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lgbtuesday: il gaydar

Con la rubrica LGBTuesday ci immergiamo nel mondo queer tra definizioni e clichés con l'aiuto delle irriverenti illustrazioni di A Queer Culture Illustrated Guide.

di Francesca Lazzarin
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12 aprile 2016, 11:15am

No, il Gaydar non è la nuova app per iPhone che vi indica il bar più vicino dove organizzano un karaoke con il completo repertorio di Cher. Il Gaydar è un po' come l'umiltà di Kanye West: tanti sono certi della sua esistenza, ma nessuno sino ad ora è mai riuscito a fornirne le prove. Per chi lo ignorasse, con Gaydar s'intende la presunta capacità di riconoscere l'orientamento sessuale di una persona grazie al puro intuito, quindi senza che essa lo palesi in alcun modo. Indovinare la sessualità della ragazza sul tram con il tatuaggio arcobaleno e Ruby Rose in topless come sfondo del cellulare, quindi, non vi rende proprio i guru dell'arte del Gaydar. Seppur molti sostengano che il radar degli omosessuali sia più efficace, non è una prerogativa del mondo queer. Quindi etero, continuate a leggere, così la prossima volta che al bar vedrete quel tipo particolarmente attraente e particolarmente ben vestito che vi lancia languide occhiate almeno saprete capire se sta dimostrando interesse nei vostri confronti o se ha semplicemente notato che i tacchi che state indossando fanno parte dell'ultima collezione di Louboutin.

C'è chi sostiene che il Gaydar non sia altro che un mito, l'esasperazione degli stereotipi, una pratica dannosa che non farebbe altro che dar adito a falsi miti e alimentare pregiudizi nei confronti degli omosessuali. I più audaci sono arrivati a definirlo un nemico per il raggiungimento dell'uguaglianza sociale. I maligni, invece, vogliono che sia una speranza travestita da sesto senso, una scusa per alimentare le classiche "cotte etero", mentre, secondo altri, il Gaydar non consiste in una semplice osservazione di caratteristiche oggettive e visibili, ma va ben oltre questo. A riguardo sono stati condotti diversi studi, volti a determinare se esista una sorta di facoltà innata che permetta di riconoscere le persone omosessuali senza poter contare sull'ausilio di determinanti quale il look, il modo di porsi, gli interessi, e così via. I risultati hanno portato gli studiosi a decretare che il Gaydar non può avere valenza scientifica, trattandosi di una pratica troppo arbitraria e fallace. Per gli scienziati, quindi, si tratta di una bufala colossale.

Tuttavia, che si basi su una serie di indizi oggettivamente osservabili o su basi scientifiche che vadano oltre al "indossa una maglietta del Monster Ball Tour di Lady Gaga", poco importa. Ciò che ci interessa è che, almeno qualche volta, funzioni. E noi, ben lontani dal volerci recare al locale gay di turno armati di kit del piccolo chimico per condurre degli esperimenti, abbiamo deciso di affidarci alla versione più semplice e immediata del Gaydar e, per farlo, abbiamo sfogliato la Queer Culture Illustrated Guide di Mariagloria Posani, che racchiude, in modo ironico, alcuni indizi che potrebbero aiutarci ad intuire i gusti sessuali di una persona. Ovviamente più delle caratteristiche indicate risultano applicabili all'oggetto del vostro interesse, più probabilità ci sono che questo sia gay. Poi, se avete trovato una persona che le ha tutte, ma proprio tutte, allora probabilmente avete incontrato Kristen Stewart. Il caso Kristen Stewart è stato uno degli esempi più eclatanti dell'efficenza del Gaydar dell'era di Tumblr. L'attrice è diventata un'icona lesbica ancor prima di definirsi tale, tanto che è stato persino fondato un neologismo per tutte le ragazze etero che non riuscivano a resistere al suo fascino trasandato e al suo volto dalla rara espressività: le krisbian. Ecco comparire infiniti blog nati per assolvere una sola missione: provare l'omosessualità di Kristen ad ogni costo. I primi di questi tripudi di foto rubate e flanella sono comparsi già nell'era di Twilight, quando Kristen era solita intrattenersi con vampiri luccicanti e lupi mannari che approfittavano di ogni occasione per togliersi la maglietta. Per anni il mondo di Tumblr (e non solo) ha atteso un coming out in pompa magna alla Ellen Page e questa speranza è rimasta viva anche dopo il leggendario "googlatemi, non mi sto nascondendo" con cui l'attrice avrebbe voluto mettere tutti a tacere. Un vero e proprio coming out non è mai arrivato, ma a dissipare ogni dubbio ci hanno pensato i paparazzi, rendendo pubbliche le foto dei baci con la cantante Soko. Una cosa è certa: ora che ormai la loro relazione è ufficiale, ci saranno un sacco di persone che chiuderanno i loro blog e si vedranno costrette a darsi al pollice verde o al découpage.

Ma ora veniamo al sodo e, ladies first, iniziamo con un breve viaggio negli archetipi saffici. Quando ci si trova di fronte a una ragazza che fa impazzire il Gaydar, la prima cosa da osservare è il suo modo di vestire: si sa che il tomboy look è sempre apprezzatissimo dalle lesbiche. La stessa Ruby Rose ci ha tenuto a rivendicare un primato, affermando di aver iniziato a vestirsi come Justin Bieber ancora prima che Justin Bieber fosse Justin Bieber. Ovviamente non si tratta di un dictum, e ora che anche il mondo della moda sta demolendo i confini di genere introducendo look sempre più androgini, la missione si fa sempre più ardua e il modo di vestire è diventato un indizio sempre più debole. Nonostante questo, la camicia in flanella rimane la bandiera di Saffo, tanto che basta farsi un giro su Tumblr per trovarsi di fronte a frasi ironiche come "non ho indossato una camicia di flanella per essere scambiata per etero." Apprezzatissimi inoltre sono i papillon che la zia di tutte le lesbiche, Ellen Degeneres, non esita a sfoggiare a ogni occasione di rilievo.
Riassumendo, la domanda cruciale che dovete porvi è: potrei scambiare questa ragazza con un ragazzino quindicenne? Se la riposta è affermativa allora c'è speranza.
Anche i gusti musicali sono dei fedeli alleati dell'arte del Gaydar. Brandie Carlile, Beth Ditto, Saint Vincent, Melissa Etheridge, Ani DiFranco, le Indigo Girls, sono solo alcuni nomi della classica colonna sonora del mondo di Saffo. Se tutte loro rappresentano un punto in favore del gay-factor, Tegan e Sara, però, equivalgono praticamente ad una certezza. Per chi non le conoscesse, Tegan e Sara sono due gemelle omozigote canadesi che ormai si occupano di musica da 15 anni, entrambe omosessuali e molto coinvolte nella lotta ai diritti della comunità LGBT. Ogni volta che mi viene descritta la loro unica data italiana dello scorso anno più che un concerto mi immagino un raduno di alpini per lesbiche.
Un luogo comune altamente diffuso poi, è che lo sport che le saffiste preferiscono sia il calcio. Niente pallavolo, danza o ginnastica artistica. Le lesbiche sono delle dure e non hanno paura di prendervi a calci. Calciatrice tatuata? Jackpot.
Dal mondo animale ci arriva una sola certezza: se il cane è il miglior amico dell'uomo, il gatto è il miglior amico delle lesbiche. Le zie lelle hanno, tendenzialmente, un amore innato per il mondo felino, a testimoniarlo ancora Tumblr e gli innumerevoli blog dedicati esclusivamente a foto di lesbiche e i loro amici animali. Sarà perché la figura del gatto nella letteratura viene da sempre associata alla femminilità? Sarà perché, quando poter vivere apertamente la propria omosessualità era più arduo, le lesbiche finivano sempre per essere le gattare zitelle del quartiere? Sarà un lascito della tradizione di Salem? Oppure sarà semplicemente perché i gatti sono adorabili?
Per concludere, impossibile non citare il diffusissimo trigono "lesbica, vegana e femminista." Per approfondire questo punto mi sono immersa nella lettura di diversi saggi che promettevano di spiegare questa particolare connessione. Nella maggioranza di essi si sosteneva che le lesbiche tendano ad essere vegane, animaliste e femministe perché naturalmente più sensibili nei confronti della lotta alla repressione dei più deboli. Senza volerci dilungare in studi sociali, vi consigliamo di armarvi di coraggio e andare a parlare alla ragazza che la scorsa settimana stava mangiando lo stufato di seitan al vostro ristorante di fiducia, soprattutto se indossava una maglietta con la stampa di Rosie la Rivettatrice.

Per quanto riguarda gli uomini, iniziamo comunicandovi che i gay non sono dei fan. I gay sono dei fedeli che venerano le loro dive almeno quanto Brosio fa con Gesù. I nomi più gettonati sono Lady Gaga, Cher, Madonna, Queen B, insomma, tutte celebrità con una discreta dose di sassiness e (spesso) uno stile di vita un po' sopra le righe. Diciamo che, in genere, tutto ciò che i gay non ammirano è la sobrietà. L'unico consiglio che vogliamo darvi, per la vostra incolumità, è di non mettervi mai tra un gay e la sua beniamina, anche se questo volesse dire cercare una motivazione nobile e artistica che giustifichi l'abito di carne cruda indossato da Lady Gaga ai VMA del 2010. Io, personalmente, tutto ciò che mi auguro nella vita è di trovare qualcuno che mi guardi con gli stessi occhi adoranti con i quali il mio amico guarda Beyoncé nel video di Formation.
Per quanto riguarda il look, ci sono tre parole d'ordine: borsetta (preferibilmente a tracolla), canottiere e maglie con lo scollo a V (se sono della American Apparel valgono doppio). Ovviamente, non è detto che se un ragazzo indossa una maglietta con lo scollo a V sia gay. Un ragazzo che indossa una maglia del genere POTREBBE essere gay, ma se gli sta bene, davvero bene, allora è quasi sicuramente gay. Anche qui vale la stessa regola: non tutti i ragazzi omosessuali condividono un gusto e un senso estetico impeccabili, ci sono anche quelli che sembrano essere caduti nell'armadio di Napoleon Dynamite.
La tradizione vuole che gli ambienti creativi rappresentino l'habitat naturale dei ragazzi gay. Diciamo che se siete dei giovani omosessuali in cerca d'amore, la mossa più saggia non è andarsi a fare un giro alla facoltà d'ingegneria meccatronica. Cercate piuttosto tra truccatori, ballerini, stilisti, attori, parrucchieri e artisti di ogni genere (oppure fatevi un giro da MAC Cosmetics). Questa tendenza potrebbe essere dettata da una maggiore sensibilità artistica da parte dei gay, oppure semplicemente essere ricondotta al fatto che, da sempre, gli ambienti artistici si sono rivelati essere i più liberali, una sorta di rifugio nel quale sembrava più semplice celebrare la propria diversità.
In conclusione, un altro fattore non trascurabile: barba e baffi. Un tempo, quando s'incontrava un ragazzo tatuato che sfoggiava una folta barba con nonchalance bohémienne si poteva essere quasi certi di trovarsi di fronte a un gay bear. Ora, però, la domanda d'obbligo è: gay o hipster? Chi lo sa, negli ultimi quindici anni la moda etero non ha esitato nel prendere spunto dalla subcultura omosessuale in fatto di stile. Nel dubbio provate a dire: "No smoking in bars, what's next? No fucking in bars?" Se il ragazzo in questione riconosce immediatamente che si tratta di una citazione dell'iconica Samantha Jones di Sex and the City probabilmente vivrete per sempre assieme, felici e contenti.

Vi ricordiamo che il Gaydar non ha valenza scientifica e che si tratta di un metodo con alto margine d'errore. Il fatto che una persona assolva tutte le precedenti caratteristiche non vi autorizza a zompare addosso alla prima bella ragazza che indossa una camicia in flanella o fare lo stesso con il vostro parrucchiere con la barba da hipster. Però, in ogni caso, fateci sapere come va.

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Crediti


Testo Francesca Lazzarin
Immagine di cover Mariagloria Posani