un'artista indipendente accusa zara di plagio

Quando Tuesday Bassen ha scoperto che i design delle sue toppe erano stati copiati da Zara ha dato vita ad un vero e proprio movimento che ha lo scopo di battersi contro simili casi di plagio nella moda.

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28 luglio 2016, 9:31am

image via shoparttheft.com

L'industria della fast fashion e le imitazioni dei capi dell'alta moda sono due realtà profondamente interconnesse, nel bene e nel male. Anche se siamo tutti abituati a leggere articoli che parlano di aziende multimilionarie (come Acquazzurra che fa causa a Steve Madden per aver copiato il design dell sue scarpe), non ci capita spesso di leggere casi che coinvolgono giovani artisti le cui idee vengono rubate dai giganti delle industrie d'abbigliamento, un po' come in una lotta tra Davide e Golia. Nonostante non sia la prima volta che Zara è stata accusata di usare idee di altri senza permesso, la settimana scorsa è emerso che la compagnia si è appropriata di alcuni design di toppe di un'illustratrice indipendente che, avendolo scoperto, ha deciso di battersi per i propri diritti.

Tuesday Bassen è un'artista indipendente residente a LA che realizza illustrazioni originali per spille e toppe, e proprio la settimana scorsa ha scoperto che le sue idee sono state rubate dalla grande multinazionale spagnola, Zara. La giovane ragazza ha scritto su Instagram: "Sono stata zitta fino ad ora. Negli ultimi anni @zara ha copiato i miei design (grazie a tutti coloro che me l'hanno segnalato - siete stati davvero tanti). Il mio avvocato ha contattato la multinazionale, che ha risposto affermando che le mie accuse non sono fondate. Questo esclusivamente perchè io sono un'artista indipendente, mentre loro sono una delle corporazione d'abbigliamento maggiori del mondo. Evidentemente non sono abbastanza conosciuta perché questa ingiustizia abbia rilevanza. Fino ad ora ho già speso 2.000 dollari, soltanto per assumere un avvocato e mandare una lettera. È una situazione di merda e trovo deprimente spendere tutti questi soldi per difendere ciò che legalmente è di mia proprietà."

via @tuesdaybassen

Bassen ha postato questo messaggio allegando alcune immagini dei suoi design messi in confronto con quelli di Zara, che ha risposto affermando: "Respingiamo i vostri reclami per ragioni analoghe a quelle già fornite in precedenza. La mancanza di carattere distintivo nei disegni che si presume siano della sua cliente rende molto difficile stabilire che una parte significativa della popolazione ovunque nel mondo assocerebbe i disegni a Tuesday Bassen. "

Simile è ciò che è accaduto a Georgia Perry, un'altra artista che ha notato l'utilizzo di alcune versioni non autorizzate dei suoi lavori sul sito di Zara e in una mail ad i-D ha scritto: "Stanno praticamente dicendo che, essendo io un singolo individuo e loro un'azienda di respiro internazionale, nessuno verrà mai a sapere che i design sono stati rubati a me." Ecco che entra in gioco l'amico di Tuesday, Adam J. Kurtz. Anche le idee di Adam sono stati copiate, lui però ha trovato il lato positivo nella risposta di Zara alla mail dell'amica: "Francamente, sono contento che Zara abbia risposto alla lettera di Tuesday in modo tanto offensivo, perché ora il comportamento scorretto di Zara è innegabile e lo scandalo si sta diffondendo con una velocità strabiliante. Il fatto che poi siano venuti alla luce casi simili non fa altro che confermare la versione di Tuesday."

Da quando Bassen ha postato questa immagine su Instagram, Kurtz ha deciso di approfondire la vicenda e, tramite le sue ricerche, è arrivato alla conclusione che si tratta di un caso tutt'altro che isolato e che esiste un'intera comunità di artisti il quale lavoro è stato copiato senza alcun consenso. "Inizialmente Tuesday era a conoscenza di solo quattro toppe che Zara le aveva copiato," dice Kurtz, "Io ne ho trovate altre due, insieme ad altri lavori miei e dei miei amici. Ho controllato Zara e i suoi siti, concentrandomi sui capi d'abbigliamento che presentavano spille o toppe. Ci sono tantissimi lavori copiati sul loro sito, nessuno però è stato contattato per la stipulazione di un contratto di licenza." Afferma che il primo caso noto è stato Bershka, seguito da Zara, Pull & Bear e Stradivarius, ma insiste, "è impossibile riuscire a risalire a tutti i casi simili affidandoci solo a ciò che i fan hanno visto nei negozi e ciò che riusciamo a trovare online."

Bassen ha deciso di procedere legalmente contro Zara nonostante il costo finanziario a cui dovrà far fronte, Kurtz, invece, ha trovato un altro modo per smascherare queste scorrettezze, inventando un sito (shoparttheft.com), che cataloga i prodotti di Zara che apparentemente sono stati copiati mettendoli a confronto i design originali. Nel sito è anche possibile trovare i link che rimandano ai siti dove è possibile acquistare i prodotti originali. "Volevo fare qualcosa di utile," dice, " possiamo tutti mandare Zara a quel paese per questa settimana e poi dimenticarci completamente dell'accaduto, oppure possiamo sostenere le persone che sono state vittime dall'operato di questa multinazionale comprando direttamente i loro design. Purtroppo, sebbene molti lo stiano facendo, non tutti abbiamo le risorse per procedere per vie legali. Spero che mostrando quanto palese sia il fatto che hanno agito in modo scorretto, saranno costretti a scusarsi e ad arrivare ad un accordo."

For Perry, regardless of the legal outcome, this moment is a testament to the power of social media to create an even playing field. Platforms like Instagram and Tumblr have not only given young designers a place to showcase their work, but also a medium to voice their concerns and call out injustices, communicating directly with their fan bases. She says, "The people that follow and support our work have been mobilized, and there's been an outpouring of anger and disbelief - no one can fathom how blatant and systematic this plagiarism is (with over 17 artists now claiming their work has been stolen). If nothing else, I hope that the social media shit storm being aimed squarely at Zara makes them wake up and realize that there is no way they will ever get away with this kind of thing again." 

Secondo Perry, indipendentemente dall'esito legale, questa è la prova dell'utilità dei social media. Instagram e Tumblr non rappresentano solo una piattaforma gratuita dove i giovani artisti possono mostrare i loro lavori, ma anche un luogo in cui far valere la propria voce quando avvengono queste ingiustizie. Perry afferma: "Le persone che seguono e supportano il nostro lavoro si sono già mobilitate, mostrando rabbia e incredulità. Nessuno riesce ad accettare il modo palese e sistematico in cui vengono eseguiti questi plagi (si parla di più di 17 artisti). Spero che grazie a tutta la merda che sta venendo fuori grazie ai social media le aziende come Zara si rendano conto che non possono pensare di continuare a farla franca."

shoparttheft.com

Crediti


Testo Emily Kirkpatrick