ripercorriamo i migliori film di pedro almodóvar

In occasione del successo del suo ultimo film, Julieta, che ha segnato un ritorno all'universo femminocentrico del regista spagnolo, ripercorriamo 5 dei migliori film del visionario Almodóvar.

di Nick Levine
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25 agosto 2016, 10:57am

Donne sull'orlo di una crisi di nervi (1988)

Il sesto film di Almodóvar è stato il primo ad ottenere il successo internazionale. Donne sull'orlo di una crisi di nervi è diventato tanto famoso da essere stato adattato in musical a Broadway e al West End, ma la commedia nera di Almodóvar spicca soprattutto per il suo lato femminista. L'attrice per la TV Pepa (Carmen Maura) viene abbandonata senza spiegazioni dal suo amante Iván (Fernando Guillén), tuttavia la donna non demorde e decide di andare alla sua ricerca. Ciò la porta ad imbattersi nella moglie di Iván, Lucía (Julieta Serrano), suo figlio Carlos (Antonio Banderas) e la fidanzata snob del figlio Marisa (la musa di Almodóvar Rossy de Palma). Se contiamo che nel film possiamo assistere anche a una minaccia terroristica, alle vicende di uno psicoterapeuta ipocrita e un gazpacho guarnito con pillole per dormire, Donne sull'orlo di una crisi di nervi appare come un film decisamente trash, ma allo stesso tempo ricco di stile, grazie all'estetica vivace che contraddistingue Almodóvar. Il film, inoltre, sul finale nasconde un messaggio rivolto alle donne: anche le più fragili sono capaci di ritrovare la propria forza e farcela alla grande.

Tutto su mia madre (1999)

Forse il film più noto ed acclamato di Almodóvar, Tutto su mia madre è un film drammatico che affronta temi moderni come la lotta all'AIDS e la transessualità, con moltissimi riferimenti all'epoca d'oro di Hollywood: il titolo stesso è un inciso del classico con Bette Davis All About Eve. La storia racconta le vicende di una donna chiamata Manuela (Cecilia Roth) che si ricongiunge con il suo ex Lola (Toni Cantó), un sex worker trans, appena dopo la morte accidentale del loro figlio, morto in un incidente stradale. Come sempre nei film del regista, temi come la femminilità e l'amicizia tra donne assumono un ruolo centrale, e Manuela coltiva un'amicizia con un altro sex worker trans, Agrado (Antonia San Juan), e una dolcissima suora di nome Rosa (Penélope Cruz), che porta in grembo in segreto il figlio di Agrado. A volte i colpi di scena di Almodóvar potrebbero sembrare un po' trash, ma il regista dipinge i suoi personaggi in maniera così intima che Tutto su mia madre riesce a non scadere mai nel becero. In una scena memorabile in particolare, Agrado spiega in modo toccante perché è pronta a spendere un bel po' di soldi in chirurgia estetica: "Costa molto essere autentica, signora mia. E in questa cosa non si deve essere tirchi, perché una è più autentica, quanto più somiglia all'idea che ha sognato di se stessa." Amen. 

Parla con lei (2002)

Il sequel di Tutto su mia madre è un film decisamente più cupo e malinconico e racconta un'insolita amicizia tra due uomini incontratisi mentre si prendevano cura di due donne in coma. Benigno (Javier Cámara) è un infermiere ospedaliero che si occupa di Alicia (Leonor Watling), una bellissima ballerina che prima idolatrava da lontano, mentre Marco (Darío Grandinetti) è un giornalista che fa visita in ospedale alla fidanzata Lydia (Rosario Flores), la quale è rimasta gravemente ferita durante una corrida. Mentre le storie dei due personaggi vengono svelate grazie a dei flashback, Almodóvar ci invita a paragonare (e forse giudicare) l'ossessione di Benigno per Alicia all'amore di Marco per Lydia. Almodóvar è noto per saper rappresentare magistralmente le donne, ma in questo film mostra di saper esplorare l'universo maschile con la stessa sensibilità e profondità. Anche nella scena più provocatoria del film - forse una delle scene più forti dirette del regista - Almodóvar mostra compassione per Benigno, il quale commette un atto di violenza verso Alicia. Dulcis in fundo: le scene di ballo ispirate dall'iconica performer tedesca Pina Bausch (che si vede alla fine e all'inizio del film), le quali aggiungono quel tocco in più alla pellicola.

La mala educación  (2004)

In questo film cupo e controverso Almodóvar utilizza la tecnica metanarrativa della mise en abyme per raccontare la storia del talentuoso regista Enrique (Fele Martínez) e dell'aspirante attore Ángel (Gael García Bernal), un tempo amici d'infanzia nonché l'uno il primo amore dell'altro. Quando Ángel presenta a Enrique un corto che si basa sulla loro storia, persuadendolo ad interpretare il film, scivoliamo dentro ad un'altra storia, quella di due ragazzi che si innamorano mentre frequentano una scuola cattolica negli anni '60, prima che uno dei due venga molestato da un prete, Padre Manolo (Daniel Giménez Cacho). La mala educación è un altro capolavoro di Almodóvar, il quale utilizza questa narrazione su due livelli per esplorare temi come l'identità di genere, lo sviluppo e le devastanti conseguenze del perdere la fede. "Penso che iniziai a perdere la fede in questo momento. E se non ho fede, allora non credo in Dio né all'inferno. Se non credo nell'inferno, allora non ho paura," afferma il personaggio interpretato da Bernal in una delle scene più forti del film. "E senza paura sono capace di qualsiasi cosa."

Volver (2006)

Più di qualsiasi altro film di Almodóvar, Volver mostra il suo talento nel dirigere un team tutto al femminile. Quando è stato presentato al Festival di Cannes tutte le sei attrici del film hanno vinto la Palma d'Oro come Migliore Attrice. Volver, a metà tra commedia e dramma, racconta le vicende di una famiglia composta da donne forti, caritatevoli e problematiche che abitano nell'impervia regione della Mancia. In Volver ritroviamo la star Carmen Maura di Donne sull'orlo di una crisi di nervi dopo 18 anni di assenza, il cui personaggi qui celebra la forza d'animo delle donne. Nonostante questi personaggi si trovino ad affrontare tematiche come la morte, la malattia, l'abuso sessuale, la solitudine e il tradimento, si rialzano sempre, si fanno forza e vanno avanti. Dobbiamo aspettare Julieta per ritrovare un altro film con una presenza femminile così forte, il suo ultimo lungometraggio uscito nelle sale italiane lo scorso maggio. 

Crediti


Testo Nick Levine

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