Screenshot via @melanirikoudi e @wherearemyboness

chi è l'artista che ha creato il tuo prossimo filtro instagram preferito

Non ti è venuta voglia di immergere la faccia nella vaselina?

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17 gennaio 2019, 2:13pm

Screenshot via @melanirikoudi e @wherearemyboness

Boom. Succede così. In un attimo sei una star di Instagram. Anni fa ci sembrava surreale, ma nell’era digitale in cui viviamo è la prassi. L'ultima persona a cui è successo? Johanna Jaskowska. Fino a un paio di settimane fa, tra i suoi follower c’erano solo amici, parenti e qualche sconosciuto interessato al suo lavoro di artista. Oggi a seguirla sono in 160mila, e il numero continua a crescere a vista d’occhio. Tutti, ma proprio tutti vogliono ricoprirsi la faccia di vaselina virtuale e farla risplendere di glitter grazie agli effetti di luce creati dall’artista. Internet è letteralmente impazzito per questo effetto cyborg meraviglioso che si può creare con i filtri Beauty3000, Zoufriya e Blast. Finalmente, tolte orecchie da gatto, coniglio e cane, tra i filtri Instagram c’è qualcosa di più.

Johanna Jaskowska ora vive a Berlino, e l’abbiamo incontrata per parlare di narcisismo, cyborg e beauty, ma anche per chiederle qualche consiglio su come poter seguire il suo esempio.

Prima di tutto, la domanda che tutti si stanno facendo: come ti è venuta l’idea di questi tre filtri, che sono usati addirittura da @uglyworldwide?
L’elemento beauty ha un ruolo cruciale nei filtri di realtà aumentata. Ma con beauty non intendo per forza make-up. Io sono molto influenzata dalla fotografia, il cinema e l’estetica futurista. Se pensi alla fotografia, per esempio, è la luce perfetta che rende il modello o la modella ancora più belli. Con la realtà aumentata puoi ricreare quella luce artificialmente. Ed è proprio su questo che ho voluto giocare con i miei filtri. Tutto è iniziato quando ho fatto i primi esperimenti su Facebook e Instagram. Ho creato il mio primo filtro Instagram per la mia amica Zoufriya, che ama colorare gli occhi di nero nelle foto.

Ora che hai guadagnato tutti questi nuovi follower, senti la pressione di dover creare nuovi filtri, o comunque fare di più?
Per quanto riguarda il mio lavoro, non tanto. So che continuerò a fare le stesse cose che facevo prima, ma sicuramente il modo di comunicare sarà diverso. Vorrei ascoltare tutti, rispondere a tutti, ma non ce la faccio, richiede troppo tempo. Ci sono tantissime persone che mi contattano per lavorare con me. La cosa mi piace, ma prima devo capire cosa voglio fare davvero.


Perché pensi che questi tre filtri abbiano avuto così tanto successo?
Quasi tutti i filtri che vedi in giro ti trasformano la faccia in quella di un gatto. Oppure ci sono filtri beauty che ti fanno ciglia lunghissime e labbra rosso rubino. I miei filtri sono diversi. È solo un sottile strato sul viso che ti dà quell’effetto luminoso, iridescente. Perché, alla fine, a cosa servono i filtri? Servono agli utenti. E poi con i filtri puoi sperimentare con la luce, cosa che altrimenti possono fare solo i fotografi. Con i miei filtri, tu diventi la modella.

Hai già detto che per te gli utenti hanno un ruolo molto importante. Nella tua bio si legge "There's no filter without you", cioè "Non c’è filtro se non ci sei tu". Un messaggio molto chiaro, ma cosa c’è dietro?
Prima c’era scritto "Io non sono un robot", ma quando la gente ha iniziato a condividere i filtri, ho deciso che volevo trasmettere qualcosa in più con la mia bio. All’improvviso, in tantissimi mi scrivevano per farmi i complimenti, così volevo ringraziarli. I filtri sono solo filtri, ma sono le persone che li usano a portarli in vita. Io ho fornito lo strumento, ma loro possono usarlo da soli, per creare.

Cosa ci dice della società in cui viviamo il successo pazzesco dei filtri, prima su Snapchat e poi su Instagram?
Che la gente oggi vuole promuoversi, apparire bella e attraente, mostrarsi sotto la miglior luce possibile. Siamo narcisisti all'ennesima potenza, e possiamo interpretare questo fenomeno da diversi punti di vista: come un modo di presentare il proprio corpo, il proprio lavoro o il proprio senso dell’umorismo. Si può applicare a qualsiasi caratteristica personale. Non è per forza una cosa negativa, solo che a volte non è molto spontanea. Oggi gira molto questa teoria secondo la quale il tuo "vero" io è molto diverso dal tuo io "digitale", ma a volte penso che sia anche figo poter creare una propria personalità nel mondo virtuale.

È questo che ti affascina dei filtri?
Gli esperimenti sociali e l’osservazione del comportamento umano mi interessano molto. Mi piace creare cose, presentarle alle persone e vedere come reagiscono, come le usano. E poi analizzare il tutto. Per esempio, il modo in cui la gente usa i miei filtri. Il contesto sociale in cui mi muovo mi affascina. C’è sempre una buona dose di umorismo e critica sociale nel mio lavoro.

La cosa che più mi affascina è il potenziale che hanno i filtri. Potrebbero diventare una forma d’arte…
Assolutamente sì, ci sono infinite possibilità. Basta pensare al volto stesso: occhi, bocca, sorriso, espressione... Sono tutti elementi che possono essere usati per una funzione specifica. Ho già pensato di creare poster animati e vorrei sperimentare con il graphic design. Quando ridi, per esempio, la grafica potrebbe modificarsi, oppure se sbatti gli occhi, potrebbe cambiare colore. Voglio cambiare il modo in cui interagiamo con le cose che già esistono.

In questo modo i filtri ci danno un’ultima remota sensazione di anonimato, in un mondo in cui ci sono telecamere a circuito chiuso a ogni angolo…
Esatto, sono come maschere. E le maschere fanno parte della nostra cultura da tantissimo tempo. Prendi la cultura africana, per esempio, in cui le maschere si usano come forma di comunicazione. Internet ci permette di usare le maschere in modo nuovo.

Pensi che in futuro esisterà una specie di filtro facciale nella vita reale?
È possibile, ma dovremmo avere negli occhi un dispositivo che ci permetta di mettere quello strato di immagine digitale sugli altri. Pensa a Black Mirror, e a quell’episodio in cui puoi bloccare le persone, forse un giorno succederà davvero. Se dovessi vedere le persone intorno a me con delle maschere o della animazioni digitali sul viso, non so se mi piacerebbe ancora l’interazione. Ma potrebbe essere interessante per un esperimento, o una performance. La realtà aumentata potrebbe anche essere utilizzata nelle nostre città del futuro. Potremmo usare delle app di realtà aumentata che ci indichino la strada. Ma non so se la gente è davvero pronta a indossare degli occhiali bizzarri tutto il tempo.

Ma oggi tutti noi siamo metà cyborg con i nostri cellulari.
Adoro film come Bladerunner e Ghost in the Shell, e mi piacerebbe essere metà umano, metà robot. Avrei un chip nel braccio con cui apro le porte. Sarebbe utile, non dovrei più preoccuparmi di perdere le chiavi di casa.

Molte possibilità offerte dei filtri facciali sono ancora inesplorate. Possiamo provare anche noi, senza essere esperti?
Facebook ha sviluppato questo strumento pazzesco, Spark AR Studio. Se c’è qualcuno che vuole provare, scaricate questo software e seguite il gruppo Facebook Spark AR Creators. Più le persone si uniscono e contribuiscono, più il software migliora. All’interno della community si parla, si scambiano opinioni, supporto e idee. Al momento non sono tanti gli sviluppatori che hanno il permesso di lavorare con Instagram ufficialmente. Ma un giorno anche questo cambierà e tutti avranno la possibilità di caricare i propri filtri personali.

Ah, prima di dimenticarci: se vuoi anche tu postare un selfie con i filtri di Johanna, ti basta seguirla su Instagram, e magicamente appariranno nella sezione dedicata, insieme a quelli per diventare un Edith Piaf truccata malissimo o un affettuoso cagnolino.

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D Germania.