cosa dicono le pubblicità, tolti gli slogan?

L'artista Hank Willis Thomas elimina slogan e brand dalle campagne pubblicitarie per farci vedere come il marketing influenzi il nostro modo di vedere la donna.

di i-D Team
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03 ottobre 2017, 1:20pm

House rules! 1957/2015

Tutti sanno che un'immagine vale più di mille parole, ma basta aggiungerne giusto un paio per poter traslare un messaggio a vostro piacimento. Affidandoci a un altro detto popolare, è anche vero che ne uccide più la lingua della spada, ed è quindi palese che chi sa giocare con le parole ha il potere di influenzare e dare forma al pensiero di chi, anche passivamente, si trova di fronte a tali parole.

Immagini da un lato, parole dall'altro, dunque. E una campagna pubblicitaria ha bisogno di entrambe per essere efficace e raggiungere l'obiettivo—ovvero trasmettere un messaggio preciso a chi guarda, che può essere comprami! oppure con me la tua vita sarebbe nettamente migliore!

Ma una volta tolto il testo ed eliminato il marchio, cosa rimane? Nella maggior parte dei casi, come dimostra il progetto artistico del creativo Hank Willis Thomas, ci si ritrova tra le mani nient'altro che stereotipi culturali, propinati a tutti noi potenziali consumatori in maniera neanche troppo subdola.

Sulla scia della sua precedente esibizione Unbranded: Reflections in Black by Corporate America 1968-2008, in cui l'artista ha privato 82 pubblicità dedicate al pubblico di colore (o che lo rappresentavano) di testo e logo, Hank Willis Thomas torna a riflettere sul vero messaggio trasmesso dalle campagne advertorial. Lo fa in un nuovo progetto, Unbranded: A Century of White Women 1915 -2015, in cui il focus non converge più sull'analisi visiva di un secolo di stereotipi razziali, concentrandosi invece su cent'anni di stereotipi legati al genere che il potere della pubblicità ha trasmesso, amplificato e validato attraverso il potere della pubblicità.

Eliminando tutto il testo, l'immagine pubblicitaria mette a nudo le donne rappresentate, metaforicamente e non. La figura femminile appare spesso fotografata in biancheria intima, in un caso addirittura contesa e strattonata da uomini completamente vestiti. In un'altra immagine, una donna si osserva attenta allo specchio e analizza la sua immagine, ma con un occhio nero. E come non ricordare quella pubblicità di sigarette che recitava "buttatele il fumo in faccia e vi seguirà ovunque." Ecco, quella era terribile anche senza togliere lo slogan.

Le pubblicità rendono i prodotti accattivanti vendendoci sogni, illusioni e piaceri proibiti. Ma privatele dello slogan, e il sottotesto diventa immediatamente cristallino, lampante. La "donna bianca" nel corso degli ultimi cento anni ci è stata presentata come innocente, pura e privilegiata, ma allo stesso tempo emarginata e vittima. E queste immagini ne sono la prova.

Can't claim all the credit, 1927/2015

Come out of the Bone Age, darling..., 1955/2015

The common enemy, 1941/2015

Chained to Perfection, 1965

Will not go dull and lifeless, 1953/2015

Only women can know how it feels, 1988/2015

Crediti


Immagini su gentile concessione della Jack Shainman Gallery di New York

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