Sarah Lucas, Divine

come si è evoluta l'arte queer dopo la decriminalizzazione dell'omosessualità?

La mostra 'Coming Out' esplora politiche, orgoglio, proteste e arte queer a partire dal 1967, anno in cui la Gran Bretagna ha decriminalizzato l'omosessualità.

di Hatty Nestor
|
29 agosto 2017, 3:31pm

Sarah Lucas, Divine

Chi si identifica come queer può trovare elementi culturale in cui riconoscersi quando il panorama politico, da Donald Trump ai campi di concentramento per omosessuali in Cecenia, è sempre più omofobico, sessista e transfobico?

Porre questa domanda nel 2017 risulta essenziale. In Gran Bretagna la sua rilevanza risulta ancor più profonda perché quest'anno segna il 50esimo anniversario della parziale decriminalizzazione dell'omosessualità nel paese.

Ci sono stati nuovi libri, programmi televisivi, eventi, mostre d'arte e, più in generale, una rinnovata attenzione nei confronti delle frange più reazionarie e omofobiche della società inglese. È un anniversario dolceamaro però, perché molte delle battaglie intraprese mezzo secolo fa, oggi non si sono ancora concluse. Dalla BBC alla Tate, per le istituzioni è stata l'occasione giusta in cui aprire un dialogo culturale sul tema e colmare i vuoti dei loro archivi, riscrivendone i canoni in modo da includere il contributo queer alla storia dell'arte, lasciando più spazio alla storia LGBTQ+ contemporanea e ripescando dal passato storie ormai dimenticate.

John Walter, From Sodomy to Intimacy

Alla luce di tutto ciò, le istituzioni pubbliche stanno programmando le loro mostre in modo da rispecchiare questa rinnovata sensibilità. La Walker Gallery di Liverpool l'ha fatto attraverso il progetto Coming Out Sexuality Identity & Gender, esibizione che celebra l'anniversario inglese attraverso lavori che si propongono di riassumere cinquant'anni di arte queer. Le opere in mostra fanno parte della collezione della Walker Gallery, alle quali si aggiunge il contributo di una serie di artisti contemporanei—dai membri del gruppo YBA, come Sarah Lucas, a filmmaker come Steve McQueen, Derek Jarman e John Waters, passando per la nuova generazione oggi al lavoro (Paul Maheke, Rosie Hastings and Hannah Quinlan). Coming Out presenta nelle sue sale una risposta più contemporanea agli stessi temi analizzati dalla Tate all'interno del progetto Queer Art, in cui i lavori selezionati arrivavano fino al 1967, appunto.

Nel 2016, in risposta alla sparatoria avvenuta a Orlando tra le pareti della discoteca gay Pulse, nella capitale britannica sono state organizzate una serie di veglie commemorative. Contemporaneamente, l'accaduto ha rinvigorito l'interesse circa l'importanza di locali gay nella cultura queer in quanto spazio in cui gruppi marginalizzati possono trovare solidarietà e comprensione e in quanto ambienti che storicamente hanno svolto il ruolo di punto di ritrovo per chiunque rientri nello spettro LGBTQ+. Questa l'analisi di Rosie Hastings e Hannah Quinlan nell'opera del 2016 UK Gaybar Directory, primo lavoro che si incontra varcando la soglia della mostra della Walker Gallery. Si tratta di un film di oltre sei ore, in cui vengono ripresi oltre 100 locali gay inglesi con l'intenzione di rivelarsi risorsa pubblica che colmi le distanze tra ambienti presenti e futuri dell'essenza queer. È un progetto la cui importanza non deve essere sottostimata: ormai, la chiusura di locali gay può essere considerata una vera epidemia. Solo a Londra, hanno chiuso per sempre le loro porte il The Joiners Arms, l'Hoist and il Black Cap. Ripeto, solo a Londra. La perdita di questi centri nevralgici è ancora più amara nel nord del paese, dove gli spazi queer sono ancora meno, ma il loro futuro non sembra presagire sviluppi migliori.

Linder Sterling, Untitled

L'essenza queer ha spesso rappresentato uno spazio culturale speculativo: essere queer significa "mettere in discussione le norme sociali," come afferma una targa affissa alle pareti della mostra. L'espressione stessa essenza queer è stata uno strumento di cui i gruppi LGBTQ+ degli anni '70 si sono serviti per riconquistare la dignità di un termine spesso usato come insulto. La relazione con le leggi legate ai temi LGBTQ+ affrontano la richiesta di essere concreti e attivi di fronte all'eterna ingiustizia sociale.

Solo nel 1999, manifestare contro la presenza di persone transessuali sul posto di lavoro è diventato illegale in Gran Bretagna. L'unione di narrative storiche in Coming Out dimostra come questo tipo di ostilità sia qualcosa con cui molti trans devono ancora quotidianamente fare i conti oggi. Anniversari, battaglie ideologiche e traguardi sono importanti, ma lo è altrettanto non perdere di vista i problemi concreti.

Zanele Muholi, Miss Lesbian

L'installazione, della durata di 16 minuti, I Want di Pauline Boudry e Renate Lorenz comprende una performance di Sharon Hayes, frammenti recitati dei lavori di Kathy Acker e citazioni di Chelsea Manning. L'esercito è istituzionalmente violento nei confronti di chi si identifica come transgender, e l'opera analizza come ammettere di essere trans possa diventare un'azione di resistenza contro tali strutture repressive. Il recente divieto di entrare a far parte dell'esercito per i trans voluto da Trump ha costruito uno spazio di precarietà per le persone transessuali, rendendo opere come I Want particolarmente attuali. Ancor di più se si pensa al recente rilascio di Chelsea Manning, dopo che Obama aveva deciso di concederle clemenza.

Il film si pone questa domanda: cosa significa essere transessuali in situazioni di reclusione? Si sofferma su uno spazio post-identitario: l'unione di due individui e il fatto che sia composto da un'unica, lunghissima ripresa fatta da due diverse telecamere riflette l'identità duale di Manning e Acker, che trova spazio anche nel monologo di Hayes. Questo intrecciarsi di personalità sembra aprire una nuova traiettoria nell'essere e nel vedere, traiettoria in cui idee di storytelling diverse e racconti orali possono trasformarsi in forme d'azione diretta.

Sicuramente, non si tratta solo della storicizzazione della legislazione, ma anche dell'urgenza di una riflessione collettiva a rendere Coming Out così opportuno e storicamente necessario. Morphine, di Derek Jarman, vuole ergersi a memoir della crisi di AIDS durante la quale gli omosessuali sono diventati il capro espiratorio dell'epidemia per la stampa. Il desiderio viene esplorato all'interno della pellicola Bear di Steve McQueen, datata 1993, in cui lo si vede fare wrestling completamente nudo, una meditazione del senso erotico che si snoda per l'intero film.

Sunil Gupta, India Gate

Ma come dovremmo re-immaginare queste storie, quando rivisitate in contesto artistico? Proprio come il suo soggetto e le comunità marginalizzate a cui fa riferimento, Coming Out vuole essere trasformativo nell'approccio, e sfida il modo in cui i curatori si servono delle istituzioni, riscrivendo narrative precedenti e mettendo in risalto quello che spesso è stato taciuto in passato.

Ma cosa causa tutto ciò? Tra il 2005 e il 2016 c'è stato un aumento del 73% nel numero di individui che richiedono cure per l'HIV in Gran Bretagna, secondo l'NHS [il sistema sanitario nazionale britannico, ndt]. Alien Sex Club di John Waters simula la spazialità di saune e locali gay, e al suo interno i visitatori sono invitati a farsi leggere i tarocchi da un personaggio chiamato Barbara Truvada. Le carte hanno un doppio obiettivo: da un lato, permetterci di immaginare una nuova identità e scopo generale; dall'altro, hanno un valore storico immenso, perché diventano un tentativo di creare un nuovo linguaggio narrativo visuale che re-immagini l'HIV e l'aumento di chi sceglie di curare questa patologia nell'ultimo decennio. L'esibizione si chiude proprio con Alien Sex Club, mentre ai visitatori viene ricordato di quanto il servizio sanitario sia precario.

Non fare la propria parte diventa apatia, e l'apatia può essere una conseguenza secondaria dell'inattenzione. Coming Out è una risposta attiva a tutto ciò, alla cancellazione delle comunità queer come alle attuali politiche d'austerità del governo inglese. Il 1972 è stato l'anno del primo Gay Pride di Londra. Parteciparono circa 700 persone. Questi numeri ci spingono a riflettere su quanto la società si sia evoluta, così come sull'importanza della solidarietà. La mostra della Walker Gallery ne è un esempio, perché vuole ricordarci che dobbiamo continuare a criticare e mettere in discussione la rappresentazione mainstream dell'essenza queer. Questa mostra prova come il gesto sia l'evento stesso. In un momento storico che richiede collaborazione e senso di comunità, poter re-immaginare settori diversi della società attraverso istituzioni, arte e dibattiti, è un'azione a cui arrivare anche con la celebrazione delle creazioni artistiche fatte da storie LGBTQ+, perché l'alleanza queer è una forma d'affinità.

Rosie Hasting and Hannah Quinlan, UK Gay Bar Directory
Tagged:
liverpool
queer
LGBTQ
recensione
mostra
arte queer
the walker
essenza queer
artisti lgbtq