new genuary: vi presentiamo joost vandebrug

Anno nuovo, talenti nuovi. Per tutto il mese di Gennaio vi presentiamo i fotografi che definiranno il 2017. Scattano il mondo che li circonda, interpretandolo attraverso il prisma delle loro esperienze, ogni fotografo ha la sua storia da raccontare, e...

di i-D Staff
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12 gennaio 2017, 10:03am

Joost Vandebrug, 33

Raccontaci qualcosa di te e del posto in cui sei cresciuta.
Sono cresciuta nella provincia di Frisia nel nord dell'Olanda, in un paese che sfortunatamente non è grande abbastanza da essere una città e non è abbastanza piccolo per essere considerato un paesino di campagna. Mi tenevo occupata andando con lo skate e suonando in delle band punk. Quando ho compiuto 18 anni ho preso la patente e mi sono trasferita ad Amsterdam, dove lavoravo come assistente per il fotografo Erwin Olaf. Nel 2010 mi sono trasferita a Londra con mio marito.

Come sei entrata in contatto con la fotografia?
Mio padre è un fotografo. Avevo una camera oscura in casa e quando avevamo bisogno di fotografie per la band ero sempre la fotografa designata. Nello stesso periodo ho scoperto che con un pass da giornalista finto e una bella macchina fotografica puoi entrare gratis ai concerti e goderteli proprio da sotto il palco.

Cosa ti attira di questo medium?
La fotografia è cambiata così tanto in senso tecnico. Quando ero piccola mi divertivo a sperimentare con mio padre nella camera oscura, trovando nuove tecniche folli come quella che usava Anton Corbijn. Dovevamo ordinare tutto il materiale da Londra e per me questo era davvero esaltante. In un secondo momento mi sono appassionata a photoshop e alle tecniche digitali.

Sono felice di avere avuto questo tipo di esperienza con fotografia, ma alla fine non sono la tecnica e il medium in sé che mi spingono a scattare foto: è la narrativa.

È necessaria una laurea per intraprendere la carriera di fotografo?
Assolutamente no! Io ho abbandonato la scuola d'arte e ho iniziato a viaggiare. Credo che i viaggi siano la miglior scuola.

Chi o cosa t'ispira?
Come ho detto, i viaggi sono sempre fantastici. Bisogna uscire nel mondo reale.

Il momento più importante della tua carriera fino ad ora?
Scendere nei tunnel sotto le strade di Bucarest e incontrare Bruce Lee e i Lost Boys è stata un'esperienza fantastica. Mi hanno aperto le porte a un nuovo mondo. Ho pubblicato un libro sulle loro vite con Dust magazine e il prossimo anno uscirà il documentario che segue le vicende di Nicu (uno dei Lost Boys), quando viveva per la strada e nei tunnel con Bruce Lee, dal suo dodicesimo fino al diciottesimo compleanno.

Crediti


Foto Joost Vandebrug