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razzismo, amicizia e corea del nord: naomi campbell senza filtri riflette sulla sua carriera

"Sapevo cosa significava essere una donna di colore. Dovevi impegnarti, lottare di più. Dovevi essere il doppio più brava delle altre."

di i-D Staff
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23 marzo 2016, 10:54am

Ultimamente stiamo utilizzando spessissimo il termine icona, soprattutto perché siamo circondati da innumerevoli figure alle quali possiamo ispirarci. Ma se dovessimo porre un limite all'utilizzo di questa parola, sappiamo benissimo chi sarebbe degno di questo nome. Se c'è qualcuno che davvero incarna lo spirito di un'icona, soprattutto nel mondo della moda, è la Venere nera che è comparsa sulla copertina di i-D ben 11 volte: Naomi Campbell. La sua carriera sembra non soffrire mai di una battuta d'arresto. Dopo aver definito cosa significa essere una modella negli anni '80, continua a fare da mentore alle giovani modelle di colore e non smette di dire la sua sul razzismo nell'industria. Ha partecipato alla presentazione di Kanye West per la sua Yeezy Season 3 e, ci permettiamo di dirlo, ha rubato la scena a tutti. Se qualcuno ha aneddoti interessanti sul mondo della moda da raccontare, questa è lei.

Fortunatamente, Naomi ne è consapevole. Condividerà alcuni dei suoi racconti inediti nel libro a due volumi Naomi Campbell, che uscirà ad aprile. The Guardian ha avuto il privilegio di darci un'occhiata in esclusiva, rivelando i retroscena delle copertine, delle amicizie e dei photoshoot che hanno reso Naomi Campbell la Top Model che tutti conosciamo. Volete sapere perché non vediamo l'ora di avere il libro? Beh, continuate a leggere…

Sul video di Bob Marley a cui ha partecipato…
"Di tutti i video ai quali ho partecipato, quello di Bob Marley, Is This Love, è stato quello più emozionante. La mia famiglia amava il raggae. Avevo solo sette anni, non sapevo cosa significasse fare parte di un video del genere. Non realizzavo che Bob Marley sarebbe stato vicino a me, ad avvolgermi in una coperta. Era un uomo bellissimo, con una struttura ossea fantastica; era tranquillo e parlava con un tono di voce pacato e con un forte accento jamaicano, un accento che conoscevo bene."

Sulla volta in cui ha incontrato Azzedine Alaïa dopo che a Parigi le era stato rubato il portafogli…
"La modella Amanda Cazalet, che stava lavorando con me quel giorno, ha proposto che tornassi con lei. Prima aveva un fitting con un designer, perché non accompagnarla? È così che ho incontrato Azzedine Alaïa. Non sapevo chi fosse. Quando siamo andate a casa sua, ricordo di essere stata molto timida. Ho spiegato che ero appena arrivata dall'Inghilterra e che mi avevano rubato il portafogli. Lui è stato molto generoso e mi ha invitata a stare a casa sua invece di andare in hotel. Ha parlato con mia mamma al telefono in francese e il giorno dopo mi sono trasferita in casa sua sulla Rue du Parc-Royal…da quel momento in poi, ogni volta che mi trovavo a Parigi, stavo da lui."

Sull'essere una donna di colore…
"Agli inizi della mia carriera, a volte non venivo fatta sfilare a causa del colore della mia pelle. Non ho lasciato che questo mi buttasse a terra. Ho iniziato ad fare audizioni ed esibirmi da quando ero molto giovane, ho capito subito cosa volesse dire essere di colore. Dovevi impegnarti, lottare di più. Dovevi essere il doppio più brava delle altre."

Sulla sua amicizia con Linda Evangelista e Christy Turlington…
"Sono stata fortunata ad avere Linda e Christy al mio fianco, a sostenermi. Hanno detto a certi stilisti che se le volevano nelle sfilate, dovevano prendere anche me. Un sostegno mai visto prima. Eravamo davvero amiche e le persone ci avevano soprannominate "The Trinity", la trinità."

Sulla Corea del Nord…
"Spesso penso che avrei davvero voluto intervistare Kim Jong-il prima che morisse, anche solo per potergli chiedere perché ha deciso di isolare il proprio Paese dal resto del mondo."