la metrosessualità è morta, grazie a dio!

Il metrosexual è stato uno dei maggiori fenomeni degli anni 2000. Oggi dov'è finito?

di Anders Christian Madsen
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27 novembre 2014, 3:00pm

Come dev'essere facile essere un ragazzo della Generazione 2000. Nati alla fine della rivoluzione mascolina, cresciuti senza preoccupazioni del tipo: va bene se uso la crema idratante? Sono gay se mi voglio tingere i capelli? Sono gay se penso di essere gay? Prima di David Beckham, Jared Leto e Zac Efron, era una storia completamente diversa. I maschi in piena pubertà si mettevano il succo di limone sui capelli di nascosto, si sedevano al sole per diventare più biondi e andavano nel paese accanto, in incognito, per comprare del correttore per le imperfezioni della pelle. Ovviamente non il correttore femminile ma quello da farmacia, con il packaging più da farmaco che da make-up. Il prodotto era perlopiù lo stesso, ma non volevi portarti dietro quel peso sessualmente confuso che un prodotto Estée Lauder implicava.

La metrosessualità è stato l'orribile fenomeno che ha cambiato tutto questo. Orribile non come circostanza ma come termine, perché quando gli esperti pubblicitari lo diffusero nel mondo agli inizi degli anni 2000, diedero ai conformisti un altro termine per dire "gay". Improvvisamente - etero o meno - tutti gli uomini puliti, sbarbati e ben idratati del pianeta vennero soprannominati "metrosexual" piuttosto che checche, e i prodotti di bellezza per uomini diedero vita a un nuovo prototipo maschile da stereotipizzare. Invece che lasciar sviluppare la propria mascolinità, gli uomini vennero divisi in ulteriori categorie, tutte con una sfumatura di omosessualità. Dopotutto, perché mai un eterosessuale che si rispetti dovrebbe investire in prodotti di bellezza, sottoporsi a trattamenti per i capelli e farsi la manicure? Deve per forza essere in qualche modo un deviato sessuale e sociale. E le donne non migliorarono la situazione, con la concezione diffusa di "volere un uomo vero".

"Improvvisamente - etero o meno - tutti gli uomini puliti, sbarbati e ben idratati del pianeta vennero soprannominati "metro" piuttosto che checche, e i prodotti di bellezza per uomini diedero vita a un nuovo prototipo maschile da stereotipizzare."

La verità è che "metrosessualità" fu un termine reso popolare da una società che non riusciva a stare al passo con la propria rivoluzione di genere. Improvvisamente David Beckham, il calciatore tutto muscoli, indossa un sarong. La "pretty woman" Julia Roberts non si rasa le ascelle e l'omosessualità diventa la norma in prima serata grazie a Will & Grace, Buffy l'ammazzavampiri e Ellen DeGeneres. Le catene risposero rapidamente con linee di prodotti maschili per la pelle (perché non otterresti mai lo stesso risultato con un prodotto per donne, sciocchino!), e Jean Paul Gaultier lanciò addirittura Le Beau Male, la sua linea make-up per uomo. (C'erano solo prodotti per uomini dell'Europa meridionale o per lo meno caucasici molto abbronzati, ma se c'è una cosa che la rivoluzione mascolina ci ha insegnato è che bisogna fare piccoli passi alla volta). Per i cervelli ottusi del mondo mainstream, il vento del cambiamento erano troppo forte, e l'etichetta del metrosexual forniva loro una zona di comfort.

Per anni, il termine venne usato ogni giorno dalla maggior parte della società occidentale. Al giorno d'oggi, dopo esserci presi per mano nelle manifestazioni per la Prop8, dopo i racconti di affermazione personale di Glee, dopo le proteste anti-Putin, l'idea delle Pussy Riot e l'infinità di foto del bambino di Elton John e David Furnush, la metrosessualità sembra in qualche modo una reliquia di un periodo remoto. Per quello che era la metrosessualità ha fatto delle cose buone ai suoi tempi, ma la cosa migliore è stata diventare irrilevante. Perché quello di cui avevamo bisogno per cambiare il punto di vista della società sull'uomo, sulle sue tendenze sulla cura della pelle e sulla nostra accettazione, non era una linea di prodotti Clinique che nonostante il packaging nero non sembrasse renderli più maschili agli occhi di un uomo eterosessuale, ma di un cambiamento climatico sociale a livello globale. La necessità di un termine come metrosexual non svanì finché la maggior parte della società realizzò che gay non è un brutto termine al quale essere associati, nemmeno nel reparto cosmetici.

Quei ragazzi nati negli anni 2000, quelli che ora stanno diventando teenager, saranno la generazione più interessante da osservare. I giovani post-metrosexual sono i primi ad avere delle basi così forti per l'accettazione nell'esplorare la propria mascolinità liberamente, senza tutti i pregiudizi delle generazioni precedenti. Immaginate quanto sarà bella la loro pelle quando avranno 30 anni. E forse un giorno, quando saranno là seduti con i loro capelli mechati e le labbra idratate, un insegnante gli racconterà di quegli anni passati in cui gli uomini non compravano prodotti di bellezza per paura di essere associati ai gay. Pensateci la prossima volta che siete in coda per un idratante Lancôme.

Crediti


Testo Anders Christian Madsen
Foto di Piczo

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