"Special" su Netflix

"special" è la serie tv più gay, vera e interessante degli ultimi anni

Smettete di fare qualunque cosa voi stiate facendo e guardate "Special", fidatevi.

di Alim Kheraj; traduzione di Gaia Caccianiga
|
17 aprile 2019, 3:22pm

"Special" su Netflix

Nel terzo episodio di Special c’è la scena di sesso gay più spontanea e realistica vista in una serie tv negli ultimi anni. Ryan, 28 anni, decide di perdere la verginità con un sex worker. Soffrendo di paralisi cerebrale, sta cercando di guadagnarsi un po’ di indipendenza da una madre iperprotettiva e fare sesso per la prima volta è in cima alla lista delle sue priorità.

La scena è un po’ goffa, tenera, veritiera e, a dire il vero, anche abbastanza sexy. Ancora meglio, sfida i pregiudizi senza farne un caso nazionale, umanizza i sex worker e allo stesso tempo mostra che anche le persone con disabilità hanno desideri sessuali. Scusate il gioco di parole, ma questo è quello che rende Special così speciale: la normalità con cui affronta i momenti decisivi della vita dei suoi protagonisti.

Basato sull’autobiografia I’m Special: And Other Lies We Tell Ourselves di Ryan O’Connell, che ha scritto, prodotto e interpretato il ruolo di se stesso nello show, Special potrebbe essere definita la prima web-serie di Netflix, dato che è composta da otto episodi di 15 minuti ciascuno. Data la brevità delle puntate, la sceneggiatura evita inutili drammi e manfrine sugli “argomenti scottanti” trattati di volta in volta, che vengono rappresentati semplicemente come una serie di eventi, a volte insignificanti, a volte di grande importanza, e diventano un racconto di vita umana molto veritiero.

Il protagonista è Ryan Kayes, un personaggio ispirato a O’Connell. I due hanno diverse cose in comune: entrambi soffrono di paralisi cerebrale infantile, sono gay e sono stati investiti da un auto. Tuttavia, O'Connell dopo il suo incidente è stato colpito dalla sindrome compartimentale—una malattia potenzialmente letale—mentre Kayes ne è uscito praticamente illeso. Tutti e due, però, hanno reagito raccontando una bugia bella grossa: invece che ammettere di avere la PCI, hanno detto ad amici e colleghi di essere rimasti disabili a causa dell'incidente. Sia per O’Connell che per Kayes sembrava più facile accettare la propria "diversità" in questo modo.

"Non mi sentivo una persona con la PCI," ha dichiarato di recente O’Connell in un’intervista con Vulture. "La mia condizione non era grave, volevo liberarmi a tutti i costi di quell'etichetta. Così l’incidente è diventato l’occasione giusta per riscrivere la mia storia. È più facile identificarsi in una persona che ha subito un incidente, perché a tutti può succedere di venire investiti da un’auto, mentre con la paralisi cerebrale si nasce."

Anche il Ryan di Special affronta così la situazione. Dopo essere stato preso come stagista per il sito “eggwoke”, dove lo staff viene incoraggiato a raccontare i propri traumi per aumentare il traffico, Ryan scrive un post sul suo incidente che diventa virale. Una volta libero dalle catene della PCI, si avventura in una serie di prime volte, dal sesso alle relazioni, dal lavoro al suo primo appartamento.

Special on Netflix
'Special' on Netflix

Tuttavia, ci sono alcune cose da cui non riesce a liberarsi, come il rapporto di estrema codipendenza con la madre Karen (interpretata da un’eccezionale Jessica Hecht). All’inizio, in Special la donna viene dipinta come totalmente assorbita dalla vita del figlio, ma con il passare delle puntate si inizia a capire perché lei e Ryan si sono logorati a vicenda per più di 25 anni. Senza rendersene conto, i due hanno dato vita insieme a questo malsano rapporto, impedendo qualsiasi tipo di crescita e autonomia all'altro. L'emancipazione della madre—come si nota soprattutto nel quinto episodio (intitolato con arguzia I Mammonloghi della Vagina)—ha tanta importanza quanto quella di Ryan, perché davanti a noi c'è una donna che ha adottato il ruolo di badante del figlio per tutta la sua vita e che finalmente riesce a sperimentare qualcosa di diverso al di fuori di quel ruolo. La scena in cui, negli ultimi istanti dell'episodio, Karen si lascia andare completamente (niente spoiler, scusate), è altrettanto vittoriosa e significativa quanto la perdita di verginità di Ryan.

"Special è una serie per quei ragazzi che su Grindr e nei locali gay si sentono completamente invisibili. Per quelli che tornano a casa da soli dopo una serata fuori, mentre tutti gli amici hanno trovato qualcuno con cui scopare. Ecco, Special mette al centro della storia proprio quel tipo di ragazzo."

Grazie alla breve durata degli episodi, queste esperienze si susseguono con tale velocità e forza d'impatto che alla fine della stagione Ryan ci cade (letteralmente) sopra. Ma attenzione: il fatto che Special affronti certi argomenti in rapidità non è sinonimo di cattiva esecuzione. Anzi, in questa serie tv le banalità della vita umana si affiancano ai suoi momenti più significativi. Ad esempio, a un certo punto osserviamo Ryan googlare "pregiudizi acquisiti” dopo un brutto appuntamento con un tipo sordo, e mentre lo fa parla su Skype con la madre della sua torta di compleanno. Allo stesso modo, una serata passata giocando a poker con un gruppo di amici gay potrebbe sembrare la cosa più normale del mondo, ma riesce a mettere in evidenza alcune delle cose che le persone normodotate danno per scontate, come tagliare un mazzo di carte o allacciarsi le scarpe.

Special, inoltre, è speciale anche per il modo in cui parla di Ryan, una persona disabile e gay. Nella cultura pop la rappresentazione di persone queer e con disabilità è totalmente assente. Anche nella vita reale spesso sono invisibili agli occhi altrui, anche in posti sicuri per la comunità, che sia per mancanza di accessibilità, stigmatizzazione o per paura di essere giudicati.

Special on Netlix
'Special' on Netflix

"Le persone disabili sono sempre state ignorate e desessualizzate, ed è una cosa che ti fa stare veramente di merda," ha detto O’Connell a Vulture, sottolineando che si allena molto ed è orgoglioso del suo corpo, ma che avere una buona forma fisica non è comunque abbastanza per essere in pace con se stesso. "A volte penso cose assurde come: 'Se riuscirò a farmi venire bicipiti muscolosi o a far spuntare la tartaruga, allora sarà come se io non avessi più una paralisi cerebrale.' È come se andare in palestra fosse un modo per smaltire la mia disabilità."

Tutto ciò non fa che rendere la scena del sesso di cui parlavamo all'inizio, e tutte le scene in cui il personaggio di Ryan diventa un oggetto di desiderio per altri uomini, ancora più importante. La serie, tuttavia, non drammatizza queste esperienze. Ryan perde la verginità con un sex worker, ma è una scena divertente e imbarazzante, proprio come il primo approccio al sesso di chiunque altro sulla faccia della terra.

Altro punto in più: descrive con decisione cos'è e come funziona il sesso gay, rendendo il tutto più dolceamaro. Dolce perché dopo averci promesso ritratti realistici di relazioni omosessuali al cinema e in TV, tutti sono ancora riluttanti nel farlo, o lo nascondono con filtri pornografici per accrescere l’erotismo, o la telecamera si allontana e, per esempio, inquadra la luna. Amaro perché quando mai è successo che vedessimo sullo schermo una persona gay e disabile fare sesso?

Grazie al cielo—sulla scia delle scelte narrative fatte in sitcom come Schitt’s Creek e The Other Two—l’omosessualità di Ryan non è mai un problema: ci ritroviamo in un mondo dove non esiste omofobia e dove quasi tutti gli uomini che incontriamo sono gay. L’amore nascente tra Ryan e il già fidanzato Carey (interpretato dall’inglese Augustus Prew) è adorabile, anche quando Ryan cerca di autosabotarsi e fatica ad accettare la sua disabilità. Allo stesso modo, il suo rapporto con la madre, anche se malsano, ci regala molte battute divertenti.

La cosa più emozionante, tuttavia, è vedere un tipo di omosessuale che di solito viene ignorato della cultura mainstream. Serie come Looking e Queer as Folk, anche se fondamentali nell’allargare gli orizzonti televisivi, avevano un cast abbastanza omogeneo e convenzionale, composto da uomini belli e generalmente bianchi che vanno regolarmente in palestra e fanno quantità irrealistiche di sesso con sconosciuti.

Special, invece, è una serie per quei ragazzi che si sentono invisibili su Grindr o ignorati nei locali gay. Per quelli che tornano a casa da soli dopo una serata fuori, mentre tutti gli amici hanno trovato qualcuno con cui scopare. La sua conquista più grande è riuscire a mettere quel tipo di ragazzo al centro della narrativa. Il ragazzo invisibile non ha il ruolo di comparsa o migliore amico del protagonista, perché è lui stesso il protagonista. E, meglio ancora, è incasinato, cattivo, divertente, complicato, sessualmente attivo, egocentrico, gentile e complesso come tutti. Non è speciale; è solo un essere umano.

Segui i-D su Instagram e Facebook

Mentre avete la tab di Netflix aperta, qui altre cose da guardare sulla piattaforma in uscita questo mese:

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK