Fotografia di Guen Fiore tratta dalla serie Summer Of Love

come parlare di consenso in una relazione bdsm

E perché questa comunità ha moltissimo da insegnare a tutti in materia di limiti e consenso.

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27 dicembre 2018, 2:28pm

Fotografia di Guen Fiore tratta dalla serie Summer Of Love

Virgin & Martyr si occupa di educazione sessuale, e lo fa su Instagram, principalmente. Dietro questo pseudonimo si cela un team composto da studenti di psicologia, medicina e altre tematiche inerenti il sesso. A seguito della morte di un sub della comunità kinky online, abbiamo chiesto loro come funzionano le cose in Italia quando sei in una relazione BDSM.

Nell’ultimo anno si è parlato sempre più spesso di consenso in riferimento alle relazioni personali e sessuali. In seguito a diversi episodi di cronaca che hanno poi portato alla nascita e diffusione di movimenti come #MeToo o la versione italiana #QuellaVoltaChe, non sono mancate riflessioni e un grande bisogno di chiarezza.

Diciamolo chiaro e tondo, subito: se non c’è consenso si parla di violenza sessuale.

La prima regola per coinvolgere qualcuno in atti sessuali sani e legali è il consenso informato, ovvero la possibilità di dire lucidamente sì a qualcosa senza essere o sentirsi costretti a farlo. Corollario di questa prima norma: un “sì” nel tempo può diventare un “no”, e acconsentire a una cosa non significa necessariamente accettarne un’altra.

Il concetto di consenso diventa ancora più importante nelle relazioni BDSM, in cui entrano in gioco dinamiche particolari che non possono essere affrontate senza un'attenta preparazione e una comunicazione continua. Un rapporto kinky di qualsiasi tipo ha bisogno di regole, chiarimenti e accordi preliminari che sanciscano il limite tra quello che è okay e quello che non lo è. Per questo motivo, la comunità BDSM ha una forte conoscenza dell'argomento consenso, che si basa su regole precise e da cui possiamo prendere tutti esempio per affrontare la questione con i nostri partner.

Ogni interazione BDSM deve essere basata su alcuni elementi imprescindibili: consenso, maggiore età, piena capacità di intendere e volere e assenza di lesioni guaribili in un tempo superiore ai 20 giorni. Non si tratta solo di imposizioni legate alla qualificazione dell’azione BDSM, ma anche di uno strumento di difesa in caso di incriminazioni. Prima di ogni “scena” (come si definisce l’attività che coinvolge diversi “giocatori” o player), i partecipanti devono poter esprimere e negoziare desideri, intenzioni e limiti. Qualsiasi gioco che non incorpori gli elementi sicuri, sani e consensuali (SSC) concordati, può essere un tentativo di abuso e, di conseguenza, risultare pericoloso.

Stabilire una o più safe word verbali e corporali è uno dei modi più semplici per tutelarsi, basta usarle per rallentare o interrompere il gioco. Si possono anche elencare i limiti “hard” (assolutamente no) e “soft” (sperimentabili con i dovuti se e ma). Più le relazioni sono complesse, più i sistemi per garantire tutela e consenso evolvono di conseguenza. Alcune, specialmente quelle in cui il rapporto tra sub e dom è 24/7, prevedono dettagliati contratti firmati da tutte le parti coinvolte.

La legge italiana non parla esplicitamente di BDSM, ma alcuni articoli sono utili per fare chiarezza sul modo in cui queste pratiche possono essere trattate in tribunale. Nel Codice Penale si parla di impossibilità di disporre del proprio corpo se comporta la diminuzione permanente della sua integrità o se sono coinvolti atti contrari alla legge, all’ordine pubblico e al buon costume. Questo significa che, per quanto il consenso sia fondamentale, ha anch’esso dei limiti.

In Italia non sono molti i casi in cui il BDSM sia finito di fronte ad un giudice. Alcuni ricorderanno la morte di una ragazza avvenuta nel 2011 durante una sessione di shibari: la Corte d’Appello di Roma ha confermato il reato di omicidio colposo. Dal un punto di vista giuridico, quando si tratta di SM la responsabilità di ogni azione è di chi la commette, senza possibilità di delegare a terzi.

Nonostante la percezione alterata che potrebbe derivare dai media, all’interno della comunità italiana questi casi sono isolati. Le community stesse rappresentano proprio quel tentativo di raggruppare e proteggere chi vuole esplorare sessualità alternative in maniera sicura, evitando il più possibile gli incidenti. E sebbene il mondo BDSM italiano non abbia molto spazio a livello mainstream, questo non significa che non sia vivo e partecipato. Così ci siamo chieste se gli scandali di violenze e abusi scoppiati in questi mesi avessero scosso anche chi ne fa parte, e se avessero in qualche modo riacceso la discussione sul consenso.

Una ragazza della community milanese che preferisce rimanere anonima ci racconta: “Durante un play party ho acconsentito a fare da rope model a una persona che conoscevo superficialmente e che mi aveva chiesto se potessi fargli fare un po' di pratica su di me, dato che era all'inizio. Ho accettato, ma durante la sessione di legatura ha provato a sfiorarmi le parti intime, spostandomi le mutandine. Nonostante fossi legata, ho detto gentilmente di togliere la mano. Non mi interessava assolutamente, ero disponibile per la pratica, non per giocare in maniera più spinta. Non ne ho parlato con nessuno perché non sono rimasta scottata, dato che ha smesso subito, si è scusato e abbiamo finito in tranquillità. Può succedere che si creino situazioni indesiderate, specie quando non si ha molta confidenza con il play partner; basta una sculacciata non richiesta per creare meccanismi di difesa e diffidenza nel gioco. Ogni persona ha un pensiero e una fragilità diversa, dunque affronta le questioni in maniera differente. La community di Milano è forte, strutturata, in grado di ascoltare le problematiche che possono nascere riguardo i possibili abusi o la presenza di situazioni rischiose. Sono sicura che sappia affrontare questi casi nella maniera corretta, quindi mi sentirei protetta.”

Ma il BDSM non è una realtà esistente solo a Milano, così abbiamo voluto affrontare l'argomento anche con Lou Kitsune, attiva da tempo nella community romana: “Sono contenta che si parli di consenso in modo più attivo e soprattutto creando un dibattito. La cosa che mi preme dire è che credo che ciò che accade nella comunità BDSM non sia nient’altro che uno specchio di quello che sta succedendo al di fuori."

E continua poi: "Assicurarsi il consenso è difficile, di base dovrebbe esserci la fiducia. Già il fatto che si chiami “gioco” dà da pensare sul fatto che tutto sia una simulazione volta ad accendere delle risposte emotive. Ci sono però dei risvolti di realtà, come può essere quello di percezione di un abuso. Mi è capitato alcune volte di sentirmi dire: 'Non sono riuscito a capire se questa cosa la stavo facendo bene perché ho visto una reazione di eccitazione, ad esempio dal respiro o dalla lubrificazione, e ho dedotto fosse un okay, ma se non lo era? Avrei dovuto chiederglielo?'. Tendenzialmente io direi di sì, si può interrompere e chiedere, ma non è sempre fisicamente possibile. Parlare di regole ferree è difficile perché dipende troppo dalle persone e dalle situazioni, per questo ci sono delle linee guida che sono un po’ la Bibbia del BDSM (come l’SSC), mentre tutto il resto è più o meno soggettivo.

In questo periodo nella comunità europea si sta riflettendo su come inserire la richiesta di un consenso esplicito all’interno di una scena. Ad esempio, come fare, nel momento in cui la mia partner ha i polsi legati ed è già nel mood, a dire 'ti va bene se faccio questo?' senza farlo diventare un ammosciamento, perché per alcuni fermare la cosa su due piedi potrebbe essere un’azione priva di sensualità. Quali sono le buone formule verbali, sia in inglese che nelle varie lingue europee? Io credo sia un argomento su cui tutti dobbiamo riflettere dal punto di vista linguistico.

È un po’ come quando nella sessualità vanilla, non BDSM, bisogna tirare fuori e indossare il preservativo. Molti dicono 'ah, io non lo chiedo, ti pare che là sul momento devo fermare la passione e dirgli di prendere un preservativo?'- È lo stesso nel BDSM. Si può strutturare all’interno, dobbiamo solo fare pratica. E dico dobbiamo perché faccio parte della comunità e credo che, in qualità di persona che ha più esperienza dei neofiti, sia giusto rifletterci in prima persona.

Su FetLife, una specie di Facebook per la comunità kinky, ci sono gruppi che trattano report o descrizioni di scene andate male a scopo informativo, con l’idea che s’impara dall’esperienza, anche altrui. Non si possono citare nomi, al massimo le iniziali, ma tanto più o meno ci si conosce tutti. C’è moltissima risonanza, specialmente per chi si qualifica come vittima sia di una violazione del consenso che di violenze sessuali o fisiche. Bisogna tenere in conto che siamo esseri umani e che gli errori possono accadere, per questo serve comunicare e confrontarsi.

Io e la mia insegnante facciamo parte dell’unica scuola italiana gestita da donne e trattiamo molto di consenso, negoziazione e limiti. Io nello specifico mi occupo di corde, un gioco tendenzialmente per due persone che - in quanto umane - possono avere paure, irrigidirsi o voler ritrattare. Imparare a comunicare in maniera sana ed efficace è una cosa utile non solo per qualsiasi persona, ma specialmente per chi compie giochi in situazioni potenzialmente spinose.

Quando si tratta di sesso, la “normalità” è una questione statistica che riguarda solo ciò che è più o meno diffuso. Ciò che in passato veniva chiamato “perversione”, oggi è classificato come parafilia, definibile “disturbo” solo se viene vissuta con disagio o in maniera problematica.

"Nei media si tende a stigmatizzare. Nonostante l’immaginario BDSM sia diventato mainstream, il giudizio esiste ancora. Se esplori la tua sessualità facendo BDSM e subisci un abuso - figurarsi se sei pure donna e bottom - nessuno ti ascolta o ti crede, tranne la comunità, perché anch’essa vive lo stigma. È necessario che aumenti l’informazione anche per eliminare lo stigma," aggiunge Lou.

Il grande valore del BDSM sta proprio nell’avere codificato le pratiche meno comuni, rendendole molto più sicure e soprattutto nell’avere introdotto una serie di leggi di comportamento che inevitabilmente sviluppano il legame emotivo fra partner, disinnescando tendenze pericolose. Che voi facciate parte della comunità BDSM o meno, che vi affascini o vi lasci indifferenti, poco importa: questo mondo ha molto da insegnare a tutti noi quando si tratta di limiti e consenso. Meglio prendere appunti.

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Crediti


Testo di Virgin & Martyr
Fotografia di Guen Fiore tratta dalla serie Summer Of Love