david o. russell ci parla del suo ultimo film girato con miuccia prada

Il regista di 'Il lato positivo - Silver Linings Playbook' debutta nel cinema di moda con Past Forward. Ci racconta com'è fare arte con Miuccia Prada e perché questo corto è rilevante dal punto di vista politico.

di Hannah Ongley
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18 novembre 2016, 4:20pm

Qualche video astratto del corto di David O. Russell creato in collaborazione con Miuccia Prada è stato già presentato durante la sfilata primavera/estate 17 del brand. La versione completa di Past Forward è stata invece divulgata ieri su Prada.com, risultando ancora più surreale ed emozionante del previsto. Il corto segue le vicende di 3 eroine glamour — Freida Pinto, Allison Williams e Kuoth Wiel — in 3 mondi paralleli. È al tempo stesso onirico e estremamente realistico. "Sono attratto da Hitchcock e dal suo modo di fare film, sentivo che è in linea con ciò che stiamo vivendo oggi," ha detto il regista nominato agli Oscar ad i-D. "Ora che è uscito, è interessante il fatto che la gente commenti, 'Pensavo che il tuo film parlasse delle esperienze e delle emozioni della vita,' mentre altri dicono 'pensavo che il tuo film fosse sulla deportazione.' Non l'ho mai visto così, ma ha una sua logica."

La collezione primavera/estate 17 di Prada è presente, anche se in modo sottile, in tutto il corto. Completi minimal anni '90 e trench, spogliati delle piume eccentriche apparse in passerella, non rubano però la scena alle emozioni e ai personaggi. O. Russell ha voluto approcciare il film come un progetto artistico che ha bisogno di essere vissuto piuttosto che interpretato. Abbiamo parlato con il regista dei suoi riferimenti ai classici del cinema e ai paesaggi futuristici inseriti nel contesto storico odierno.

Questo è il tuo primo grande progetto di moda. Cosa ti ha spinto a lavorare con Miuccia Prada?
Non è semplicemente una stilista: è un mecenate delle arti. Ha fondato un museo d'arte contemporanea, il che è veramente fantastico, e ha collaborato a progetti con altri registi: adora lavorare a opere d'arte in senso ampio. Abbiamo parlato di ciò che la intriga degli artisti contemporanei e io ne sono rimasto profondamente affascinato. Ciò che mi interessa sono il surrealismo, le emozioni di un film di Hitchcock e il coraggio di seguire il proprio istinto, che è ciò che fa il vero cinema. Si tratta di un'esperienza emotiva e visiva e, anche se non la si comprende a pieno, rimane comunque un qualcosa ricco di pathos.

Tutto questo sovrapporsi d'identità frammentarie, sentimenti e trame ha rappresentato una sfida per te o l'hai trovato liberatorio?
Si è trattato di una sorta di esperimento cinematografico. Lo trovo affascinante perché ogni volta che vedo i diversi attori rivivere lo stesso momento emotivo è diverso per me. Perché cambia tanto quando si guarda Freida Pinto o Kuoth Wiel o Allison Williams? Questo solleva delle domande interessanti sul concetto di identità, cultura e razza… Sembra quasi un film di Hitchcock, nel senso che contiene un elemento di amore e romanticismo, ma è ambientato in un mondo dove non si capisce mai bene cosa stia accadendo veramente. Non sai mai se tu sei al sicuro, se sei protetto o meno. Questo, a parer mio, è il modo in cui si esprime l'inconscio. Quando lo si guarda nel contesto odierno, si percepisce come ci si sente a venir trattati come dei sospetti, con tutte le implicazioni che questo ha per la propria sicurezza. Tutte le tre donne del film devono superare questo strano test, anche se il suo significato rimane in dubbio.

Certo, lo si può guardare come se si trattasse di un'esperienza reale, eppure questo mix di emozioni astratte ha un qualcosa di quasi fanciullesco, onirico. Ti rifai alla tua infanzia quando parli di sogni, emozioni e film?
Credo che i sogni siano un'esperienza puramente emotiva, come credo che lo possano essere anche i dipinti e le immagini. Ci sono scene di questo film che provengono direttamente dai sogni che facevo da bambino. Credo che l'arte, la miglior arte, sia istintiva. Ho trovato molto interessante e liberatorio concentrarmi sull'aspetto visivo lasciando completamente da parte i dialoghi. E credo anche che in questo film ci siano dei capitoli che sono universali, fatti di esperienze condivise globalmente.

Com'è lavorare con Nancy Collini, la costumista?
Voglio che in tutti i miei film ci sia eleganza e semplicità per quanto riguarda gli abiti. Adoro come, indipendentemente da ciò che un personaggio stia passando, indossare un completo mantenga sempre intatta una parvenza di dignità. Cè una scena dove un personaggio indossa un trench e io l'ho modellato per cercare di dargli un'aria più vissuta: avevo chiaro in mente come volevo fosse il risultato finale, non volevo che sembrasse troppo rigido, cercavo una maggiore naturalezza. Per me questo film ha il sapore di un film classico, il ricordo di un film, ed è speciale proprio per questa ragione. I grandi classici sono ricchi di emozioni che si sovrappongono a quelle della nostra vita reale.

Crediti


Testo Hannah Ongley
Immagini su gentile concessione di Prada

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