Fotografía Daniel Jackson

il miglior libro di moda del 2017 è un'ode alla perfezione della t-shirt

Fatevi un giro negli archivi di Stüssy mentre il Fashion Director di i-D Alastair McKimm e il direttore creativo Ryan Willms ci mostrano un'esclusiva anteprima di 'An IDEA book about T-shirts by Stüssy'.

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ago 31 2017, 11:58am

Fotografía Daniel Jackson

Alastair McKimm e Ryan Willms sono cresciuti a 8.000 chilometri di distanza: il Fashion Director di i-D sulle coste dell'Irlanda del Nord, Willms, che lavora come direttore creativo per progetti speciali, sull'Isola di Vancouver. Nessuno dei due ha vissuto nei pressi di Laguna Beach, ma entrambi hanno sviluppato un'ossessione adolescenziale per Stüssy.

Nell'arco di quasi quattro decenni, il brand californiano ha dato vita a una tribù globale di surfer, skater, raver, fan di hip-hop, ed esseri umani da Tijuana a Taiwan. "La cosa più cool di questo brand è che è stato indossato da diverse subculture, in diverse parti del mondo, in momenti diversi. In California, Stüssy è skate e surf. A New York è più hip-hop. A Londra, è associata al clubbing e ai rave," spiega Willms. "Ha un significato diverso per le persone, a seconda delle loro coordinate geografiche e generazionali."

Fotografia Ryan Willms

Nel loro incredibile nuovo libro, i due esplorano l'eredità unica, interculturale e intercontinentale di Stüssy. E lo fanno concentrandosi esclusivamente sul capo più diffuso, democratico e d'impatto: la t-shirt.

Pubblicato dalla biblioteca del Dover Street Market, An IDEA book about T-Shirts by Stüssy è probabilmente una delle pubblicazioni di moda più interessanti dell'anno. Comprende una selezione di immagini prese dagli archivi Stüssy, dagli anni '80 a oggi. Si tratta di scatti dietro le quinte, campagne pubblicitarie degli inizi, grafiche disegnate a mano e magazine sparsi per gli uffici. All'interno è presente anche un'intervista con autorità contemporanee in fatto di t-shirt: Brendon Babenzien, Cali Thornhill-Dewitt e Venus X.

Fotografia Inez & Vinoodh

Questo basterebbe a renderlo un progetto unico. Ma l'aspetto più elettrizzante del lavoro di McKimm e Willms è la nuova interpretazione che hanno dato della storia di Stüssy. Mentre riesumavano vecchie immagini dagli archivi, i due hanno trovato anche una serie di magliette degli anni '80 e '90 e hanno chiesto a un gruppo di artisti di fotografarle.

Nella lista dei contributor del libro ci sono i migliori fotografi del mondo: Alasdair McLellan, Amy Troost, Ari Marcopoulos, Collier Schorr, Dan Martensen, Daniel Jackson, Glen Luchford, Inez and Vinoodh, Josh Olins, Mario Sorrenti, Terry Richardson e Willy Vanderperre. E tutti hanno creato creato immagini tanto innovative e varie quanto i loro lavori per i-D.

Fotografia Collier Schorr

E se tutto questo non fosse abbastanza (perché c'è di più, sul serio), Dover Street Market ha appena inaugurato una retrospettiva sulle t-shirt dopo l'uscita del libro il 25 agosto scorso. Otto t-shirt ritrovate negli archivi e presentate nel volume verranno re-interpretate e vendute nei vari punti vendita DSM; a questo si aggiunge l'annuncio di due nuove collaborazioni per il retailer più famoso d'Europa: oltre alle t-shirt d'archivio, Stüssy ha infatti creato una nuova edizione limitata in collaborazione con McKimm per celebrare il progetto editoriale. Inoltre, ci sarà anche una t-shirt speciale creata con IDEA che sarà in vendita online e nei punti vendita Stüssy.

A pochi giorni dal lancio, abbiamo incontrato McKimm e Willms per discutere dei loro primi ricordi legati a Stüssy e per farci svelare in esclusiva alcune immagini tratte dal libro. State già sudando? Cambiate t-shirt.

Fotografia Alasdair McLellan

Qual è stato il primo capo Stüssy che ricordate di aver avuto? Crescendo, che cosa rappresentava per voi questo brand?
AM: Stüssy sembra essere un brand con cui tutti, a livello globale, siamo cresciuti. Non è stato un brand americano, al contrario, è sempre stato molto internazionale. Quando ho condiviso le prime immagini di questa collaborazione su Instagram, tutti i miei amici mi hanno detto 'Oddio, non ci credo! Hai collaborato con Stüssy!' Alcuni mi hanno scritto dall'Australia, altri dal Giappone, altri da casa mia. Tutti indossavano Stüssy, non importa che moda seguissero in quel momento. Per me ha davvero rappresentato l'incontro tra il mondo dei surfer e quello degli skater, che è esattamente il tipo di subcultura di cui facevo parte io.
RW: Assolutamente. Sono cresciuto sulla costa ovest del Canada, lì Stüssy era meno popolare. Ma ho iniziato ad andare alle Hawaii con i miei genitori a dieci anni. Tutti i ragazzini vestivano Stüssy lì.
AM: Nell'Irlanda del Nord passavo le mie giornate surfando, quando non dovevo andare a scuola. Ricordo che negli anni '90 avevo una felpa con un personaggio stampato sul petto—un tipo con una piccola corona rotta. Diceva "Knowledge is King" (la conoscenza è il re). L'ho indossata fino a quando non cadeva praticamente a pezzi. Non ricordo neanche dove l'avessi trovata, probabilmente era un regalo, perché non avevo soldi miei in quel periodo. E la silhouette che abbiamo scelto per questa nuova edizione speciale è in parte basata su quella felpa, su quel personaggio incoronato. Inoltre, si ispira anche all'immagine di Natalie Westling che io e Willy [Vanderperre] abbiamo scattato per i-D. La modella indossa una maglia Stüssy, ma le braccia non sono infilate nelle maniche; noi abbiamo preso questa idea e ci abbiamo giocato su. La grafica finale sembra un accenno d'assenso per le collezioni Stüssy vecchia scuola, quelle degli anni '80.

Fotografia Dan Martensen

Ricorda anche un po' quella foto che Tyrone Lebon ha fatto in Giamaica , quella del bambino con la corona Stüssy. AM: Esattamente, ci siamo ispirati anche a quella foto. [La nuova grafica] prende tutti questi elementi e li unisce in modo nuovo. RW: È questo che rendeva Shawn [Stüssy] così incredibile. Prendeva idee ovunque—da Comme des Garcons, da altri brand per skater, dalle canzoni dei Talking Heads—e ci creava qualcosa di nuovo.

Credo che il vostro libro sottolinei con precisione questo aspetto. Come avete scelto i fotografi con cui volevate collaborare per i nuovi ritratti? e come avete scelto quali t-shirt d'archivio mandargli?
AM: Abbiamo scelto fotografi molto diversi tra loro perché volevamo unire voci diverse all'interno del libro. Sono tutte persone con cui abbiamo fantastici rapporti d'amicizia e di lavoro. Volevamo professionisti che potessimo chiamare al telefono per spiegare loro personalmente il nostro progetto. E dare carta bianca ai fotografi facilita il loro lavoro. Ho scelto le t-shirt che pensavo avrebbero funzionato meglio con l'estetica di ognuno di loro. Dopodiché potevano fare tutto ciò che gli pareva. L'unico parametro fisso era che il progetto finale doveva essere tra le due e le sei pagine. Quindi, per me e Ryan è stato più un lavoro di produzione che altro.

Fotografia Glen Luchford

C'è un risultato che ti ha particolarmente sorpreso?
AM: Tutti, in un certo senso. Hanno creato un'opera, ognuno facendo cose speciali e diverse tra loro. Willy [Vanderperre] ha scelto una natura morta. Mario [Sorrenti] ha fotografato Freja [Bea] con una classe unica. Sembra quasi un quadro. Dan Jackson ha fatto un'intera giornata di casting in cui ha fotografato centinaia di persone con la t-shirt Stüssy. Altri hanno fotografato mentre stavano lavorando ad altri progetti, oppure nel tempo libero. Si trattava di scegliere il loro soggetto preferito, oppure la cosa che preferiscono fare in assoluto. Inez and Vinoodh hanno ricreato un'immagine di dieci anni fa, in cui si vede il figlio con un amico a scuola. Amy ha fotografato Syd, il mio assistente, e la figlia di una nostra amica con la stessa t-shirt. Terry [Richardson] ha scattato a Woodstock, che è dove passa metà del suo tempo, praticamente. Ha fotografato Skinny sul water con la maglia Stüssy!
RW: Quando Glen ci ha mandato le prime immagini ho subito pensato 'Ok, funzionerà sicuramente.'

Fotografia Terry Richardson

Cosa mi dite invece della sezione d'archivio presente nel libro?
AM: È una selezione che userò per tutta la mia vita!
RW: Si tratta di vecchie campagne, vecchie foto, immagini che alcuni dei miei amici hanno fatto anni fa ma non sono mai state pubblicate. In ufficio abbiamo tutti questi scatti che ci mandavano dalle stamperie prima che tutto diventasse digitale. Sono disegni fatti a mano, sui margini ci sono istruzioni per la grafica e annotazioni. Emmy [Coats, PR Director di Stüssy che lavora per il brand dagli anni '80] ha trovato una fotografia 5x7 fatta dietro le quinte durante lo shooting di una delle prime campagne, era in una scatola da scarpe o qualcosa del genere. Abbiamo anche ripescato alcune immagini scattate da Terry nel 2001.
AM: È una sorta di capsula del tempo che analizza la storia del brand, ma da un nuovo punto di vista.
RW: Sono emozionato all'idea che chi lo sfoglierà vedrà questi nuovi editoriali. Ci sono collaboratori incredibili, un nuovo linguaggio figurativo. Quando poi si arriva alla sezione d'archivio, ci si perde letteralmente dentro. È come se fossero due libri in uno.
AM: Sono rimasto stupito dalla quantità d'immagini che non avevo mai visto. Anche quelle dei vecchi numeri di i-D, come Lee McQueen con una t-shirt Stüssy.

Fotografia Josh Olins

Anche la parte testuale è molto sostanziosa nel libro.
RW: Il primo saggio è stato scritto da Gary Warnett, un vero oracolo della moda. Quando Stüssy ha fatto uscire la collaborazione con Gore-Tex gli ho chiesto di scrivere un pezzo, e lui mi ha fatto avere 4.000 parole sulla storia di questo tessuto tecnico! Abbiamo anche inserito alcune interviste in cui si discute di t-shirt con chi ne ha fatto un uso insolito.
AM: Il modo in cui abbiamo messo insieme questo volume ricorda un po' una rivista medica. È davvero ricco d'informazioni.
RW: La t-shirt è il mezzo perfetto. Per l'arte, per la politica, per le subculture. Volevo parlare della t-shirt proprio in questo senso: della sua importanza, perché è il capo più democratico che ci sia.

Fotografia Ari Marcopoulos

Le t-shirt sono un modo per esprimere la propria personalità, per comunicare qualcosa senza neanche una parola. E il loro linguaggio è spesso d'impatto. Mentre venivo qui, ho visto un ragazzo con una maglietta che diceva "Fuck Love, I'm a Sucka For Success" (fanculo l'amore, io succhio per il successo). Allo stesso tempo, le t-shirt sanno anche essere delicate e personali: le presti a un amico, e con il tempo diventano più morbide. Al suo interno, questo libro cattura tutti questi diversi aspetti.
AM: Siamo così abituati alla t-shirt che ormai la consideriamo un luogo comune. Ma quando la osservi con attenzione, ci sono così tanti aspetti da analizzare. Ho una maglia di Stüssy nera che mettevo sempre, e più la indossavo, più ad Amy piaceva. Adesso è diventata grigia, gli abbiamo tagliato le maniche, ed è sua. Ci sono così tante foto di noi due mentre la indosso, e adesso è un capo completamente diverso.
RW: La prima volta che ho incontrato David di IDEA per parlare di questo progetto, mi ha detto che il brand oggi è di chi l'ha indossato nei passati decenni. E anche noi facciamo parte di questa categoria.
AM: Spesso e volentieri si abusa della parola tribù, ma Stüssy è davvero una tribù.
RW: La sua storia è così incredibile. Ha inventato un genere, e l'ha fatto con il capo più basic di sempre: una t-shirt.

Fotografia Mario Sorrenti
Fotografia Willy Vanderperre
Fotografia Amy Troost