michael putland, il fotografo che ha immortalato la storia dei rolling stones

Euforia, emozioni adrenaliniche e brividi sulla pelle. Abbiamo avuto il piacere di incontrare l'autore di 'The Rolling Stones by Putland', il libro che racchiude trent’anni di attimi, quelli vissuti dai Rolling Stones.

di Marica Bartoli
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09 dicembre 2016, 11:10am

Foto Michael Putland

Michael Putland ha incrociato i Rolling Stones nel lontano 1963 e da quell'incontro si è creata un'alchimia tale da far nascere una collaborazione trentennale. In The Rolling Stones by Putland per la prima volta l'autore descrive le 200 fotografie racchiuse nel libro in prima persona, svelando retroscena e dettagli inediti di una delle band che ha scritto la storia del rock mondiale.

In occasione dell'anteprima e presentazione del libro di Putland, organizzato a Bologna dalla casa editrice LullaBit in collaborazione con la galleria ONO arte contemporanea, noi di i-D non abbiamo resistito e siamo andati a fare qualche domanda al fotografo.

The Rolling Stones by Putland è il libro che racconta la trentennale storia degli Stones. Come ci si sente a rivedere quegli scatti?
È stato bello preparare questo libro e inserire al suo interno le immagini più remote e dimenticate, sviluppate nella mia adorata camera oscura. Queste hanno riportato in me un sacco di ricordi meravigliosi. Ricordo di aver immortalato Mick Jagger mentre stava lasciando una festa a Pimlico, Londra nel 1965. Lui è stato il primo musicista che abbia mai fotografato all'età di 17anni.

Come è nato il sodalizio con i Rolling Stones?
Collaboravo con una pubblicista meravigliosa Annie, chiamata Ivil. Un giorno lei mi ha chiamato chiedendomi se avessi voluto accompagnare Mick in Galles, per guardare il Castello di Cardiff come possibile sede del suo tour. Questo era un provino per l'European Tour 1973. Sembra che abbia superato il test!

Fedele compagno di viaggio della band, qual è il ricordo più bello e la foto che meglio lo rappresenta?
L'ultima notte del tour di Berlino 1973 è stata uno spettacolo favoloso, dopo di che siamo andati ad una festa a dir poco selvaggia! Credo che la fotografia che riporta il ricordo più bello, riprende Mick e Bianca addormentati sul piano la mattina seguente. Che nottata, ho scattato la foto mentre soffrivo di uno dei peggiori postumi della mia vita, trattenendo il lato del piano e in qualche modo mettendolo a fuoco.

Che energia ha sentito durante i loro tour in giro per il mondo?
Essendo letteralmente sul palco, a loro portata di mano, a volte fotografando gli Stones sentivo l'energia pulsante proveniente dalla band e da parte del pubblico, è stato incredibile. Mi ricordo di Philadelphia, Stati Uniti d'America, 90.000 persone che rispondevano alla domanda di Mick "Tutto bene sul retro?" ... Incredibile!

Tuttavia è importante ricordare come in tutti i tour ci sia una quantità enorme di attese noiose. Una volta Charlie Watts esordì dicendo: "essere i Rolling Stones significa stare un paio d'ore sul palco e una vita in giro!"

Putland è passato alla storia come il fotografo ufficiale dei Rolling Stones. Il loro sangue pulsa nei suoi scatti. Come si sente?
È bello aver avuto per tanti anni un forte rapporto con gli Stones e ne sono lusingato, ma non sono stato l'unico a fotografarli. Molti altri grandi fotografi hanno collaborato con loro e fatto belle opere; spero che i miei scatti mostrino quanta più energia, perché racchiudono momenti adrenalinici e intimi provenienti dal palco e dal backstage.

Ci può raccontare qualche aneddoto di quegli anni?
La prima cosa che Keith mai mi abbia detto dietro le quinte nel suo camerino durante il tour nel 1973 è stata "mind my fucking guitar man!". L'ultima volta che l'ho visto, molto tempo fa, mi ha accolto come un vecchio amico nel backstage di un concerto di Stevie Wonder. Il suo calore è stato tremendo.

Crediti


Testo Marica Bartoli
Foto Michael Putland