Holly Childs e l’arte di trasformare il linguaggio web in narrativa

Il nuovo libro della scrittrice Australiana riconfigura il romanzo del 21° secolo in un mix entusiasmante di poesia, prosa e flusso di coscienza dei social media.

di Harry Burke
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11 dicembre 2014, 11:30pm

"La tecnologia sta facendo diventare il mondo piu' piccolo" e' il tipo di verita' lampante che sentiamo sempre piu' spesso dire in giro, ma in realta' questo non e' vero. Chiediamolo a Holly Childs, che ha vissuto per gli ultimi tre mesi a Londra, ma che ha volato piu' di 30 ore per raggiungerci, dalla sua nativa Melbourne, Australia. "Difficile capire come si sta dall'altra parte del PIANETA", ci risponde, quando le chiediamo cosa sia venuta a fare a Londra.

E' venuta per promuovere il lancio del suo nuovo libro Danklands, pubblicato da Arcadia Missa. E' uno dei romanzi piu' interessanti degli ultimi tempi. Danklands, che segue il racconto con cui ha debuttato No Limit, pubblicato all'inizio dell'anno da Hologram, e' ambientato a Melbourne Docklands, una nuova area in via di sviluppo vicino al Business District, che Holly dice "accomuna critici e progettisti perché entrambi amano odiare". Questa zona era una palude nel 19° secolo e si e' successivamente sviluppata in un area industriale nella citta' in veloce trasformazione. Negli anni 90' questa zona e' stata poi nuovamente abbandonata, diventando la sede di culture underground e della scena rave. Oggi e' diventata un quartiere per negozi ricchi e palazzi perbene.

Anche se ambientato in questa zona Danklands sfoggia un registro stilistico piuttosto classico, con una narrativa lineare ancorata ai luoghi descritti. A tratti pero' il testo oscilla tra una grammatica precisa e una improvvisa disintegrazione della punteggiatura e dello spelling, che come Childs osserva, fa diventare il testo visivo come se l'autrice ti stesse mandando un text.

Ci sono chiari riferimenti visivi, come ad esempio i video di Ryan Trecartin e Lizzie Fitch - che vengono infatti ringraziati ala fine del libro - e anche riferimenti a contenuti considerati ground zero, ovvero da tabula rasa, come ad esempio sesso, globalizzazione, pansessualismo e amore in senso allargato. Childs si presenta ai lettori immediatamente, generando un cortocircuito di fiducia.

Ha chiome di un giallo intenso (qualcuno dice di averla vista pochi giorni fa ed i capelli erano verdi, chissa cosa le sia successo) e indossa un giubbotto tutto scocciato di nastro 3M; lei e' esattamente come immaginiamo uno dei suoi personaggi, tipi molto colorati ma che in realta' ti rompono e fanno gli spavaldi. "Penso che ogni atto creativo subisca un passaggio da fiction a realta' nel processo di produzione. Un tutorial di make up e' fiction fino a quando non e' completamente registrato, uploadato e messo online. Nel mezzo del discorso ci racconta anche di amici e personaggi di Melbourne, come se venissero in superficie nel feed di uno dei suoi profili social. Childs in questo modo ci mette di fronte al passaggio da fiction a realta', di cui ci ha appena parlato, spezzando le differenze tra spirito creativo ed esperienza oggettiva.

Questo tipo di approccio e' quello che permette a Childs di sperimentare con il linguaggio ("altern8 real80 ov werld trade centre falling inward in2 each othr faling togetjrt in spiral form dubel helix due 2 each othrs vacuum (frm fire and falling, internal fire whirls) ... spiral ambient impact" - Danklands si muove cosi continuamente tra romanzo e poesia, in un moto oscillatorio perpetuo. Interessante capire che il libro stesso per Childs e' una sorta di esperimento tecnologico. Nella prefazione di Astrid Lorange leggiamo: "Danklands e' un indice il cui oggetto e' lo stesso libro di cui porta il titolo. … Childs immagina sia forma che contenuto (libro e poesia) nelle loro capacita' di allargarsi a: un libro come tecnologia, un campo aperto, un contesto sociale, un mp3 e anche meditazione: poesia come enfasi e studio di un linguaggio emergente".

Childs per l'occasione ha anche curato la mostra Quake II, tuttora esposta presso Arcadia Missa, che presenta opere di Marian Tubbs e André Piguet, artisti australiani basati a Melbourne. La mostra non e' pensata per illustrare il libro (anche se la copertina raffigura un lavoro di Tubbs) quanto piuttosto per espandere ad altri medium creativi i temi trattati nel libro. La mostra ed il libro possono comunque incrociare i propri contesti di riferimento, non devono per forza rimanere delle entita' singole. Un po' come se ci trovassimo di fronte a delle pagine del libro come se fossero opere dislocate nello spazio.

Seguendo questa logica il libro diventa la mostra e vice versa. Ma questo permette anche quel "diventare reale" che attraversa 11 zone temporali di chi viene dall'altra parte del mondo. Ci chiediamo come questo possa accadere, mentre Childs lancia un urlo "oh cool stanno mettendo likes, meno male pensavo fosse rotto" riferendosi ad una foto uploadata sul suo instagram. Ma non capiamo bene se si stia riferendo a gente sul suo smart phone oppure qualcuno li nei paraggi, tra finzione e realta'.

hollychilds.com

Crediti


Testo Harry Burke
Immagini courtesy Arcadia Missa e Marian Tubbs

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