un pomeriggio con andy dixon, l'artista dietro le mega-camicie versace

"Donatella ha detto che 'da Versace non c’è spazio per l'equilibrio.' Ecco, io dipingo seguendo questa stessa filosofia."—Andy Dixon

di Fabrizio Meris
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26 aprile 2019, 8:04am

Andy Dixon è un'artista canadese noto a chiunque s'interessi d'arte contemporanea. I suoi quadri sono un bombardamento sensoriale, ma contemporaneamente svolgono anche l'essenziale funzione di critica e riflessione sulla società d'oggi.

Lo abbiamo incontrato durante Milan Design Week, quando siamo stati invitati a dare un'occhiata all'installazione realizzata da Versace Home per l'occasione. All'interno dello storico Palazzo Versace, Dixon ha esposto la sua "Versace Shirt", una camicia dalle proporzioni enormi (circa 2 metri x 3) che racconta molto del mercato dell'arte, ma anche di meccanismi intrinsechi all'industria della moda. Abbiamo parlato con lui di come l'ha realizzata, ma anche del perché oggi per un artista Los Angeles sia meglio di New York. Ah, e di quella volta che ha visto Tupac con una camicia in seta Versace, e non l'ha più dimenticato.

Quando hai sentito per la prima volta l'impulso di esprimerti artisticamente?
Ti potrà sembrare un cliché, ma da sempre. Ricordo che già da molto piccolo disegnavo fumetti per fare sorridere la mia famiglia. Inoltre, sono sempre stato un appassionato di musica e ho iniziato a suonare la chitarra a dieci anni.

Ma quando è scoppiato l'amore per la pittura?
Quello è successo solo più tardi, circa dieci anni fa, quando ero alla soglia dei 30. All’epoca ancora mi vedevo come un talento multitasking: mi occupavo di grafica, producevo musica e dipingevo, certo, ma con molta meno enfasi. La consideravo un piacevole passatempo. Quando, riguardandomi indietro, mi sono reso conto che la pittura era il campo il cui avevo ottenuto il maggior successo penso di aver attraversato una sorta di crisi esistenziale.

Hai un vero talento per tavolozza e pennello: lo hai appreso studiando?
No, non sono mai andato a scuola d'arte. Molti amici che hanno frequentato delle accademie hanno poi perso interesse nel creare arte vera e propria. Ho pensato che ci fossero altre strade per raggiungere le mie ambizioni artistiche e così è stato.

Andy Dixon Palazzo Versace Milan Design Week

Sei nato a Vancouver, sulla costa Pacifica del Canada, e per lungo tempo hai vissuto a New York. Qual è oggi il luogo che chiami casa?
Los Angeles, in California. È una città dagli spazi enormi, sconfinati. Il mio studio è inondato da una bellissima luce dorata, che non ho mai visto in nessun altro posto. Tutto sembra avere un’aura rosata e la gente è genuinamente accogliente. Molti giovani artisti si stanno trasferendo qui da New York, perché oggi c’è una scena artistica energetica e eccitante. Lo senti nell’aria che qualcosa d’ interessante sta accadendo.

Prima parlavi della magica la luce della California. Luce e colore sono aspetti molto importanti per un pittore: ci sono artisti del passato a cui ti sei ispirato?
Ai pittori Fauve francesi e al grande Matisse, ma anche a artisti molto più vicini a noi come l’inglese David Hockney. I dipinti di piscine di Los Angeles per cui è divenuto giustamente famoso hanno sicuramente un legame molto forte con il mio lavoro più recente. E poi penso all’arte degli anni ’80, a Basquiat e ai ritratti che Warhol fece a Marilyn Monroe e Gianni Versace incorporò poi nelle sue collezioni dei primi anni ’90.

Nei tuoi dipinti sembrano risuonare riferimenti culturali a epoche passate della storia dell'arte. Qual è il tuo obiettivo?
Spero che i miei riferimenti conducano l’osservatore a momenti di stravaganza nella storia e oggetti intesi come feticci di desiderio. Cerco di stabilire un confronto tra la stravaganza del soggetto di un dipinto e l'estrosità del dipinto stesso.

Andy Dixon Palazzo Versace Milan Design Week

Un altro aspetto intrigante della tua pratica è il riferimento stili di vita lussuosi, come si può vedere nell'opera "Christie's (Lord Berners Faringdon House)" 2019. Eppure, la fonte di questa ispirazione è solo l'immagine bidimensionale di un catalogo di una casa d'aste.
Se vogliamo essere precisi, ho preso le immagini direttamente da Instagram [ride, NdA]. Il mio lavoro è anche una ricerca sui tropi culturali: cerco di usare immagini e concetti in modo nuovo e inaspettato, ma senza completamente negarne il significato comune. L’ idea da cui sono partito per sviluppare la serie Christie’s era quella di arrivare a un’immagine finale che somigliasse a una scena di interni di un vecchio dipinto di Matisse.

Dove sta l’ironia in questi lavori?
Nel fatto che queste immagini prese da internet sono solo finte ricostruzioni d’interni, set in cui ogni singolo oggetto è di fatto in vendita. Dopo tutto è solo un catalogo di oggetti, anche se sembra un’opera d’arte. Esattamente quel tipo di opera che è venduto all’asta per milioni e milioni.

Uno dei pezzi più iconici della tua produzione è "Versace Shirt", 2019, che assieme a quattro nuove versioni è ora in mostra qui a Milano. Come è stato concepito?
In precedenza avevo già realizzato un dipinto raffigurante una camicia di Versace. Mentre lo dipingevo, ho pensato fra me e me che alla fine la tela su cui dipingo è un materiale molto simile al tessuto, quindi perché non provare a realizzare una vera e propria camicia fatta di tela?

Andy Dixon Palazzo Versace Design Week

E poi cosa è successo?
Innanzitutto ho fatto un po' di ricerca su come avrei potuto realizzare questo enorme lavoro. Ho comprato una camicia di seta originale di Versace con una stampa che penso si chiami “Roma”, l’ho smontata, cucitura per cucitura, e divisa in pezzi: le maniche, il collo, i polsini etc etc. Con l’aiuto di un modellista ho ingrandito su scala 1:3,5 ogni singolo componente dell’originale e l’ho ritagliato su tela grezza. Sono usciti fuori pezzi enormi, e su ognuno ho riprodotto lo stesso motivo che era presente sull’originale. Infine, li ho riassemblati, trovandomi tra le mani una camicia identica a quella di partenza, ma grande tre volte e mezzo di più.

È stata un’idea brillante, sicuramente.
Se avessi solo dipinto su un camicia gigante, ci sarebbero state delle sbavature e nelle cuciture sarebbe andata ad accumularsi troppa pittura. Io invece volevo che sembrasse il più realistica possibile, quindi trovare il processo giusto per lavorare a quest’opera è stato fondamentale.

Perché proprio una camicia Versace?
Ci sono molte somiglianze tra ciò che sto cercando di fare su un piano culturale e ciò che fa Versace. Entrambi lavoriamo su ironia, umorismo ed estro creativo. C'è una citazione di Donatella Versace in cui mi rispecchio totalmente, cioè che non c’è spazio per l'equilibrio da Versace. Sono totalmente d'accordo con lei, perché anche io cerco un approccio massimalista al mio lavoro.

Andy Dixon Palazzo Versace Milan Design Week

Hai mai immaginato di poter mostrare “Versace Shirt” qui nel Palazzo di Via Gesù, un luogo che rappresenta il passato, il presente e il futuro della maison?
Assolutamente no! Fin dall’inizio ho pensato che non era un progetto da mezze misure, appunto: sarebbe stato un successo assoluto o un completo disastro. Versace mi avrebbe approcciato per una collaborazione o [ride, NdA] mi avrebbe fatto causa. Ma non mi sarei aspettato di arrivare fino a qui, figuriamoci poi così velocemente!

È la tua prima volta a Milano?
No, ci sono già stato quando lavoravo ai tour di alcune band musicali. In effetti ci sono stato diverse volte, ma alla fine non sono mai veramente riuscito a visitarla. Questa è la prima volta in cui ci passerò un’intera settimana. È una bella città e spero nei prossimi giorni di viverla più a fondo.

E quando ti hanno contattato da Versace, invece, come hai reagito?
Per quanto possa sembrare assurdo, mi hanno chiamato proprio mentre mi trovavo nel bel mezzo della realizzazione di “Versace Shirt”, ma loro non lo sapevano. Sembrava che fosse quasi destino. Come ti raccontavo, avevo già fatto una versione più piccola di una tela raffigurante una camicia Versace, ma il fatto che l’azienda mi abbiano cercato quando la roba si è fatta seria è stato serendipico.

Andy Dixon Palazzo Versace Milan Design Week

Qual è il tuo primo ricordo del marchio?
Sono un ragazzo degli anni '90, è penso di aver visto per la prima volta un capo Versace indossato da Tupac. Ho questo ricordo di lui con questa bellissima camicia Versace di seta blu, oro e arancione.

Quindi per te è stata la musica a veicolare il brand?
Sì, decisamente sì. Ho conosciuto Versace attraverso la musica rap di quegli anni.

Ti piace la moda in quanto tale o per te è più una fonte di riflessione da cui partire per sviluppare poi idee utili al tuo lavoro?
Non sono un fashionista, se è questo che intendi, ma sono interessato alla moda. Amo l’estetica, faccio molta ricerca su questo piano. È quello che faccio quotidianamente, è il mio lavoro. Sono sempre un po’ stupito quando i miei amici artisti sono più che contenti di andarsene dal loro studio indossando qualcosa su cui non hanno veramente riflettuto.

Andy Dixon Palazzo Versace Milan Design Week

Quindi il tuo stile è frutto di una rigorosa riflessione estetica?
Mi piace giocare con i tropi, più che con i marchi. Adoro i completi, anche quelli a doppio petto, e traggo piacere dal vestirmi bene. Mi diverto nel la silhouette di un vestito maschile classico e cercare di sovvertirla, che poi è un po’ quello che faccio nel mio lavoro di pittore. E allora mi chiedo: perché non indossare un abito sartoriale, ma con una camicia alla Tupac sotto? Per me è una sorta di moderna eccentricità.

Siamo circondati da pezzi di design Versace Home qui nel Palazzo. Qual è quello che vorresti assolutamente a casa tua?
Grazie per averlo chiesto! Mi piace moltissimo la Pop-Medusa Chair laccata. È un’opera d’arte, un pezzo fantastico. Adoro che sia pensata anche per l’esterno. A dire il vero mi piacerebbe se me ne regalassero una [ride, NdA]…

Parlami dei tuoi progetti futuri. Cosa farai dopo che tornerai a casa?
Il prossimo passo sarà verso Est, in realtà: un solo show alla galleria Over the Influence a Hong Kong che inaugurerà alla fine di agosto. La mostra sarà una continuazione di quanto già vedi tra (e su) queste pareti, con l’aggiunta di nuove opere che parleranno della commercializzazione dei miei stessi lavori: dipinti di miei dipinti appesi nelle case dei miei collezionisti.

Andy Dixon Palazzo Versace Milan Design Week

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Che Donatella Versace sia una donna dall'estro unico è risaputo, ma se volete conoscerla meglio vi conviene dare un'occhiata anche a questo:

Crediti


Testo di Fabrizio Meris
Fotografia di Daniele Mari

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