Fotografia di Ian Weldon

chi è il fotografo di matrimoni che ha stregato persino martin parr

E con "stregato" intendiamo che gli ha organizzato una mostra fotografica e fatto pubblicare un libro.

di Ryan White; traduzione di Benedetta Pini
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15 luglio 2019, 11:39am

Fotografia di Ian Weldon

Ian Weldon non è un wedding photographer. O meglio, lo è, ma le sue foto non sono quelle che ci si aspetterebbe di trovare in un album dei ricordi. Nel caso in cui il vostro sogno sia un matrimonio con gli ospiti disposti simmetricamente su a uno sfondo monocolore, o magari un bouquet di fiori che plana su una folla con le mani protese verso la speranza di essere "il fortunato", allora Ian non è il fotografo per fa per voi. Se invece ve lo immaginate meno impostato e più spontaneo, allora continuate a leggere.

"Si tratta di un artista che immortala i matrimoni per quello che sono realmente: situazioni familiari grottesche, in cui tutti bevono troppo e fanno cose assurde." Così lo ha descritto niente meno che Martin Parr, probabilmente oggi il massimo esponente di fotografia documentaristica, che con arguzia e ironia riesce a catturare le idiosincrasie e peculiarità della società britannica contemporanea (e non solo, come dimostra ad esempio questo lookbook scattato per Gucci sulle spiagge di Cannes, in Francia). "Potreste dire che non fa niente di eccezionale, ma se pensate ai fotografi di matrimoni che ricevono oggi premi e riconoscimenti, tendono quasi tutti ad assecondare il mood smielato che domina l'industria del settore," ha continuato poi Parr.

La prima volta che ha posato lo sguardo sulle immagini di Ian è stato dopo una conferenza proprio per fotografi di matrimoni, al termine della quale gli era stato raccomandato di segnarsi il suo nome, perché era uno di quelli "da tenere d'occhio," come si dice nel settore. Così, quando Parr si è trovato per caso a Newcastle—la città in cui vive Ian—lo ha contattato e si sono incontrati. Da quella prima chiacchierata ne è nata una seconda, poi una terza e via di seguito fino alla messa in piedi di una mostra presso la Martin Parr Foundation, accompagnata dalla pubblicazione di un libro. "Pensiamo che sia la prima volta che un fotografo di matrimoni espone i propri lavori in una vera galleria," ha aggiunto Parr.

I am not a wedding photographer di Ian Weldon

Il titolo della mostra, I am not a wedding photography [Non sono un fotografo di matrimoni, NdT], si riferisce all'approccio anticonvenzionale nel tuo lavoro. Puoi spiegarci in che cosa esattamente il tuo stile si differenzia da quello classico?
La wedding photography è per sua natura un tipo di fotografia di carattere commerciale. Ci sono degli standard determinati dal mercato e dai trend del momento, a cui si affianca una lunga tradizione storica che stabilisce che cosa la coppia possa aspettarsi dal fotografo. È un vero e proprio business, in cui ogni matrimonio è anche una forma di pubblicità per l'ingaggio successivo. Questo perché se il lavoro ha una certa coerenza rispetto alla norma, il cliente sa di poter contare sul fatto che riceverà un determinato tipo di immagini. Funziona così. Purtroppo si tratta di progetti privi di personalità, in cui non c'è spazio per l'estro creativo dell'autore. Oggi grazie alle impostazioni automatiche, ai preset e a un web design accattivante l'accesso alla fotografia si è semplificato molto Praticamente chiunque può acquistare gli strumenti necessari ed entrare nel giro in breve tempo. Non è necessariamente una cosa negativa o sbagliata, si tratta semplicemente della natura di quel tipo di fotografia, che non mi interessa particolarmente.

Al contrario, io vado ai matrimoni senza un'idea prestabilita di come voglio farli apparire. Non pianifico gli scatti, ma calibro il mio approccio al momento, sulla base delle persone e situazioni. In questo modo sento riesco a entrare in sintonia con il mood specifico a livello tanto fisico quanto emotivo. Affronto i matrimoni semplicemente come un fotografo, non come un "fotografo di matrimoni".

E allora come sei riuscito a entrare nel giro, visto che non ne rispetti affatto le dinamiche?
Ho iniziato a scattare fotografie ai matrimoni per guadagnare soldi da investire poi in altri miei altri progetti personali. All'inizio non sapevo neanche bene che cosa stessi facendo, consideravo i matrimoni come la tipologia più "bassa" tra i lavori fotografici. Scattavo la coppia nel modo in cui ci si aspetta: ritratti, infinite foto di gruppo, facevo mettere tutti in posa, ma non mi piaceva per niente.

In quel periodo, intanto, ho iniziato a interessarmi sempre più alla storia della fotografia, mi sono messo sotto e ho studiato tanto. Capire i concetti che stanno alla base di questa arte e cercare in un secondo momento di applicarli a un genere così radicato nell'immaginario estetico popolare mi ha aiutato a costruirmi un percorso personale unico. È diventata una sfida contro le convenzioni per portare avanti la mia idea di fotografia, e i matrimoni sono diventati il mio progetto per metterla in pratica.

I am not a wedding photographer di Ian Weldon

Cosa pensi dei matrimoni e dell'istituzione del matrimonio?
Non mi interessano molto le tradizioni e le istituzioni, quindi neanche i matrimoni in sé, quanto piuttosto le persone, i momenti di socialità e quello che posso imparare su di me relazionandomi con queste situazioni. Ultimamente mi faccio guidare dal potere della fotografia, dal mio apporto personale a questa arte e da come le immagini influenzino la percezione che avranno le generazioni future del nostro periodo storico. È come una macchina del tempo, e se riesco a immortalare la realtà e le sensazioni di un matrimonio, quelle fotografie non hanno prezzo per le coppie per cui lavoro.

La tua opinione sulle coppie che si sposano è cambiata molto da quando hai iniziato a fotografarle?
Non molto. Quando ho iniziato scattavo per chiunque volesse pagarmi. Il mio approccio era ancora, in un certo senso, tradizionale, e le immagini rispecchiavano le aspettative dei clienti. La sensazione che trasmettevano erano per lo più il fatto che una coppia si stava sposando... Solo perché è ciò che tutti si aspettano dal reportage di un matrimonio. Solo perché è quello che un fotografo di matrimoni fa. Adesso, invece, da quando ho iniziato a scattare a modo mio, con un approccio onesto e senza pregiudizi, mi chiamano coppie che sembrano essere sulla mia stesa linea d'onda. La maggior parte di loro ritiene l'istituzione del matrimonio un po' ridicola e non si sposano solo per formalità. Il loro legame è genuino, e chi sono io per giudicare? Mi piace pensare che offro un'alternativa onesta rispetto alle mode del momento.

I am not a wedding photographer di Ian Weldon

Il tuo lavoro enfatizza l'assurdità e il caos che pervadono i matrimoni. Ti piace essere parte di tutto questo?
La vita stessa è assurda e piena di caos. I matrimoni, che costringono un'intera massa di persone a stare insieme, imponendogli di divertirsi e dicendogli pure come farlo, porta tutto ciò all'estremo. Mi piace l'energia che si sprigiona da questo tipo di situazioni. È l'ideale per scattare ottime fotografie. Funziona.

Qual è la situazione più ridicola in cui ti sei ritrovato?
Anche il più ubriaco degli invitati mantiene un certo contegno—almeno, quasi sempre. Ci sono state le solite discussioni e litigate; una volta una torta è stata fatta cadere per terra e una macchina si è schiantata contro una fontana, ma niente particolarmente memorabile. Sono semplicemente persone che fanno festa, e spesso è anche una bella festa.

Cosa pensi che si aspettino le persone quando scelgono di affidarsi al tuo particolare stile fotografico?
Ogni coppia con cui lavoro mi dice che non vuole un fotografo di matrimoni, quindi so che sono alla ricerca di qualcosa di diverso. Per la maggior parte sono anche appassionati di fotografia o arte che capiscono l'importanza delle fotografie "vere", slegate dall'idea artificiosa di come dovrebbero essere le foto di un matrimonio. Il mio lavoro non è adatto a tutti e chiaramente non mi aspetto che chiunque lo possa capire. Alla maggior parte delle persone non interessa questo discorso e vogliono semplicemente delle belle foto per ricordare il loro grande giorno. Di solito non sono mai entrati in contatto con un fotografo, né hanno mai sentito l'esigenza di scattare fotografie nella loro vita.

I am not a wedding photographer di Ian Weldon

Ogni matrimonio è unico, o credi che alla fine tutti si assomiglino?
Non importa la location. Che tutto si svolga in una stanza vuota affittata giusto per 12 ore o in una villa sulle colline di Hollywood, non cambia mai niente: ogni matrimonio segue lo stesso format: preparazione, cerimonia, cena, discorsi, taglio della torta, primo ballo. A rendere ogni matrimonio unico sono le persone. Il modo in cui si comportano gli sposi condiziona tutta la giornata, mentre a impattare maggiormente sull'atmosfera è il rapporto con familiari e amici. Applicare uno schema e fare in modo che tutti i matrimoni si assomiglino è vergognoso, secondo me. Ogni persona custodisce un immaginario personale che va valorizzato.

Quali sono, secondo te, le caratteristiche chiave che una fotografia di un matrimonio deve avere per ottenere successo?
Trovo interessante che in un momento storico e una società in cui le persone vivono le esperienze attraverso la mediazione dei social media, ci siano alcuni abbastanza a loro agio con loro stessi da lasciarmi libero di fare il mio lavoro come voglio. Mi dà molta sicurezza. E mi auguro che continui a lungo, perché non credo che sia ancora stato fatto un buon lavoro documentario sui matrimoni nella nostra epoca.

I am not a wedding photographer di Ian Weldon

Quali sono gli aspetti che preferisci del tuo lavoro?
Per quanto mi diverta partecipare ai matrimoni, per me la cosa più importante sono le fotografie. È emozionante vedere come le sensazioni e il mood di quel giorno si riversino spontaneamente negli scatti, ed è anche un grande piacere per me poterli restituire alla coppia per cui ho lavorato. Se percepiscono anche loro quelle emozioni, significa che ho fatto bene il mio lavoro.

Nella mostra c'è una singola immagine che ha un significato particolare per te o che ti ricordi più delle altre?
Ce ne sono due che spiccano tra tutte. La ragazza con il fiore tra i capelli mentre le sistemano il vestito: ha un'espressione esilarante. Mi piace la sua attitudine irriverente e la natura non convenzionale della fotografia all'interno della situazione standardizzata.

L'altra è quella della sposa seduta mentre alle sue spalle c'è una coppia che limona duro. È una foto che ho notato solo dopo aver esportato le immagini sul pc, e mi ha fatto capire che a un matrimonio c'è molto di più della sposa e dello sposo.

L'aspetto più interessante di queste due fotografie è che sono state scattate entrambe allo stesso matrimonio. Ed è stato proprio quello in cui mia prospettiva sulla wedding photography è cambiata e la mia motivazione a continuare a lavorare ai matrimoni è slittata dal guadagno commerciale all'intenzione di creare un progetto strutturato sul tema. Credo che sia stato quello il momento in cui sono diventato un fotografo.

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK