertente rendersi conto di come questi fenomeni esistano senza che la gente pensi troppo al perché siano nati e vengano messi in pratica. Credo che i giovani non si preoccupino troppo dell’aspetto culturale di questo rituale, o almeno questa è la mia impressione. Pensano solo: "Oh, sì. Il nostro amico compie 25 anni. Prendiamolo, compriamo un sacco di cannella e bombardiamolo di polvere!” Come accade per molti fenomeni simili nella società di oggi, chi lo pratica non lo considera consapevolmente un rito di passaggio, non si mette a riflettere sul significato culturale e teorico sottostante.

Lo fanno un po’ perché tutti i loro amici lo hanno fatto. E questo è anche uno dei motivi per cui trovo affascinante questo rituale culturale: esiste senza un motivo particolare ed è semplicemente lì. Per quelli che lo fanno è più importante stare insieme, è l’ennesima scusa per torturare un po’ i propri amici e festeggiare. Ovviamente, per le persone inconsapevoli ed estranee a questo fenomeno locale, deve sembrare tutto estremamente bizzarro.

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Quale pensi che sia il ruolo di questo rituale nella società di oggi?
Ora che è diventato popolare, molta più gente lo sta praticando. Alcune persone hanno addirittura visto questo rituale come un'opportunità di lavoro. Ci sono imprenditori che vendono cannella, occhiali e maschere, uno starter kit specificamente progettato per questa tradizione. Quando ho pubblicato il mio progetto su un giornale danese un paio di anni fa, sono rimasto stupito nello scoprire che le persone di altre parti del paese non sapevano nemmeno dell'esistenza di questa tradizione, e ne erano completamente sconcertate.

È proprio un rituale locale. Per questo, stato emozionante vederlo pubblicato in Danimarca per raccontare la storia di ciò che sta accadendo in altre parti del nostro piccolo paese e unirci di più come nazione. E ora che viene scoperto in tutto il mondo, diventa il mezzo per raccontare anche la storia di cosa significa essere danesi, avvicinando le persone alle nostre tradizioni.

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Hai incontrato difficoltà nello sviluppo del progetto?
Ho riscontrato principalmente due livelli di difficoltà. Entrare in contatto con questi gruppi di ragazzi è piuttosto difficile e, ancora più difficile, devono ricordarsi di chiamarti quando lo fanno. Il modo migliore è trovare una situazione già in atto e scattare.

Il secondo problema è che la cannella è un tipo di polvere veramente molto fine. Al primo rituale a cui ho partecipato, sono tornato a casa completamente marrone e arancione, la cannella si è infilata dappertutto, nella mia macchina fotografica e in tutte le piccole crepe dell'attrezzatura. Ho passato ore e ore a pulire tutto. Ora, quando scatto per il progetto, mi avvolgo in una tuta monouso da pittore e avvolgo, l’attrezzatura fotografica in plastica e nastro adesivo. Devi essere preparato, mentalmente e non, a essere cosparso di polvere.

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Immagino che questa esperienza possa diventare davvero estrema. Qual è la situazione più forte a cui hai assistito?
Lo fanno per divertimento, e sembra molto peggio di quello che è. Tutti gli amici che partecipano al rito, si assicurano che la persona che compie 25 anni indossi gli occhiali e abbia una mascherina antipolvere, in modo da non ritrovarsi la cannella nei polmoni o negli occhi. Quindi sono piuttosto attenti.

Una delle feste alla cannella più sfrenate a cui ho partecipato è stata organizzata nel paese dove sono cresciuto. I ragazzi avevano costruito un'altalena appesa a un grande telescopio sollevatore, a cui hanno legato il ragazzo per immergerlo in una tanica da 1000 litri di acqua ghiacciata mentre gli spruzzavano addosso la cannella con un soffiatore per foglie. Tutto questo a dicembre. Io non ho affrontato il rituale quando ho compiuto 25 anni, è divertente ma non mi piacerebbe stare lì a farmi sparare volontariamente della polvere di cannella. Tuttavia, durante questo progetto anche io ho mi sono preso la mia dose di cannella. È come farlo dieci anni dopo, però più di una volta.

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Come pensi si svilupperà il progetto in futuro?
A causa della pandemia, sono in ritardo sulla tabella di marcia, ma spero comunque di avere abbastanza materiale per farne un libro entro un anno. Ho anche in programma delle uscite con nuovi scatti per alcune riviste danesi. In generale, ora sto cercando nuovi gruppi di amici da poter seguire e fotografare, perché ormai tutti i membri dei gruppi che ho scattato in precedenza hanno compiuto i 25.

È davvero difficile trovare nuovi gruppi, perché non hanno regole di ritrovo precise, ci sono poche comunità ed è una tradizione molto “underground”. Se trovo un gruppo di amici unito sono a posto, sono fantastici perché i loro riti diventano sempre più estremi e non sai mai cosa faranno la volta dopo.

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