Fotografia di Sha Ribeiro

è appena nato un magazine, perimetro, per la fotografia contemporanea

Ci siamo fatti raccontare il nuovissimo progetto dietro Perimetro dal suo fondatore, Sebastiano Leddi.

di Gloria Maria Cappelletti
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14 novembre 2018, 10:52am

Fotografia di Sha Ribeiro

Si sente spesso dire che negli ultimi anni Milano è rinata, che qui c'è una scena creativa impossibile da trovare altrove in Italia. Un po' come se fosse the place to be per chiunque si interessi di cultura, arte, fotografia, moda e cinema. Nessuno però finora aveva mai provato a delineare i confini di questo fenomeno. Il Perimetro, appunto. Così nasce il progetto di Sebastiano Leddi, come un tentativo (riuscitissimo) di scattare un'istantanea dei talenti che rendono Milano così viva e in fermento negli ultimi anni. Per farlo, Sebastiano ha scelto di affidarsi allo "sguardo di alcuni tra i fotografi più talentuosi della nostra generazione", come si legge nel suo manifesto.

Lo abbiamo incontrato per farci raccontare direttamente da lui Perimetro, perché chi meglio del suo creatore può farlo?

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Fotografia di Alessandro Mitola

Chi sei e cosa fai?
Iniziamo con le domande difficili? Sono un giovane uomo o un vecchio ragazzo di 38 anni, a seconda dei punti di vista, sono papà di un ragazzetto di quasi 13 anni, e ho una società di consulenza con la quale lavoro tra l’agenzia di fotografi Multi e vari clienti in ambito eventi.

Come è nata l’idea di Perimetro?
Sono nato e cresciuto a Milano, la mia famiglia è qui da tre generazioni e mi sento un grande promotore della mia città. La gente che abita a Milano in qualche modo non la sente propria, ci sono tante persone di passaggio che ripetono continuamente che un giorno torneranno a casa loro. E’ una città che appartiene a tutti e nello stesso tempo a nessuno. Quello che ci manca alle volte è l’identità. L’idea di Perimetro è nata per questo motivo: vorrei raccontare Milano e il momento meraviglioso che sta vivendo, andando a comporre un documento storico che testimoni il nostro presente.

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Fotografia di Delfino Sisto Legnani

È stato fondamentale l’incontro con Alioscia Bisceglia?
Alioscia per me è una grande fonte di ispirazione e di confronto. È una persona che ha una visione estremamente chiara rispetto alla società, inclusa quella giovanile. Ho sempre pensato che la musica sia un’ottima chiave di lettura per interpretare i tempi che corrono. Lui è in grado di tradurre questi codici e sa descrivere maccanismi complessi con concetti molto semplici e facilmente comprensibili.

Come vi dividete i compiti? Chi fa cosa?
Sta con me nella cabina di pilotaggio, insieme capiamo dove stiamo andando. Inoltre ha una rubrica nella rivista di cui cura i contenuti che si chiama “Milano Double Standard” e che prende nome da una sua canzone. Io mi occupo di tenere le fila del progetto e di gestire il rapporto con i fotografi.

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Fotografia di Alessandro Vullo

Online e offline, ci racconti perché hai deciso di proporre Perimetro anche in versione cartacea?
Perimetro è sempre stato pensato come un magazine online, e il fatto che esista un estratto cartaceo è quasi una casualità. Qualche mese prima dell’estate, Sha Ribeiro, il fotografo che ha scattato la cover story del numero uno, mi ha presentato Corrado Musmeci, il giovanissimo Ceo di Fontegrafica, un’azienda leader internazionale nel mondo della stampa. Quando ho raccontato a Corrado di Perimetro mi ha subito fatto capire che sarebbe stato importante portarlo sulla carta. Come possiamo pensare di costruire qualcosa per i posteri rimanendo digitali?

In un contesto storico economico che ci vuole globalizzati perché tu sovverti il punto di vista e porti l’attenzione su Milano?
I motivi sono diversi. Innanzi tutto circoscrivere il perimetro della nostra indagine è stata una necessità anche pratico/logistica. In secondo luogo sentiamo di poter raccontare una cosa che conosciamo bene, con cui siamo in contatto quotidianamente e che possiamo in qualche modo arricchire culturalmente con il nostro contributo. Ci sono anche delle risposte “commerciali” a questa domanda visto che Milano è la casa di moltissimi brand e da qui parte la comunicazione che poi viene diramata nel resto d’Italia.

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Fotografia di Delfino Sisto Legnani

Con Perimetro ti interessa maggiormente indagare il territorio o le persone che lo abitano?
Sono due aspetti che convivono e che devono essere sviluppati contemporaneamente se vogliamo dare un senso di interezza al nostro racconto. Il territorio condiziona le abitudini delle persone, ma lo sviluppo urbanistico della città è il risultato della vita che ha generato. Ogni tanto penso a New York come una città che ha fatto della sua identità una ricchezza incredibile. Abbiamo un’idea molto definita di quella città, dei suo quartieri, dei suoi abitanti e di tutto quello che rappresenta. Il motivo è solo uno; New York è stata raccontata milioni di volte per mezzo della fotografia, del cinema, dell’arte, della letteratura e della musica. Questo ha fatto di New York la città che tutti conosciamo.

Hai incontrato moltissimi fotografi che vivono a Milano o hanno sviluppato progetti che parlano di questa città. Come scegli con chi collaborare?
Circa un anno fa ho iniziato la ricerca dei fotografi. Volevo capire cosa stesse succedendo a livello fotografico in città e cosa stessero scattando i fotografi spontaneamente. Ho iniziato a guardare gli instagram e i siti personali facendo un grande lavoro di mappatura. Sono arrivato ad archiviarne quasi 500. Tra questi ho individuato quelli da cui partire e ho iniziato a contattarli. La scelta dei fotografi dipende molto da un fattore che va altre la qualità del professionista o da una questione puramente estetica. Devono avere qualcosa da dire.

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Fotografia di Carlo Cozzoli

Chi sono i fotografi protagonisti del primo numero?
I fotografi del primo numero penso rappresentino bene la varietà di linguaggi che vogliamo toccare, per questo troverete linguaggi che vanno dal ritratto al fotodocumentario, dalla streetphotography all’architettura e al design. I primi contributors sono infatti : Alessandro Furchino Capria / Alessandro Mitola / Alessandro Vullo / Angelo Cirrincione / Carlo Cozzoli / Daniele Pisani / Delfino Sisto Legnani / Donald Gjoka / Hugo Weber / Lady Tarin / Sha Ribeiro.

Cosa manca in questa città che tu speri di colmare con Perimetro?
Sarà ambizioso ma a questa domanda mi viene voglia di risponderti che mi piacerebbe mettere in moto un movimento fotografico, qualcosa capace di riconnetterci alla città che possa generare una piccola rivoluzione a livello culturale.

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Fotografia di Lady Tarin

Cosa ami follemente e cosa non sopporti di Milano?
Di Milano amo le mie zone, i quartieri dove sono cresciuto, i posti che ricollego alla mia infanzia, alla mia famiglia, a i miei nonni. I giardini e le piazze frequente da adolescente con i miei amici. I luoghi in cui ho abitato da adulto. Cosa non sopporto? Quelle persone che vivono la città come una vacca da mungere, per ricollegarmi al discorso che facevo all’inizio.

La via di Milano che ti definisce di più è quella dove…. raccontaci un tuo ricordo indelebile.
Non ti so dire quale sia la via che mi definisce ma sicuramente un evento memorabile lo collego a Via Anzani, dove sono nato e cresciuto fino all’età di ventidue anni. Da ragazzino vivevo praticamente per la pallacanestro e seguivo l’Nba da vero fan... Michael Jordan, i Chicago Bulls etc. Bene, avevo circa 15 anni quando esattamente davanti a casa mia hanno aperto All Basket, il primo negozio rivenditore di articoli NBA in Italia: scarpe, t-shirt e tutto quell’abbigliamento di cui andavo matto, tutto lì, a venti metri dal portone del mio condominio.

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Crediti


Testo di Gloriamaria Cappelletti
Immagini su gentile concessione di Perimetro

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