Immagini su gentile concessione dell'ufficio stampa di Fondazione Prada

e quindi com'è la mostra di wes anderson e juman malouf a fondazione prada?

"Il Sarcofago di Spitzmaus e altri tesori" è finalmente arrivata in Italia. Ma cosa c'è da vedere? E di cosa diavolo parla?

di Carolina Davalli
|
23 settembre 2019, 12:52pm

Immagini su gentile concessione dell'ufficio stampa di Fondazione Prada

Se provaste a chiedere in giro tra amici e parenti quale sia il museo più cool che abbiano mai visitato, è molto poco probabile—oseremmo dire impossibile—che qualcuno vi risponderà con il nome di un Museo di Storia Naturale, a meno che non si tratti di un super nerd in fissa con ossa di dinosauro e cose del genere. Ed è altrettanto difficile che un creativo elenchi tra le sue fonti d'ispirazione un porta-cameo di velluto verde della prima metà dell'Ottocento. Le istituzioni museali più classiche, che espongono una massa di oggetti ordinati in modo asettico, racchiusi in teche spesso mal illuminate e accompagnate da targhette fredde e altisonanti, appaiono spesso poco interessanti e zero stimolanti.

Eppure, non è così che dovrebbe andare. I Musei di Storia Naturale e di Belle Arti, soprattutto quelli fondati nella seconda metà dell’Ottocento, hanno l’utopico obiettivo di conservare un’enciclopedia visiva della storia dell’umanità. Per quanto utopico, tuttavia, è l'intento documentaristico a rendere tale urgenza così attuale. Infatti, queste istituzioni ultracentenarie hanno collezioni così vaste che inevitabilmente finiscono per racchiudere in se stesse interi stralci di DNA della nostra umanità, oltre che grossi frammenti di un’identità comune che ha solo voglia di essere guardata, analizzata e fruita dalle persone più disparate, non solamente dagli addetti ai lavori.

Il Sarcofago di Spitzmaus e altri tesori - Fondazione Prada

Allora perché non sentiamo il bisogno di frequentare questi luoghi, anzi, ce ne guardiamo bene, preferendo andare a vedere una mostra di arte contemporanea messa su da una piccola galleria indipendente? Sicuramente esiste il fattore gusto, che è assolutamente svincolato da qualsiasi tipo di critica, ma quello a cui fanno esplicito riferimento la coppia Anderson-Malouf è il discorso sulla curatela. La loro mostra Il Sarcofago di Spitzmaus e altri tesori, appena aperta alla Fondazione Prada di Milano, ha come fulcro di interesse la messa in discussione delle sovrastrutture che governano le istituzioni museali e la manipolazione delle loro collezioni, in modo tale da dare una bella scossa a un sistema espositivo che sembra ormai essere antiquato e non più così efficace.

Il Sarcofago di Spitzmaus e altri tesori - Fondazione Prada

Wes Anderson e la compagna Juman Malouf nutrono infatti un amore spassionato per questa tipologia di musei, proprio per la presenza di oggetti lontani dalla nostra esperienza di arte, slegati da noi sia nel tempo che nello spazio. Secondo il regista e l’illustratrice, questi luoghi sono un vero e proprio ingigantimento delle famose Wunderkammer, le camere delle meraviglie cinquecentesche, che raccoglievano preziosità e stranezze da qualsiasi campo dello scibile e che erano atte allo stupire e allo stesso tempo istruire chi le visitava. I musei, dunque, diventano per la coppia dei veri e propri scrigni, zeppi di artefatti provenienti da altri mondi e proprio per questo dotati di qualità ultraterrene, magiche e metafisiche.

Il Sarcofago di Spitzmaus e altri tesori - Fondazione Prada

In definitiva, Il Sarcofago di Spitzmaus e altri tesori è proprio questo, un’enorme Wunderkammer progettata per contenere oltre 537 oggetti che datano dal 3000 a.C. al 2018, selezionati accuratamente da una donna e un uomo contemporanei e riposta in un luogo che non ha nulla dei palazzi Cinquecenteschi, bensì nella culla dell’arte contemporanea milanese, cioè Fondazione Prada. Questo è solo uno dei paradossi che compongono la struttura della mostra, che ha proprio come obiettivo quella di scardinare qualsiasi convenzione della curatela “tradizionale”. Con discrezione e un’attenzione maniacale, Anderson e Malouf sono riusciti a provocare dei veri e propri cortocircuiti nelle metodologie espositive, instaurando nuove relazioni tra gli oggetti in mostra, e tra gli spettatori e gli oggetti stessi.

Il Sarcofago di Spitzmaus e altri tesori - Fondazione Prada

Partendo dalla struttura della mostra, le “camere” sono costruite in modo tale da creare chiostri o antri connessi tra loro da corridoi e spazi più ampi, disegnando così una specie di pianta urbanistica in cui non esiste un inizio o una fine ben precisa. Inoltre, ogni muro di questa città presenta teche ripiene di oggetti di ogni fattura, alcune di esse a sfondo chiuso, altre progettate con uno sfondo di vetro, provocando una percezione di continuazione e trasparenza. Queste finestre sono infatti una tecnica efficace per esprimere il flusso che collega tra loro gli oggetti stessi, poiché Malouf e Anderson hanno intenzionalmente sdoganato qualsiasi gerarchia tra le sezioni della mostra, creando una narrazione esplicitamente visiva e dunque guidata esclusivamente dal movimento degli occhi. Questo movimento è facilitato dalla presenza di angoli, vetri e antri, ma anche dalle dimensioni stesse delle sezioni della mostra. Le differenze di altezza tra i “muri” di teche danno la possibilità di guardare anche oltre, di sbirciare sotto e attraverso.

Il Sarcofago di Spitzmaus e altri tesori - Fondazione Prada

Questa mostra è incentrata sul movimento, viene da dire a questo punto, perché gli spazi invitano lo spettatore a non camminare passivamente seguendo un percorso prestabilito, ma è al contrario libero di essere in balia delle tensioni create da questo tipo di curatela, entrando e uscendo dalle camere, vedendo attraverso, percorrendo perimetri, e addirittura guardando oltre ad essi. I curatori sembrano così suggerirci che siamo noi i padroni della mostra, dove possiamo lasciarci guidare dai nostri istinti e seguire associazioni di senso personali. Non esistono scritte introduttive, cartellini, targhette in nessuna parte della mostra, anche questa una tecnica per non distrarre lo spettatore, per non disturbare gli occhi dal proprio personale percorso: gli oggetti parlano da sé, non è essenziale una spiegazione tecnica (che comunque è fornita nell’opuscolo della mostra), ma al contrario basta la superficie visiva, la peculiarità e la curiosità emanata dell’oggetto stesso.

Posizionando gli oggetti attraverso connessioni libere, i curatori hanno dato sfogo a un flusso di coscienza, a scelte dettate dai cinque sensi, il tutto sottoposto una curatela maniacale e precisissima che è proprio ciò che rende la mostra così fluida e per niente clinica. Esiste un’emotività che scaturisce dall’intelligenza imposta a questa progettazione, dal criterio espositivo che fa sentire lo spettatore come se fosse al cospetto di una selezione fatta “di pancia” dalla coppia di artisti.

Il Sarcofago di Spitzmaus e altri tesori - Fondazione Prada

Il Sarcofago di Spitzmaus e altri tesori non è solo una mostra, è un lunghissimo ed emozionante viaggio nel tempo e nello spazio, oltre che un luogo di sperimentazione su tecniche espositive e museali. Un virtuosismo curatoriale. Eppure non si direbbe, data la facilità con cui si attraversa questa mostra. Servivano proprio il regista indie per eccellenza e un’illustratrice che sembra essere uscita direttamente dal Romanticismo per farci innamorare di quesi manufatti antichi, che tanto ci sembravano polverosi e spenti.

Il Sarcofago di Spitzmaus e altri tesori - Fondazione Prada
Il Sarcofago di Spitzmaus e altri tesori - Fondazione Prada
Il Sarcofago di Spitzmaus e altri tesori - Fondazione Prada
Il Sarcofago di Spitzmaus e altri tesori - Fondazione Prada
Il Sarcofago di Spitzmaus e altri tesori - Fondazione Prada
Il Sarcofago di Spitzmaus e altri tesori - Fondazione Prada
Il Sarcofago di Spitzmaus e altri tesori - Fondazione Prada
Il Sarcofago di Spitzmaus e altri tesori - Fondazione Prada

Per sapere tutto, ma davvero tutto su questa mostra, ti consigliamo di leggere anche questo articolo, scritto dopo l'opening della mostra a Vienna, nel novembre 2018:

La mostra Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori è visitabile dal 20 settembre 2019 al 13 gennaio 2020 presso Fondazione Prada, Milano. Trovi qui tutte le informazioni necessarie sulla mostra.

Crediti

Testo di Carolina Davalli
Immagini per gentile concessione dell'ufficio stampa di Fondazione Prada

Tagged:
Wes Anderson
Vienna
fondazione prada
mostre a milano
Juman Malouf
wunderkammer
il sarcofago di spitzmaus e altri tesori